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28 Giugno 2026
6:00

Com’era l’omosessualità nell’antica Grecia e Roma: non esisteva come concetto ed era legata al potere

Nel mondo greco-romano, l'omosessualità maschile era accettata ma legata a rigide dinamiche di potere, in Grecia la pederastia aveva un ruolo educativo, mentre a Roma era segno di status sociale. Sulle relazioni omosessuali femminili non abbiamo testimonianze. Inoltre, in antichità, non esisteva il concetto di omosessualità nel senso di orientamento per come viene inteso oggi.

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Com’era l’omosessualità nell’antica Grecia e Roma: non esisteva come concetto ed era legata al potere
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Un giovanotto nudo intrattiene un uomo maturo suonando un aulos, da un vaso a figure rosse custodito al Louvre. Credit: Marie Lan Nguyen

Nell'antica Grecia e nell'antica Roma non esisteva un concetto di omosessualità intesa come orientamento sessuale come oggi. Nella cultura classica greco-romana, i rapporti omosessuali (maschili) erano parte integrante della maniera di vivere la sessualità, ma erano visti diversamente a seconda che si fosse "attivi" o "passivi". Questa distinzione aveva fortissime ripercussioni sul piano sociale. Si poteva essere attratti sessualmente da entrambi i sessi (da questo punto di vista non vi era un'esclusività), tanto che per gli uomini greci e romani sarebbe più corretto parlare di bisessualità. La vera differenza stava nel rapporto gerarchico che si instaurava fra le persone coinvolte, permeato comunque da una fortissima connotazione patriarcale e maschilista. La sfera dell'omosessualità femminile invece è avvolta dal "mistero", a causa della quasi totale assenza di fonti che ne parlino.

L'omosessualità nel mondo greco

Nella Grecia classica, le pratiche omosessuali fra uomini erano piuttosto comuni. Ciò è dovuto principalmente al fatto che nel mondo greco non esisteva il nostro concetto di "orientamento sessuale". La distinzione, era puramente sociale. Nel rapporto fra due uomini infatti si rifletteva la mentalità fortemente patriarcale e maschilista insita nella cultura greca: nel rapporto sessuale, chi era "attivo" veniva percepito come mascolino, forte e dominante; chi ricopriva invece un ruolo "passivo" si trovava gerarchicamente in una posizione inferiore, e veniva percepito come debole e femminile, alla stregua delle donne stesse. A essere disprezzata non era l'omosessualità, ma l'essere in posizione di passività o "femminili".

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Un uomo maturo bacia un giovinetto, su un vaso a figure rosse custodito al Louvre

I rapporti omosessuali fra uomini erano anche formalizzati. In particolare, l'istituzione della "pederastia" era percepita come una parte integrante del percorso di crescita di un giovane uomo. Essa consisteva nel rapporto, sia educativo che romantico e sessuale, fra un uomo maturo e un giovane tra i dodici e i diciassette anni. Questo rapporto, che rifletteva il predominio dell'anziano sul giovane, si concludeva con la maturità del ragazzo, ed era ritenuto utile e necessario alla formazione di un uomo.

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Busto di Saffo, ai Musei Capitolini di Roma. Credit: Marie Lan Nguyen

Molto poco sappiamo invece delle relazioni omosessuali fra donne, per via della scarsa rappresentazione che il mondo femminile dell'antica Grecia ha avuto nelle fonti in nostro possesso. Gli unici espliciti riferimenti a relazioni fra donne si hanno nella produzione di Saffo (630 ca.–570 ca. a.C.), poetessa dell'isola di Lesbo, da qui nascono i termini "saffico" e "lesbismo". Saffo fu responsabile dell'educazione delle giovani nobili della sua isola, ed è stato ipotizzato che fra lei e le sue allieve intercorresse un rapporto simile alla pederastia maschile. Un suo noto componimento, il frammento 31, descrive la sensazione provata dalla poetessa all'idea di allontanarsi da una delle sue allieve, giunta in età da marito:

Pari agli dèi mi appare lui, quell'uomo
che ti siede davanti e da vicino
ti ascolta: dolce suona la tua voce
e il tuo sorriso

accende il desiderio. E questo il cuore
mi fa scoppiare in petto: se ti guardo
per un istante, non mi esce un solo
filo di voce

(Traduzione dal greco di G. Nuzzo)

Le fonti, sia mitologiche che storiche, presentano numerosi esempi di relazioni omosessuali. Sebbene Omero non ne parli mai esplicitamente, la relazione che intercorre fra Achille e Patroclo nell'Iliade ricorda molto la pederastia, se non un vero e proprio rapporto amoroso. Sebbene gli studiosi nutrano dei dubbi, un rapporto simile sembra esserci stato anche fra il re di Macedonia Alessandro Magno e il suo amico d'infanzia Efestione.

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Achille cura le ferite di Patroclo, coppa attica a figure rosse custodita all’Altes Museum di Berlino

L'omosessualità nel mondo romano

Per quanto riguarda invece la civiltà romana, la percezione dell'omosessualità differì radicalmente fra il periodo precedente e quello successivo al contatto con la cultura greca, tra il III e il II sec. a. C. Prima che la cultura romana venisse pesantemente influenzata da quella ellenica, l'omosessualità era ritenuta moralmente disprezzabile, tanto da essere chiamata il "vizio greco". In seguito invece, quando Roma assorbì i cardini del pensiero e dello stile di vita greco, fece sua anche la visione sui rapporti fra persone dello stesso sesso. Anche nell'antica Roma, l'omosessualità non era definita come orientamento sessuale, ma era regolata da norme di potere anche in questo caso – e non vedeva una perdita di status per chi aveva un ruolo attivo.

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Scena omoerotica sulla coppa Warren, un pregevole manufatto d’argento risalente al I secolo d. C. Credit: Sailko

In una società fortemente gerarchizzata come quella romana imperiale, i rapporti omosessuali come strumento di prevaricazione sociale erano la norma. Come nel mondo greco, la discriminante non era il rapporto in sé, ma il ruolo attivo o passivo assunto. Per questa ragione, di solito, a ricoprire il ruolo "passivo" erano schiavi o prostituti, in fondo alla piramide sociale. Le fonti parlano anche di alcuni matrimoni fra uomini, ma sempre in chiave negativa e dispregiativa. Anche nel caso del mondo romano, le fonti non ci hanno riportato quasi niente a riguardo dei rapporti fra donne, in letteratura sono riportati alcuni casi, anche se la mentalità maschilista romana li tratta quasi sempre in chiave comica o comunque presupponendo che il piacere femminile sia possibile unicamente attraverso la penetrazione.

La sessualità omoerotica ha trovato ampio spazio sia nell'arte (basta pensare alle numerose rappresentazioni provenienti da Pompei) che nella letteratura d'epoca romana, ma sempre seguendo lo schema ricorrente della prevaricazione sociale.  In questo quadro generale, sono note molte relazioni omosessuali di età romana, le più conosciute delle quali vedevano coinvolti perfino gli imperatori. Adriano (117-138 d. C.) amò moltissimo un giovane di nome Antinoo e, dopo la morte del ragazzo avvenuta ad appena venti anni, l'imperatore lo fece divinizzare, identificandolo col dio egizio Osiride.

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Statua di Antinoo, il ragazzo amato dall’imperatore Adriano
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