
L’8 luglio si celebra la giornata internazionale del Mar Mediterraneo, un evento che richiama l’attenzione sulle problematiche ambientali che colpiscono questo bacino, tra cui l’intensa erosione costiera. Negli ultimi decenni l'erosione è stata accelerata dall’innalzamento del livello del mare e dagli eventi meteorologici estremi dovuti al riscaldamento globale, oltre che dall’urbanizzazione delle coste e dall’asportazione di sedimenti da parte dell’uomo. Molte spiagge sono già arretrate notevolmente e si prevede che entro il 2100 potrebbero essere sommersi fino a 40.000 km2 di coste affacciate sul Mediterraneo, l’equivalente di 5 milioni e mezzo di campi da calcio. In Italia, nell'arco di questo secolo rischia di scomparire fino al 45% delle spiagge.
L’evoluzione dell’erosione delle coste: fino a 40.000 km2
Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, tra il 2006 e il 2018 il livello del Mar Mediterraneo è cresciuto di 3,7 mm l’anno, più del doppio della media del secolo scorso. Questo aumento ha accelerato l’erosione costiera mettendo a rischio le coste del nostro mare, che si estendono per 46.000 km. In base agli studi compiuti nell’ambito del progetto SAVEMEDCOASTS-2 coordinato dall'INGV, si prevede che entro il 2100 potrebbero essere sommersi fino a 40.000 km2 di coste che si affacciano sul Mediterraneo.
Per quanto riguarda l’Italia, dagli anni Settanta a oggi l’erosione ha già consumato più di 40 milioni di metri quadrati di spiagge. Le coste italiane si sviluppano per una lunghezza complessiva di 3400 km, hanno un’estensione totale di circa 120 km2 e un’ampiezza media limitata a qualche decina di metri, che le rende particolarmente vulnerabili. Le proiezioni del sesto Rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) indicano che entro la fine del secolo lungo le coste italiane il livello del mare potrebbe aumentare di circa 60-70 cm.

In base al XVII Rapporto della Società Geografica Italiana, entro il 2100 rischia di scomparire fino al 45% delle spiagge italiane. Particolarmente colpite saranno le coste dell’Alto Adriatico, tratti del litorale tirrenico tra Toscana e Campania, le coste pugliesi del Gargano, le aree di Cagliari e Oristano in Sardegna, il Delta del Po e la Laguna di Venezia. Tra le spiagge più iconiche a rischio nel nostro Paese c'è quella di Porto Giunco, nella Sardegna sudorientale: qui l'erosione entro la fine del secolo potrebbe far arretrare la linea di costa anche di 100 m. Un recente studio ha evidenziato che la vulnerabilità delle nostre coste è particolarmente accentuata in corrispondenza della foce dei fiumi, dove attualmente arretrano anche di 10 metri all’anno. Le aree più a rischio erosione, oltre il Delta del Po, sono le foci del Serchio, dell’Arno e dell’Ombrone in Toscana e quella del Sinni in Basilicata.

Le cause dell’arretramento delle coste
L’aumento del livello del mare non è l’unico fattore che ha accentuato l’erosione costiera. A causa del cambiamento climatico le acque del Mediterraneo sono sempre più calde e la loro evaporazione sempre più intensa alimenta frequenti eventi meteorologici estremi. Questi eventi sono spesso accompagnati da mareggiate che possono causare inondazioni in grado di alterare la morfologia costiera. Inoltre, nell’ultimo secolo in gran parte del Mediterraneo il cambiamento climatico ha determinato una riduzione delle precipitazioni annue totali. Questo, insieme agli interventi umani quali il prelievo dei materiali dagli alvei e la costruzione di dighe, ha ridotto notevolmente la capacità dei fiumi di trasportare sedimenti fino alla costa. Di conseguenza, le spiagge sono poco alimentate e perciò più esposte all’erosione. A questi fattori si aggiunge l’urbanizzazione, che ha comportato la distruzione della vegetazione costiera e dei cordoni di dune che difendono le spiagge. Senza interventi adeguati in grado di favorire la ricostituzione delle spiagge, il loro arretramento provocherà danni sempre più gravi agli ecosistemi, oltre che a infrastrutture, edifici e turismo balneare.