
Per la guerra in Medio Oriente si apre una nuova fase di escalation dopo che Israele ha bombardato South Pars, la porzione iraniana del più grande giacimento di gas naturale al mondo, situato nel Golfo Persico e condiviso da Teheran con il Qatar. L'Iran ha risposto all'attacco colpendo il complesso industriale di Ras Laffan, in Qatar, fondamentale per la lavorazione e l’esportazione del gas naturale liquefatto (GNL), mentre questa mattina un drone ha colpito la raffineria saudita di Samref, situata sulla costa del Mar Rosso.
Nel frattempo, il Presidente USA Donald Trump ha scritto su Truth di non essere stato informato prima dell'attacco israeliano, minacciando tuttavia di distruggere completamente il giacimento in caso di nuove offensive di Teheran contro il Qatar, alleato degli USA.
Ma perché è stato colpito proprio questo giacimento di gas naturale? South Pars è un bacino essenziale per il fabbisogno energetico iraniano: l'80% dell'elettricità iraniana è generata dal gas e, secondo le stime della IEA, la maggior parte di questo gas arriva proprio dal giacimento bombardato. Vediamo più nel dettaglio le sue caratteristiche e le possibili ricadute per gli altri Paesi della regione.
Le caratteristiche di South Pars, parte del più grande giacimento di gas al mondo
Da un punto di vista geologico, il più grande giacimento di gas naturale al mondo costituisce un'unica struttura, ma dal punto di vista politico è diviso tra due Paesi: il South Pars, infatti, è la porzione iraniana (situata a Nord), mentre il North Field, situato a Sud e anche conosciuto come North Dome, si trova nelle acque territoriali del Qatar.
Complessivamente, il bacino offshore (ovvero in mare) si estende per circa 9.700 km2: la parte iraniana occupa circa un terzo, pari a 3.700 km2, e secondo le stime dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), conterrebbe riserve per circa 50 mila miliardi di metri cubi di gas.
Il sito, che si trova sotto al Golfo Persico, è organizzato in 24 fasi di sviluppo (non ancora tutte completate), ognuna delle quali prevede la costruzione e l'attivazione di piattaforme offshore, così come di pozzi sottomarini e di impianti di trattamento. Queste diverse fasi sono poi collegate tramite dei gasdotti sottomarini al porto iraniano di Assaluyeh, dove il gas viene trattato per poi essere immesso nella rete nazionale.
Tra l'altro, mentre Doha ha avviato la produzione nel North Field nel 1989, dal lato iraniano lo sfruttamento di questo giacimento è iniziato formalmente solo nel 2002.
Perché questo giacimento nel Golfo Persico è strategico per l'Iran
Anche solo guardando alle sue caratteristiche, è facile intuire perché il giacimento di South Pars sia così strategico per l'Iran. Come anche riportato in uno degli ultimi report dell'IEA, tra il 2018 e il 2024, la produzione di gas naturale dell'Iran è cresciuta di ben il 30%, consolidando di fatto il Paese tra i più grandi produttori di gas del Medio Oriente. Questa forte crescita, però, è stata guidata principalmente dal continuo sviluppo del giacimento di South Pars: più nello specifico, la crescita è sostenuta principalmente dalla fase 11 di questo giacimento, che è stata inaugurata nel 2023.
Insomma, South Pars è essenziale per l'approvvigionamento energetico dell'Iran: anche a causa delle sanzioni internazionali sulle proprie esportazioni, Teheran destina la maggior parte del gas estratto da questo giacimento al consumo interno. Sempre secondo la IEA, l'80% dell'elettricità iraniana è generata dal gas, la maggior parte del quale proviene proprio da South Pars.
C'è una grande differenza, quindi, tra le modalità in cui Qatar e Iran sfruttano questo giacimento: se da un lato il Qatar sfrutta il gas estratto dal North Field per le esportazioni, l'Iran lo utilizza soprattutto per sostenere il proprio fabbisogno energetico interno.
In ogni caso, le ripercussioni di questo attacco ricadranno inevitabilmente anche su altri Paesi del Medio Oriente, in primis l'Iraq, che dipende dal gas iraniano per soddisfare il 40% del proprio fabbisogno di gas ed energia elettrica. Al tempo stesso, questa nuova escalation rischia di danneggiare anche gli Stati vicini all'Iran come il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti o l'Arabia Saudita – le cui infrastrutture energetiche sono, ora più che mai, obiettivi sensibili – con gravi conseguenze per il mercato globale dell’energia, già in crisi per il blocco dello Stretto di Hormuz.