
Se vi trovate vicino a un grande cespuglio fiorito all'imbrunire, potrà capitarvi di avvistare un piccola figura che vola stazionaria a mezz'aria accanto ai fiori, per poi sfrecciare rapidamente via. È la Sfinge del galio (Macroglossum stellatarum) una falena della famiglia degli Sfingidi presente anche in Italia e che è chiamata anche Falena colibrì per la sua straordinaria somiglianza con questi uccelli. A prima vista i due animali si assomigliano molto sia per dimensioni che per comportamento, il che porta alcune persone a pensare di aver avvistato proprio un colibrì. Tuttavia, questi uccelli sono originari delle fasce tropicali e subtropicali dei continenti Americani e non sono presenti sul suolo italiano: a meno di aver incontrato qualche esemplare tenuto in cattività e scappato dalla gabbia, è quindi impossibile trovarne uno.
Cos'è la Sfinge del galio, dove si trova e cosa mangia
La Sfinge del galio fa parte della famiglia degli Sfingidi, dei lepidotteri di dimensioni medio grandi dal tipico corpo tozzo e ali lanceolate – la più nota tra queste è la Sfinge testa di morto (Acherontia atropos) famosa per il disegno sul suo torace che ricorda la forma di un teschio umano. La maggior parte degli sfingidi ha abitudini notturne ma la Sfinge del galio fa eccezione: è attiva soprattutto durante le ore diurne e al crepuscolo, dove può essere facilmente avvistata in prossimità di siepi, giardini e margini di boschi. È lunga 25-28 mm con una apertura alare di circa 50 mm, colore grigio spento ma con delle ali posteriori di un arancione ben visibile. Possiede ciuffi biancastri a forma di "coda" e una macchia scura al centro dell'occhio composito, che assomiglia a una pupilla del bulbo oculare di un vertebrato: due elementi che contribuiscono alla confusione di chi la scambia per un piccolo uccello.

Il nome comune "sfinge del galio" deriva dalla pianta pianta di galio (genere Galium), prediletta durante lo stadio larvale dai suoi bruchi, riconoscibili per due bande verdi e degli ocelli scuri sui lati del corpo. Gli adulti si nutrono invece del nettare di fiori dal calice molto lungo e sottile, come valeriana, verbena, gelsomino e primula. In queste piante il nettare è molto difficile da raggiungere per la maggior parte degli insetti, troppo grandi per potersi infilare nello stretto calice, ma la Sfinge colibrì ci riesce grazie alla sua proboscide (detta spirotromba), lunga quanto il suo corpo e adattata proprio a questo scopo. In questo modo, la Sfinge non entra in competizione con altri insetti per le stesse risorse e funge da fondamentale impollinatore per moltissime piante che non riuscirebbero a propagare il loro polline altrimenti.
La Macroglossum stellatarum non punge e assomiglia a un colibrì: il volo
La Sfinge del galio è abitudinaria, e tende a tornare sullo stesso cespuglio di fiori nei giorni successivi, mentre di notte riposa in anfratti di alberi ed edifici. Come tutti i lepidotteri, non può pungere e la sua proboscide è innocua ed è usata come una cannuccia ripiegabile. Passa da un fiore all'altro dello stesso cespuglio con movimenti improvvisi volando in maniera stazionaria: come per i colibrì più piccoli può sbattere le ali a una frequenza di circa 70-80 volte al secondo (come misurato da uno studio della Lund University). Se vuole spostarsi su un altro cespuglio o se si sente disturbata, può allontanarsi in un batter d'occhio: gli sfingidi sono volatori eccellenti, con una specie in grado di raggiungere la velocità di 5 metri al secondo in ambiente di laboratorio.
La somiglianza tra le sfingi del galio e i colibrì è un caso di evoluzione convergente, ovvero lo sviluppo di simili adattamenti in gruppi di animali non imparentati strettamente tra loro. Sia nel caso delle sfingidi che dei colibrì, questo permette di occupare la stessa nicchia ecologica: quella di piccoli volatili in grado di cibarsi di risorse molto energetiche ma difficili da raggiungere per altri animali. Entrambi gli animali possiedono adattamenti per poter arrivare al nettare di fiori dal calice stretto e lungo (la proboscide nel primo, il becco allungato nel secondo) e la capacità di volo preciso e stazionario, che consente di avvicinarsi ai fiori senza doversi appoggiare sopra. Anche in luoghi molto distanti e diversi tra loro, una sfinge del galio e un colibrì hanno così lo stesso ruolo ecosistemico, fungendo da importantissimi impollinatori.