
Durante l’esplorazione del Mare di Weddell, su cui si affaccia l’Antartide nord-occidentale, i ricercatori a bordo della nave rompighiaccio tedesca Polarstern hanno fatto una scoperta inaspettata. All’orizzonte è apparsa all’improvviso una piccola isola, lunga 130 m e larga 50 m, segnalata sulle carte nautiche solo come area di pericolo inesplorata e con una posizione non corrispondente a quella effettiva. La scoperta è stata annunciata dall’Alfred Wegener Institute ed è avvenuta nell’ambito di una spedizione di un team internazionale in una regione chiave per lo studio delle correnti oceaniche globali e del ritiro del ghiaccio marino.
L’isola scambiata per un iceberg: il ritrovamento
A permettere ai ricercatori di individuare l’isola sono state le condizioni meteorologiche avverse che li hanno costretti a interrompere il lavoro e cambiare direzione per cercare una posizione più riparata. Sulla loro rotta è così apparsa l’isola, che inizialmente a causa del ghiaccio che la ricopriva è stata scambiata per un iceberg. Le carte nautiche indicavano genericamente un’area pericolosa e anche nelle immagini satellitari l’isola non si distingueva dai moltissimi iceberg presenti nell’area. Tuttavia, osservando più attentamente, gli scienziati si sono resi conto che si trattava di roccia e con la rompighiaccio Polarstern sono riusciti ad avvicinarsi fino a una distanza di 150 m dall’isola e a circumnavigarla.
Un sonar montato sulla nave ha permesso di mappare il fondale circostante e un drone ha fornito immagini che hanno consentito di ottenere una rappresentazione digitale della topografia dell’isola. Questa emerge dall’acqua di circa 16 m, è lunga circa 130 m, leggermente di più rispetto alla Polarstern, e larga 50 m. Per il momento, la sua posizione esatta non è ancora stata resa nota. Sarà prima necessario classificarla, attribuirle un nome e aggiornare le carte nautiche internazionali. Negli ultimi anni sono state numerose le nuove isole scoperte dall’uomo durante le spedizioni di ricerca. Alcune di queste sono apparse a causa della fusione dei ghiacci nelle regioni artiche, mentre altre sono il frutto di eruzioni vulcaniche sottomarine.

Che cosa studiano i ricercatori nel Mare di Weddell
Uno degli obiettivi delle spedizioni nel Mare di Weddell è studiare l’evoluzione del ghiaccio marino antartico. Per molto tempo questo, a differenza di quello artico, è stato considerato relativamente stabile. Tuttavia, a partire dal 2017, nell’area nord-occidentale del Mare di Weddell la sua estensione è diminuita in modo significativo, probabilmente a causa di acque superficiali più calde. È stato verificato che lo spessore del ghiaccio marino varia in base all’area considerata. Nel complesso, però, il ghiaccio mostra una forte fusione superficiale, con numerose pozze d’acqua. In generale, in quest’area sono in atto enormi cambiamenti indotti dal riscaldamento globale e gli scienziati li studiano per comprendere quali effetti abbiano a livello globale, per esempio relativamente alle variazioni delle correnti oceaniche e all’innalzamento del livello del mare.
