
Un team di ricercatori della NOAA Fisheries e della Smithsonian Institution ha da poco risolto uno dei misteri più discussi dell'oceanografia recente: il "golden orb", l'oggetto dorato e misterioso trovato in fondo al Golfo dell'Alaska tre anni fa, è il relitto di un anemone di mare abissale (Relicanthus daphneae), precisamente la cuticola lasciata sul fondale dall'animale prima di spostarsi o morire. Come riporta la NOAA, lo studio pubblicato come preprint (non è ancora stato sottoposto a revisione tra pari) su bioRxiv il 22 aprile 2026 chiude ufficialmente il caso con morfologia, genomica e analisi metagenomiche.
Era agosto 2023 quando la nave oceanografica Okeanos Explorer della NOAA conduceva la spedizione "Seascape Alaska 5" nel Golfo dell'Alaska. Il ROV Deep Discoverer scendeva a 3.250 metri di profondità quando le telecamere inquadrarono un oggetto dorato, a forma di cupola irregolare, attaccato a un masso basaltico. Inizialmente si ipotizzava potesse trattarsi di un uovo, una spugna o un biofilm microbico. L'oggetto venne raccolto per le analisi con un campionatore ad aspirazione e spedito alla Smithsonian Institution a Washington.
Il mistero della sfera dorata scoperta nell’oceano in Alaska
Il punto centrale dello studio era capire cosa fosse il golden orb. I ricercatori, dopo anni di analisi, hanno capito che si trattava di una cuticola abbandonata, ovvero lo strato esterno chitinoso che R. daphneae secerne alla base della parte con cui si attacca al substrato (disco pedale) e che lascia dietro di sé quando si sposta.
La cuticola è una struttura poco nota negli anemoni di mare. Come spiega lo studio, è ben documentata in alcune specie simbiotiche con i paguri eremiti, ma in R. daphneae non era mai stata descritta formalmente nella letteratura scientifica. La produzione di questa cuticola multistrato genera accumuli di materiale dorato sotto gli esemplari vivi. Sono state persino individuate vere e proprie scie lasciate sulle rocce, un dettaglio che suggerisce come il Relicanthus sia in grado di spostarsi attivamente sui fondali abissali, tracciando un percorso dorato al suo passaggio.

Per avere la conferma dell'identità i ricercatori hanno optato per il sequenziamento dell'intero genoma su cinque sottocampioni del golden orb e due di un secondo esemplare simile raccolto nel 2021 nel Pacifico centrale durante una spedizione dello Schmidt Ocean Institute.
Questa analisi ha prodotto dataset enormi e ha rivelato la presenza di DNA di Relicanthus come componente principale. Inoltre, l'analisi microscopica aveva già identificato la superficie dell'oggetto come fitta di spirocisti (un tipo di cnidocita, cellula urticante) caratteristico esclusivamente della classe Hexacorallia, ovvero il gruppo che include anemoni e coralli, con dimensioni medie di 73,95 µm di lunghezza, coerenti con quelle note per la specie.
Cos'è Relicanthus daphneae: l'anemone gigante degli abissi
Relicanthus daphneae è uno degli organismi marini più insoliti e meno conosciuti del pianeta. Appartiene al phylum Cnidaria – lo stesso di meduse, coralli e anemoni comuni – ma rappresenta un ramo evolutivo così distante da tutti gli altri che i tassonomisti gli hanno assegnato un genere, una famiglia e un sottordine propri.
R. daphneae ha un diametro del polipo di circa 30 centimetri, rendendolo tra i più grandi nell'intera classe Anthozoa. La colonna è liscia e cilindrica, di colore viola, rosa o rosso, e porta una corona fitta di tentacoli molto lunghi, sinuosi e affusolati che possono coprire completamente il disco orale e la bocca. Quando disturbato, l'animale può staccare i tentacoli attivamente per autotomia, grazie a piccoli muscoli alla base di ciascuno. Un animale contratto può diventare meno di un quarto delle dimensioni del polipo espanso. Come documentato dallo studio, gli individui tendono a posizionarsi sul lato superiore dei massi o esposto alla corrente, per poter distendere i lunghi tentacoli nel flusso e catturare prede.

La specie abita acque profonde tra 1.667 e 3.948 metri, con distribuzione globale documentata in punti sparsi dell'Atlantico, Pacifico, Oceano Indiano e Oceano Australe. Nonostante questa distribuzione apparentemente ampia, è rara da trovare e difficilissima da raccogliere integra per le sue dimensioni e i tentacoli che si danneggiano facilmente durante il recupero.
Il valore dell'esplorazione e della raccolta
Come conclude lo studio, la scoperta sarebbe stata impossibile senza la raccolta fisica del campione. Il solo video, per quanto ad alta definizione, non avrebbe permesso né l'analisi microscopica delle spirocisti né il sequenziamento genomico. Il golden orb era abbastanza strano e abbastanza misterioso da giustificare l'attenzione e la conservazione.

Come scrivono gli autori, il caso del golden orb «sottolinea la misura in cui la biodiversità e la biologia degli organismi della fauna abissale oscura rimangono irrisolte» e e quanto l'oceano profondo, che costituisce la maggior parte dello spazio abitabile sulla Terra, abbia ancora da rivelare.