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24 Giugno 2024
17:00

Su quali conoscenze basò i viaggi in America Cristoforo Colombo? No, non su Galileo Galilei

Non fu Galileo Galilei, come detto dal Ministro della Cultura Sangiuliano, l’ispiratore dei viaggi in America di Cristoforo Colombo. Il navigatore genovese, infatti, trasse le sue conoscenze principalmente dal cartografo e matematico toscano Paolo dal Pozzo Toscanelli e dal geografo Tolomeo.

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Su quali conoscenze basò i viaggi in America Cristoforo Colombo? No, non su Galileo Galilei
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Galileo Galilei, nonostante le recenti affermazioni del Ministro della Cultura Sangiuliano, non ispirò Cristoforo Colombo a partire per le Indie (poi rivelatesi l'America), anche perché visse molti anni dopo Colombo: nacque nel 1564, quando il navigatore genovese era morto da oltre cinquant’anni. Il navigatore genovese basò i suoi viaggi verso l'America soprattutto sugli studi di un cartografo e matematico toscano, Paolo dal Pozzo Toscanelli, che nel 1474 (18 anni prima della “scoperta” dell’America, avvenuta nel 1492) aveva ipotizzato la possibilità di raggiungere l’Oriente navigando verso Ovest. Colombo, infatti, non partì per scoprire un nuovo continente, ma per raggiungere attraverso l’Atlantico le coste dell’Asia, che riteneva più vicine all’Europa di quanto in realtà fossero. Indirettamente, i viaggi di Colombo trassero ispirazione anche dalla Geografia di Claudio Tolomeo, un’opera del II secolo d.C. della quale si era servito Toscanelli e, forse, dal planisfero disegnato dal cartografo Enrico Martello. Il navigatore genovese, inoltre, era un attento lettore del Milione di Marco Polo, dal quale trasse le sue conoscenze dell’Oriente. Approfondiamo le fonti e le conoscenze di Colombo prima della partenza.

Gli obiettivi di Colombo: raggiungere l’Oriente navigando verso Occidente

Colombo, come sappiamo, scoprì l’America per caso. Il suo scopo era raggiungere l’Oriente navigando verso Occidente e proprio per conseguire questo obiettivo aveva ottenuto dal Regno di Castiglia i finanziamenti per il suo primo viaggio. La regina Isabella, infatti, era interessata a trovare una nuova rotta per le Indie, al fine di battere la concorrenza commerciale dei portoghesi.

I viaggi di Colombo (credits Phirosiberia)
I viaggi di Colombo (credits: Phirosiberia)

Colombo, però, aveva calcolato male le distanze: riteneva che l’Asia si trovasse a 4.400 chilometri circa dalle Isole Canarie, mentre la distanza reale è di circa cinque volte superiore. Al tempo di Colombo non esistevano navi capaci di percorrere i 20.000 km che separano la Spagna dalle coste dell’Asia, anche perché nessuna imbarcazione poteva stivare tutte le provviste necessarie all’equipaggio. Colombo e i suoi marinai sarebbero perciò morti nell’oceano se, nel luogo nel quale immaginavano di trovare il Cipango (nome con il quale Marco Polo chiamava il Giappone), non avessero trovato un’altra terra: l’America. Ma perché Colombo era convinto di poter raggiungere l’Est navigando verso Ovest e perché commise l’errore di calcolo?

Le conoscenze geografiche dell’epoca di Colombo

Nel XV secolo, quando visse Colombo, la cognizione che la Terra fosse sferica era diffusa tra tutte le persone di cultura. La sfericità del Pianeta era stata ipotizzata sin dall’epoca antica e nel III secolo a.C. uno scienziato, Eratostene di Cirene, era stato capace di calcolarne con discreta precisione la circonferenza.

Eratostene di Cirene
Eratostene di Cirene

Agli studiosi del Basso Medioevo e dell'inizio dell'Età Moderna era nota anche un’opera del II secolo d.C., la Geografia dello scienziato Claudio Tolomeo, che, a differenza di Eratostene, aveva commesso un errore di valutazione delle distanze, stimando che il Pianeta fosse più piccolo del reale. Lo studio di Tolomeo – che, al di là dell’errore di calcolo, è stato fondamentale per la nascita della geografia moderna – fu riscoperto in Europa tra XIV e XV secolo.

Le fonti di ispirazione di Colombo

La principale fonte di ispirazione di Cristoforo Colombo, però, non fu Tolomeo, ma il matematico e cartografo Paolo dal Pozzo Toscanelli, nato a Firenze nel 1397 e morto a Pisa nel 1482.

Paolo dal Pozzo Toscanelli
Paolo dal Pozzo Toscanelli

Toscanelli aveva realizzato un planisfero basato sulla Geografia di Tolomeo e aveva sostenuto, in una lettera del 1474 al canonico portoghese Fernan Martins, che per raggiungere le Indie più rapidamente si doveva navigare verso Ovest attraverso l’Atlantico. Toscanelli, seguendo Tolomeo, riteneva che la distanza tra l’Europa e l’Asia fosse più breve di quella reale.

A Colombo le teorie del cartografo fiorentino erano ben note, al punto che trascrisse sulle pagine vuote di un libro in suo possesso la lettera a Martins. Da Toscanelli, dunque, Colombo trasse sia l’idea di raggiungere l’Oriente attraverso l’Atlantico, sia l’errore di calcolo.

Forse Colombo aveva visto anche il planisfero disegnato nel 1491 dal tedesco Heinrich Hammer (italianizzato in Enrico Martello), che a sua volta “accorciava” la distanza tra le coste asiatiche e l’Europa, e altre mappe.

Il planisfero di Enrico Martello
Il planisfero di Enrico Martello

Per conoscere l’Asia e l’Oriente, invece, il navigatore si servì dell’opera del più celebre viaggiatore medievale: il Milione di Marco Polo, che lesse e annotò con grande attenzione. Quando giunse alle isole dei Caraibi, pensò di essere in un avamposto del Regno del Gran Khan descritto da Polo. Anche questo, come sappiamo, era un errore.

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