
Il prossimo 5 agosto 2026, intorno alle 08:35 (ora italiana), un pezzo del razzo Falcon 9 di SpaceX potrebbe impattare sulla Luna. Secondo i calcoli degli esperti, il detrito spaziale dovrebbe colpire il nostro satellite vicino al cratere Einstein, in una zona illuminata dal Sole e situata verso il bordo occidentale del disco lunare. Falcon 9 era stato lanciato a gennaio 2025 dalla Florida con a bordo due lander lunari, il Blue Ghost dell'azienda Firefly Aerospace e il Resilience (missione Hakuto-R) della giapponese ispace.
Un team di 23 astronomi ha infatti realizzato uno studio (per ora in fase di preprint, cioè non ancora sottoposto a revisione da parte di altri esperti) con tutte le previsioni, invitando la comunità scientifica, i professionisti e gli appassionati a puntare gli strumenti verso la Luna per osservare l'evento.
Nulla di cui preoccuparsi, comunque: per la Terra non ci saranno pericoli. L'impatto, di cui sappiamo data e ora, permetterà però di studiare in tempo reale cosa succede subito dopo una collisione e di capire meglio gli eventuali rischi che la spazzatura spaziale comporta per il nostro satellite.
Il percorso del razzo Falcon 9 e le previsioni sul luogo dell'impatto
A individuare per primo questo detrito spaziale è stato l'astronomo indipendente Bill Gray. Il razzo Falcon 9 era stato lanciato nel gennaio 2025, con il compito di portare verso la Luna due lander: il Blue Ghost dell'azienda Firefly Aerospace e il Resilience (missione Hakuto-R) della giapponese ispace.
Dopo aver rilasciato il suo carico, lo stadio superiore del razzo avrebbe dovuto rientrare nell'atmosfera terrestre e disintegrarsi. La dinamica reale, però, non è andata così: il detrito spaziale è finito in un'orbita alta attorno alla Terra, a una distanza simile a quella della Luna, tanto da incrociarne il percorso.
Oggetti di questo tipo sono difficili da seguire dalla Terra, e la loro traiettoria è complicata da prevedere. Come spiega l'astronomo Gray, il movimento dell'oggetto spaziale è influenzato non solo dalla gravità, ma anche dalla pressione della radiazione solare, cioè la lievissima spinta esercitata dalla luce del Sole, una forza sottile che però modifica la rotta in modi difficili da calcolare con precisione.
Nonostante ciò, grazie al lavoro di tracciamento di Gray è stato possibile stimare che l'impatto avverrà appunto il 5 agosto verso le 06:35 UTC (le 08:35 in Italia), nei pressi del cratere Einstein (a 88° di longitudine ovest e 15° di latitudine nord), con la Luna all'ultimo quarto e illuminata per circa il 56%.
Quanto alle dimensioni, la massa esatta dell'oggetto non è nota, ma si stima che sia intorno alle 4 tonnellate (dando per scontato che tutto il propellente sia stato consumato), per un oggetto lungo circa 12 metri e largo 4. Colpirà la superficie a una velocità di circa 2,43 km/s (circa 8.750 km/h), liberando un'energia di circa 11,8 gigajoule, paragonabile a quella di circa tre tonnellate di TNT.
Perché vale la pena osservarlo (e come provarci con la propria strumentazione)
Il motivo per cui gli scienziati sono così interessati è che gli impatti artificiali sulla Luna sono rarissimi, ma proprio per questo utilissimi da studiare.
A differenza di un meteorite naturale, di cui non sappiamo praticamente nulla in anticipo, in questo caso conosciamo indicativamente massa, dimensioni, velocità e persino orario e luogo dell'impatto. Questo trasforma l'evento in un'opportunità durante cui studiare la fisica dei crateri e la propagazione delle onde sismiche sulla Luna.
In più, l'impatto servirà a testare un metodo per localizzare gli impatti in vista di futuri esperimenti sismici, oltre che a studiare più nel dettaglio la dinamica della polvere e del pennacchio di detriti sollevato dalla collisione.
Questo evento, poi, permetterà di valutare con più attenzione i rischi dei detriti spaziali incontrollati: con il rinnovato interesse per l'esplorazione lunare, gli impatti di oggetti artificiali sono destinati a diventare più frequenti e monitorare i detriti in orbita cislunare sarà fondamentale per evitare di ripetere sulla Luna la situazione (già fuori controllo) che viviamo attorno alla Terra.
Fino a oggi, tra l'altro, non è mai stato osservato un lampo da impatto (né naturale né artificiale) sul lato illuminato della Luna. E qui viene il bello, perché anche gli astrofili potrebbero riuscire a registrare l'evento.
Quando un corpo colpisce la superficie lunare, gran parte dell'energia cinetica scava il cratere, genera un piccolo "sisma" e scaglia detriti tutt'intorno, ma meno dell'1% si trasforma in un breve lampo di luce, che i telescopi terrestri possono cogliere.
Come riporta la British Astronomical Association, tentare l'osservazione serve un telescopio (occhio nudo e binocolo non bastano). L'ideale è uno strumento da 20 cm di apertura o più, con rapporti focali di f/6 o inferiori. Per la ripresa, invece, serve una camera ad alta cadenza (idealmente almeno 20 fotogrammi al secondo, perché il lampo dura meno di un secondo).
Va detto, però, che la luminosità del lampo è incertissima, con stime che vanno da una magnitudine +3 (relativamente brillante) a un valore così debole da risultare invisibile anche ai grandi telescopi. Insomma, è possibile che non si riesca a registrare nulla. Vale però la pena provare, anche solo per annotare orario e posizione, che sono comunque dati utili.