
Un minuscolo polpo blu, grande quanto una pallina da golf, è stato raccolto a 1.773 metri di profondità vicino all'isola di Darwin, nelle Galápagos. Dopo dieci anni dal primo avvistamento, uno studio pubblicato su Zootaxa lo ha descritto ufficialmente come Microeledone galapagensis, una specie mai classificata prima. Per studiarlo senza usare tecniche invasive, i ricercatori hanno usato la microtomografia computerizzata, una sorta di "dissezione virtuale" che ha rivelato i suoi organi interni in 3D.
Sotto la superficie del Pacifico, dove la luce del sole non arriva e l'acqua sfiora i 2 °C, nel 2015 un robot sottomarino della nave da ricerca E/V Nautilus ha inquadrato qualcosa di inatteso sul fondale: un polpo tozzo, con braccia corte, di un blu che nessuno si aspettava a quella profondità. L'audio del ROV restituisce lo stupore del team: "È minuscolo!", "È blu!". Quel polpo, aspirato dal braccio meccanico del robot, è rimasto per un decennio un oggetto misterioso nei laboratori della Charles Darwin Research Station, fino a quando uno studio pubblicato nel maggio 2026 sulla rivista Zootaxa lo ha descritto ufficialmente: si chiama Microeledone galapagensis ed è una specie completamente nuova per la scienza. Si ipotizza che la sua colorazione anomala funga da meccanismo di adattamento per la vita alle grandi profondità oceaniche.
Le caratteristiche fisiche del polpo blu
L'unico esemplare raccolto è una femmina che misura appena 31,5 mm di lunghezza del mantello, con una larghezza di 28,7 mm. Significa che l'intero animale, braccia comprese, potrebbe stare comodamente nel palmo di una mano. Le braccia sono molto corte, meno di una volta e mezzo la lunghezza del mantello, e portano al massimo 33 ventose ciascuna, disposte in una singola fila.

Il Microeledone galapagensis presenta quello che i biologi chiamano contro-ombreggiatura inversa (reverse countershading): il dorso (la parte superiore) è quasi completamente privo di pigmento, bianco-trasparente, mentre la parte ventrale è di un viola-marrone molto scuro. Nella maggior parte degli animali marini, come gli squali bianchi, accade l'opposto (dorso scuro e ventre chiaro), perché questo schema aiuta a confondersi con il fondale visto dall'alto e con la luce vista dal basso. Per un animale che vive nell'oscurità quasi totale a 1.773 metri, la "regola" si ribalta e la pigmentazione interna densa sul lato ventrale potrebbe servire a mascherare la bioluminescenza delle prede ingerite, evitando che lo stomaco pieno diventi un faro per i predatori.
Come lo hanno studiato e la classificazione
Per descrivere una nuova specie di polpo bisogna esaminare bocca, becco, denti e organi interni, il che normalmente richiede una dissezione. Ma di questo polpo esiste un solo esemplare al mondo. Janet Voight, curatrice emerita degli invertebrati al Field Museum di Chicago e prima autrice dello studio, ha optato per la micro-CT (microtomografia computerizzata): migliaia di "fette" a raggi X ricomposte in un modello tridimensionale. Una dissezione virtuale con una risoluzione fino a 8,78 micrometri, sufficiente a rivelare il dente rachidiano a forma di falce, le ghiandole salivari, l'ovaio con 13 uova e persino i resti di foraminiferi nello stomaco — il tutto senza toccare il campione. "Non ho mai visto niente di simile", ha dichiarato Voight al Field Museum.

Il Microeledone galapagensis appartiene alla famiglia dei Megaleledonidae, che fino a oggi era definita come un gruppo di polpi "di grandi dimensioni, endemici dell'Oceano Australe". Un polpo piccolo, tropicale, raccolto all'equatore non poteva più stare in quella cornice. Gli autori hanno quindi proposto una diagnosi emendata della famiglia, eliminando i riferimenti alla taglia grande e alla distribuzione antartica per concentrarsi sui tratti morfologici condivisi: ventose in fila singola, braccia corte, testa e mantello larghi. È solo la seconda specie del genere Microeledone, dopo il M. mangoldi descritto nel 2004 da un singolo esemplare della Nuova Caledonia da cui si distingue soprattutto per la distribuzione del pigmento interno al mantello.
Per Voight, che studia i polpi da quarant'anni, è anche la prima specie descritta formalmente come prima autrice. Ha ricordato che questi polpi abissali sono animali che quasi nessuno ha mai potuto osservare. Come ha sottolineato Salome Buglass, biologa marina e co-autrice dello studio, scoperte come questa ci ricordano quanto dell'oceano profondo delle Galápagos resti inesplorato e perché proteggerlo conta.