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Arriva il super tifone Bavi: minaccia la Cina dirigendosi verso Taiwan con raffiche fino a 290 km/h

Dopo il tifone Maysak in Cina e Vietnam, il super tifone Bavi travolge le Marianne a 290 km/h e punta su Taiwan e Cina con piogge alluvionali e venti estremi. Allerta alta tra Taiwan e Luzon.

7 Luglio 2026
14:02
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Arriva il super tifone Bavi: minaccia la Cina dirigendosi verso Taiwan con raffiche fino a 290 km/h
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Il tifone Bavi visto dal satellite – fonte windy

In questi giorni l'Oceano Pacifico si è trasformato in una vera e propria polveriera climatica, con una reazione a catena meteorologica che non ha lasciato al Sud-est asiatico e alle isole orientali tempo per respirare: prima il tifone Maysak, con quantità di pioggia impressionanti, e ora, ancora più potente, il super tifone Bavi, con venti che hanno toccato i 290 km/h.

Dopo aver attraversato il Mar Cinese Meridionale, il tifone Maysak ha colpito duramente l'isola di Hainan e il nord del Vietnam, per poi infilarsi nell'entroterra della Cina meridionale. Anche se ora si è indebolito, diventando una depressione tropicale, i danni che si è lasciato alle spalle sono spaventosi. Nella regione cinese del Guangxi, la città di Nanning ha registrato un dato pazzesco: ben 745,7 mm di pioggia caduti in appena 24 ore. Per capire la gravità della situazione, immaginate che una simile mole d'acqua ha fatto letteralmente cedere tre dighe, allagando interi villaggi a valle, provocando la morte di almeno due persone e costringendo all'evacuazione più di 50.000 abitanti. Ora l'oceano ha partorito una nuova minaccia, ancora più potente: il super tifone Bavi.

La furia di Bavi sulle isole Marianne e Guam: 500 mm di pioggia

Bavi è nato e cresciuto rapidamente, accumulando un'ingente quantità di energia, e si è abbattuto con violenza sulle Isole Marianne Settentrionali e su Guam, che sono territori sotto l'amministrazione statunitense nel cuore del Pacifico occidentale. Gli esperti lo hanno classificato fin da subito come l'equivalente di un uragano di Categoria 5, ovvero il massimo livello della scala di distruzione. Parliamo di venti che hanno toccato i 290 km/h.

Un vento del genere non si limita a far volare qualche tegola, ma è in grado di strappare i tetti dalle case come se fossero di carta, radere al suolo le strutture non rinforzate e sradicare alberi secolari. L'impatto peggiore si è registrato sull'isola di Rota, che è rimasta in totale isolamento: la rete elettrica è infatti andata completamente fuori uso e il crollo della torre telefonica principale ha azzerato qualsiasi tipo di comunicazione con l'esterno.

Ma l'arma segreta di questi giganti dell'aria non è solo il vento, bensì l'acqua. Bavi ha rovesciato dal cielo tra i 300 e i 500 millimetri di pioggia nel giro di 24 ore. Quando cade tanta acqua in un lasso di tempo così ristretto, il terreno non fa in tempo ad assorbirla e questa scorre in superficie, creando quelle che in gergo chiamiamo flash floods, ovvero inondazioni lampo, accompagnate da pericolosissime colate di fango e detriti che hanno sommerso le strade di Saipan e di tutto l'arcipelago. Infine,  l'effetto disastroso dello Storm Surge, che porta all'innalzamento del livello del mare.

Come fa a nascere un "mostro" del genere

La domanda sorge spontanea: come fa la natura a creare una forza così devastante? Dal punto di vista della fisica e della termodinamica, i tifoni (che, ricordiamolo, sono esattamente la stessa cosa degli uragani atlantici, cambia solo il nome in base alla zona geografica in cui si formano) funzionano come degli enormi motori termici. E qual è il carburante di questo motore? Il calore dell'acqua del mare.

Il sole scalda lo strato superficiale dell'oceano; l'acqua calda evapora velocemente e sale verso l'alto con grandissima intensità. Salendo, incontra l'aria più fredda dell'alta atmosfera e si condensa, formando le nuvole. Questo passaggio da vapore a liquido (la condensazione) rilascia una quantità gigantesca di calore latente, che è l'energia pura che alimenta la tempesta, facendo girare i venti sempre più velocemente. Normalmente, la stagione dei tifoni ha il suo picco tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, perché serve tutta l'estate per scaldare l'oceano. Il problema attuale è che, a causa del cambiamento climatico e del riscaldamento globale, le temperature dei mari sono elevate già all'inizio della stagione e i tifoni trovano il carburante necessario per trasformarsi in "Super Tifoni" distruttivi molto prima del previsto.

Ora che ha lasciato le Marianne alle sue spalle, dove sta andando Bavi? Al momento il super tifone sta viaggiando in mare aperto, muovendosi verso Ovest-Nord-Ovest. Muovendosi sopra acque che sono delle vere e proprie "autostrade di calore", la tempesta continuerà a mantenere intatta gran parte della sua potenza energetica nei prossimi giorni.

Dove andrà il tifone Bavi: traiettoria per i prossimi giorni

I modelli ci dicono che nei prossimi giorni il tifone non perderà un briciolo della sua potenza, continuando a viaggiare con la forza distruttiva di una Categoria 5 grazie alle acque caldissime del Pacifico. Bavi si avvicinerà in modo sempre più ravvicinato e pericoloso a Taiwan, dove è atteso proprio nel fine settimana, tra venerdì e sabato, portando venti ciclonici, mareggiate e piogge torrenziali.

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La traiettoria del tifone Bavi – JTWC chart

Subito dopo, l'occhio del ciclone si sposterà rapidamente verso le coste orientali della Cina per il suo definitivo landfall, cioè l'impatto sulla terraferma. Anche qui l'allerta è massima perché una forza del genere porterà inevitabilmente disastri sulle coste. Solo addentrandosi nell'entroterra Bavi inizierà pian piano a spegnersi, perché l'attrito con il terreno lo rallenterà e gli mancherà il carburante dell'acqua calda. Ma attenzione: anche se il vento calerà, il tifone morente scaricherà nell'entroterra una quantità di pioggia impressionante, con il rischio di pesanti alluvioni.

Il raggio d'azione di Bavi è in grado di influenzare il meteo a migliaia di chilometri di distanza. Anche se non subiranno un impatto diretto, Paesi come le Filippine o lo stesso Vietnam – già martoriato dai disastri di Maysak – verranno comunque colpiti da forti venti monsonici e piogge intense attivate da questo vortice. Insomma, la Terra ci sta mostrando in modo chiaro cosa succede quando immettiamo troppo calore nei nostri oceani.

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