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2 Marzo 2024
8:00

Scoperta l’origine anatomica del canto delle balene: lo studio

Grazie a una recente ricerca anatomica abbiamo compreso il meccanismo che consente alle laringi di balene, balenottere e megattere di produrre i loro vocalizzi subacquei.

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Scoperta l’origine anatomica del canto delle balene: lo studio
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Christopher Michel, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.

Il regno sottomarino ospita tantissime creature affascinanti, tra cui le balene: questi enormi mammiferi sono famosi per le loro melodie complesse e suggestive. Infatti catturano l'attenzione degli scienziati e dei curiosi per il loro misterioso canto. Recentemente, però, un team di ricercatori danesi, austriaci e giapponesi ha chiarito il meccanismo anatomico che consente il “canto” delle balene. I cetacei Misticeti, di cui fanno parte balene, balenottere e megattere, hanno sviluppato una laringe con una conformazione anatomica adatta a produrre suoni sott’acqua nelle profondità oceaniche.

I canti delle balene sono studiati da oltre 50 anni, ma non si sapeva nel dettaglio come questi mammiferi fossero in grado di produrre una vasta gamma di suoni e alcuni aspetti erano ancora ignoti. Grazie alla nuova ricerca sono stati descritti e modellizzati tutti i particolari anatomici e fisiologici della laringe di questi animali. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature.

I ricercatori sono riusciti ad estrarre la laringe da alcuni esemplari di tre specie di balene, balenottere e megattere spiaggiate lungo le coste danesi, le hanno esaminate e hanno ricostruito con sofisticate tecniche di modellizzazione 3D i loro modelli anatomici tridimensionali. Hanno individuato anche il "tragitto" preciso dell'aria nella laringe.

L'organo è strutturato in modo tale da riciclare l'aria e impedire l'inalazione d'acqua durante le vocalizzazioni. Una porzione della laringe presenta una struttura a forma di “U” a contatto con una sorta di cuscino di grasso; quando l'aria fuoriesce dai polmoni il sistema della laringe inizia a vibrare per emettere dei suoni. Gli scienziati hanno anche ricostruito al computer, un modello sonoro delle vocalizzazioni dimostrando che si tratta di segnali a bassa frequenza, al massimo di 300 Hz, in grado di propagarsi solo a media distanza.

Per confronto, consideriamo che la voce di una donna ha una frequenza massima di circa 250 Hz. Purtroppo questa frequenza coincide con quella emessa dalla maggior parte dei motori dei pescherecci e delle navi da trasporto che in tal modo interferiscono con i richiami fra i cetacei. Nel buio delle profondità oceaniche gli scambi sonori fra individui sono essenziali come guida per la caccia, gli spostamenti o il corteggiamento e quindi  le interferenze generate dai motori delle navi possono disorientare e alterare il comportamento di questi animali.

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