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22 Luglio 2026
6:00

Scoperti 12 crateri giganti a 500m sul fondo del Tirreno settentrionale: lo studio sui mega-pockmark

Nel Mar Tirreno settentrionale sono stati individuati 12 mega-pockmark, enormi depressioni sottomarine larghe centinaia di metri, formate dalla fuoriuscita di metano. Un nuovo studio ricostruisce il ruolo di faglie, frane e correnti profonde nella loro origine e trasformazione.

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Scoperti 12 crateri giganti a 500m sul fondo del Tirreno settentrionale: lo studio sui mega-pockmark
crateri mar tirreno
Immagine generata con AI a scopo puramente illustrativo di un Mega–Pockmark.

Nel Mar Tirreno settentrionale sono stati individuati per la prima volta dodici mega-pockmark, enormi depressioni sottomarine distribuite lungo i versanti del Monte Etruschi e nelle aree circostanti. La scoperta è descritta in un recente studio coordinato da un gruppo di ricercatori della Sapienza Università di Roma e pubblicato sulla rivista scientifica Geomorphology. Immaginate di poter prosciugare questo tratto di mare: al posto dell’acqua vi trovereste davanti a uno scenario quasi fantascientifico, una distesa costellata da voragini profonde decine di metri e larghe quanto stadi di calcio. In geologia marina queste strutture si chiamano pockmark, letteralmente “segni di vaiolo”: sono cicatrici prodotte dalla fuoriuscita di gas e fluidi che, accumulandosi sotto il fondale, esercitano una pressione tale da attraversare e deformare gli strati di sedimento. Quando raggiungono dimensioni colossali, i geologi parlano appunto di mega-pockmark.

Come si sono formati i mega-pockmark nel Tirreno

Grazie a scansioni sonar ad altissima tecnologia (Multibeam), gli scienziati hanno mappato 12 mega-pockmark concentrati nel bacino tirrenico settentrionale. Questa è un'area soggetta a forti forze di estensione della crosta terrestre, dove spessi strati di sedimenti argillosi sigillano enormi riserve di gas metano in pressione. I crateri si concentrano lungo i fianchi del Monte Sottomarino Etruschi (Etruschi Seamount) e Cialdi,  imponenti strutture tettoniche sottomarine con pareti ripide e pendenze superiori a 10°.

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Mappa batimetrica dell'area di studio che mostra la morfologia del fondale marino e i pockmark mappati, indicati da poligoni azzurri. Fonte ScienceDirect

Questi crateri sottomarini non sono semplici scodelle simmetriche, ma presentano forme allungate e asimmetriche. Ciò è dovuto a un gioco di squadra tra tre forze: da un lato le faglie tettoniche, fratture profonde che funzionano come superstrade incanalando il gas  e spingendolo violentemente verso la superficie; dall'altro la LIW (Levantine Intermediate Water), ossia la corrente sottomarina dominante che scorre in profondità verso nord lambendo i fianchi del Monte Etruschi a velocità comprese tra 10 cm/s e 40 cm/s. Una volta che il gas erompe creando la voragine, la LIW erode il lato esposto al flusso. A rifinire l'opera intervengono collassi gravitativi e piccole frane sottomarine lungo i bordi instabili del cratere, che lasciano evidenti solchi di erosione e ne allungano la forma nella direzione della corrente.

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Caratterizzazione morfologica del mega–pockmark. Fonte ScienceDirect

Perché lo studio è importante

Questo fenomeno è strettamente legato al concetto di geohazard (rischio geologico). La fuoriuscita improvvisa di gas, infatti, può liquefare i sedimenti circostanti, innescando frane sottomarine in grado di generare tsunami localizzati. Inoltre, il metano è un potente gas serra: sebbene gran parte si dissolva in acqua, forti eruzioni possono rilasciarlo direttamente in atmosfera, accelerando il riscaldamento globale. Infine, c'è una minaccia tecnologica: i fondali del Tirreno sono attraversati da una fitta rete di infrastrutture critiche, come i cavi in fibra ottica che garantiscono le nostre connessioni internet e i gasdotti energetici. Un'eruzione di gas o una frana sottomarina proprio sotto una di queste linee potrebbe letteralmente isolare intere regioni o interrompere i flussi energetici. Studiare questi giganti silenziosi, quindi, non è solo geologia teorica, ma una necessità per proteggere la nostra società iper-connessa, come spiegato dal dott. Daniele Spatola, primo autore della ricerca presso l'Università La Sapienza di Roma:

Finora i mega-pockmark erano noti nei grandi bacini oceanici. Averne riconosciuti 12 sui seamount Etruschi e Cialdi dimostra che anche un bacino piccolo e semichiuso come il Tirreno può ospitare forme chilometriche generate dalla risalita dei fluidi lungo faglie e fratture. La scoperta amplia la conoscenza dei processi che influenzano la stabilità del fondale, soprattutto dove passano cavi e condotte sottomarine. I pockmark sono inoltre potenziali hotspot di biodiversità: per questo i sistemi di fuoriuscita di fluidi dovrebbero entrare nei quadri di valutazione della pericolosità geologica, dove sono ancora scarsamente considerati.

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