
L’Etna potrebbe avere un’origine e un meccanismo di alimentazione unici al mondo. Finora non si era mai riusciti a spiegare esattamente come questo vulcano si è formato, dal momento che non rientra in nessuno dei casi tipici in cui sul pianeta nascono i vulcani. Adesso però un nuovo studio dell’Università di Losanna e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), pubblicato sulla rivista Journal of Geophysical Research – Solid Earth, potrebbe aver risolto questo mistero geologico. Secondo i ricercatori, l’Etna potrebbe appartenere a una categoria di vulcani poco conosciuta ed essersi formato in modo simile a piccoli vulcani sottomarini chiamati “petit-spot”, alimentati da sacche di magma presenti nel mantello superiore.
Il vulcano più attivo d’Europa dall’origine incerta
L’Etna è il vulcano più attivo in Europa, con un’attività caratterizzata da eruzioni frequenti. Le eruzioni sono sia effusive, con colate di lava basaltica, sia esplosive, con fontane di lava ed emissioni di gas e ceneri. Nel tempo, queste hanno fatto crescere in altezza il vulcano fino a raggiungere gli attuali 3403 m. La storia dell’Etna comincia circa 500.000 anni fa, quando si è originato sul fondale marino come vulcano a scudo, mentre ora è diventato uno stratovulcano (con la forma di un cono). La sua formazione, però, finora non era stata spiegata in modo preciso da nessun processo geologico. Il meccanismo con cui si è originato l’Etna, infatti, non rientra in nessuno di quelli con cui di solito i vulcani si formano sul pianeta. I vulcani si originano principalmente in tre casi:
- Lungo il confine tra due placche litosferiche che si allontanano tra loro, dove il magma risale dal mantello e fuoriesce da lunghe fessure, per poi solidificare formando nuova crosta; è ciò che avviene in corrispondenza delle dorsali oceaniche o delle fosse tettoniche sui continenti.
- Dove una placca litosferica sprofonda sotto l’altra immergendosi nel mantello (subduzione) finché fonde a causa del rilascio dei fluidi che trasporta, in grado di abbassare il punto di fusione delle rocce; si formano così gli arcipelaghi di isole vulcaniche o le catene di vulcani sui continenti.
- All’interno di una placca di litosfera oceanica o continentale, per la presenza di una zona particolarmente calda del mantello chiamata “punto caldo” (o hot spot); qui risale una colonna di magma che in superficie origina vulcani.

L’Etna apparterrebbe alla categoria di vulcani “petit-spot”
L’Etna si trova vicino a una zona di subduzione, dove la placca africana sprofonda sotto quella eurasiatica. Analizzando la composizione chimica delle lave che ha emesso nel corso della sua storia, però, i ricercatori hanno rilevato che è simile a quella dei vulcani dei punti caldi, anche se in quest’area non ce ne sono. Inoltre, sulla base di dati sperimentali, gli studiosi hanno dimostrato che la composizione dei magmi che hanno alimentato l’Etna è rimasta quasi sempre costante, anche durante le variazioni del tipo di movimenti che interessavano la litosfera.

Le osservazioni dei ricercatori suggeriscono che l’Etna, a differenza dei vulcani convenzionali in cui il magma si forma relativamente poco tempo prima di un’eruzione, sia alimentato da piccole quantità di magma già presenti nel mantello superiore a circa 80 km di profondità. Periodicamente, i movimenti tra le placche litosferiche ne determinano la risalita in superficie attraverso fratture che si creano nella placca che sprofonda mentre questa si piega.
Secondo lo studio, l’Etna apparterrebbe dunque a una quarta categoria di vulcani, poco conosciuta: quella dei vulcani “petit-spot”, descritta per la prima volta nel 2006 dai geologi giapponesi. Si tratta di vulcani sottomarini molto piccoli, legati alla presenza di sacche di magma nel mantello superiore. La differenza è che l’Etna ha dimensioni notevolmente superiori. Comprendere l’origine e il meccanismo di alimentazione dell’Etna è indispensabile per migliorare la valutazione del rischio vulcanico nell’area.
