
Nel villaggio di Pień, nella Polonia centro-settentrionale, gli archeologi hanno individuato una sepoltura del XVII secolo destinata a diventare uno dei casi più singolari del cimitero. La tomba, identificata col numero 75, apparteneva a una giovane donna e presentava una combinazione di oggetti che, secondo gli autori di un nuovo studio multidisciplinare, documenta pratiche rituali volte a proteggere i vivi da un possibile pericolo rappresentato dalla defunta. Si tratta di un probabile caso di presunto vampirismo o comunque paura dei non-morti.
Lo studio sulla tomba 75, pubblicato nel 2022 sul Journal of Archaeological Science: Reports, è stato condotto da un'équipe polacca, guidata da Dariusz Poliński dell'Istituto di Archeologia dell'Università Niccolò Copernico di Toruń. Il cimitero fa parte di un'area nella quale sono stati riconosciuti due distinti complessi funerari: uno medievale, databile tra il X e l'XI secolo, e uno postmedievale, del XVII secolo. Le indagini su questa ultima parte del complesso hanno restituito ben 101 tombe postmedievali. Fra queste, la 75 è senz'altro la più interessante.

La tomba 75 era poco profonda e presentava segni di un'alterazione successiva alla prima deposizione, come se qualcuno la avesse riaperta dopo la sepoltura. L'individuo deposto, a seguito di analisi osteologiche, del DNA, e degli isotopi, è risultato essere una giovane donna, alta circa 165 cm, deceduta tra i 17 e i 19 anni di età (non è stato possibile individuare le cause della morte), senza segni di malnutrizione, cresciuta nella zona ma con antenati recenti provenienti dalla Scandinavia.
Le analisi al radiocarbonio hanno stimato la sepoltura come avvenuta a metà del XVII secolo. Il corpo era deposto supino, coerentemente col rituale cristiano dell'epoca, ma la straordinarietà della deposizione sta negli oggetti ritrovati in associazione all'individuo. Sul collo era stata collocata una grande falce, con la lama rivolta verso la gola. Un lucchetto triangolare era invece appeso all'alluce del piede sinistro. Sepolture postmedievali con falci e lucchetti sono note nel record archeologico, ma fino ad adesso mai assieme. È proprio la particolare combinazione, insieme alla posizione dei due oggetti, a rendere il caso eccezionale: gli autori non avevano trovato nella letteratura archeologica pubblicata un'altra sepoltura con entrambe queste pratiche.

Il lucchetto non viene interpretato come un semplice oggetto funzionale. La sua presenza nel sepolcro rientra, secondo gli autori, in una tradizione simbolica e apotropaica. Il suo significato poteva essere quello di “chiudere” il rapporto tra vivi e morti o impedire alla persona defunta di nuocere ai viventi. L'analisi comparativa mostra che lucchetti nelle tombe sono documentati anche in contesti ebraici nella Polonia dell'epoca, ma gli autori escludono che il cimitero di Pień fosse ebraico: mancano infatti altri elementi caratteristici delle necropoli ebraiche e il contesto generale non lo sostiene, ritenendo più probabile si trattasse di un cimitero protestante. Il lucchetto deve quindi essere interpretato nel più ampio quadro delle pratiche funerarie dell'Europa centro-orientale post-medievale.
Ancora più esplicita appare la funzione della falce. La posizione sulla gola richiama pratiche destinate a impedire al morto di tornare o nuocere ai viventi. Gli archeologi ritengono inoltre possibile che la tomba sia stata riaperta dopo la deposizione originaria: la fossa presenta infatti irregolarità, strati rimaneggiati e alterazioni dell'assetto del corpo. La falce potrebbe essere stata aggiunta proprio durante questa seconda manipolazione, come ulteriore misura protettiva.

Il corredo funerario, oltre che l'assenza di segnali di malnutrizione (piuttosto rari nell'Europa Centrale dell'epoca) offrono infine indizi sul suo status sociale. Della veste funeraria sono sopravvissuti soltanto frammenti di seta e fili metallici, probabilmente appartenenti alla decorazione di un copricapo. Gli autori interpretano questo elemento come un elemento costoso e alla moda nel XVII secolo, compatibile con un elevato status sociale.
Il quadro che emerge è dunque complesso: una giovane donna probabilmente di elevato status, forse con una storia familiare non completamente locale, morta per cause ancora sconosciute e sepolta inizialmente secondo modalità relativamente ordinarie. In seguito, la tomba potrebbe essere stata riaperta e trasformata attraverso l'aggiunta della falce, mentre il lucchetto era già stato collocato sul piede. Per gli autori, entrambe le pratiche appartengono a un repertorio di comportamenti apotropaici o antidemoniaci documentati nell'Europa Centrale del XVII secolo, espressione della paura che alcuni morti potessero continuare a rappresentare una minaccia per i vivi.

La tomba 75 non dimostra quindi l'esistenza di un “vampiro” nel senso moderno del termine. Documenta piuttosto, con una combinazione di dati eccezionalmenti ben conservati provenienti dagli apporti di archeologia, antropologia, genetica e analisi isotopiche, il modo in cui una comunità del XVII secolo poteva reagire alla paura di un morto percepito come pericoloso.