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La ricostruzione 3D dei cunicoli scavati per la rapina a Napoli: un percorso di 12 metri scavato a mano

La banda ha scavato a mano 12 metri di gallerie nel tufo per sbucare nel caveau della banca, rapinare 40 cassette di sicurezza e sparire nella rete fognaria. La ricostruzione 3D del geologo Gianluca Minin rivela che l'operazione è stata pianificata nei minimi dettagli per mesi.

18 Aprile 2026
11:54
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La ricostruzione 3D dei cunicoli scavati per la rapina a Napoli: un percorso di 12 metri scavato a mano
ricostruzione 3D rapina napoli
Credit: Gianluca Minin, via Carabinieri Napoli

I Carabinieri di Napoli hanno diffuso una ricostruzione 3D realizzata dal geologo Gianluca Minin (presidente della Galleria Borbonica e tra i massimi esperti del sottosuolo partenopeo) che mostra la rete di cunicoli sotterranei scavati per mettere a segno la rapina alla banca Credit Agricole di piazza Medaglie d'Oro, nel quartiere dell'Arenella a Napoli, giovedì 16 aprile. La mappa tridimensionale, realizzata con un laser portatile, mostra i 12 metri scavati a mano nel tufo tra i tunnel della rete fognaria e usati dai rapinatori per sbucare nel caveau della banca e dileguarsi nelle fognature cittadine.

La dinamica della rapina

Verso le 12:15 del 16 aprile almeno tre persone con il volto coperto da passamontagna hanno fatto irruzione nella filiale bancaria, dove si trovavano 25 persone tra clienti e impiegati. I rapinatori, armati di pistole, hanno tenuto tutti in ostaggio in una stanza che affacciava alla strada attraverso un vetro blindato, mentre a piazza Medaglie d'Oro accorrevano i Carabinieri dell'API (Aliquote di Pronto Intervento) in tenuta antisommossa e i Vigili del Fuoco a seguito di una chiamata al 112.

Dopo circa tre ore, verso le 15:00 i Vigili del Fuoco hanno liberato tutti gli ostaggi sfondando la vetrata blindata della banca. Alle 16:45 sono intervenuti anche i Carabinieri del GIS (Gruppo di Intervento Speciale), arrivati da Livorno in elicottero, che con gli API sono entrati nella filiale. È a questo punto che le forze dell'ordine hanno scoperto un buco nel pavimento del caveau, largo circa 50 centimetri, da cui i rapinatori sono scappati entrando nella rete fognaria dopo aver sottratto il contenuto di circa 40 cassette di sicurezza, il cui valore è ignoto alla banca.

buco pavimento rapina napoli
Il buco nel pavimento usato per la rapina.

Stando alle prime ricostruzioni, mentre il gruppo di rapinatori entrato nella filiale usava gli ostaggi come diversivo, un secondo gruppo di 5 o 6 rapinatori sarebbe sbucato nel caveau (il cui pavimento dell'antisala non era blindato) attraverso una rete di piccoli tunnel scavati a mano tra i cunicoli e avrebbe avuto tutto il tempo per sottrarre le cassette di sicurezza. Lo stesso percorso sotterraneo è stato usato anche dal gruppo mascherato per dileguarsi nel labirinto della rete fognaria cittadina.

Cosa mostra la mappatura 3D dei cunicoli sotto la banca

Il giorno dopo la rapina Gianluca Minin ha ispezionato e mappato il percorso usato usato dalla banda. Si tratta di un percorso complesso, lungo 12 metri e largo tra i 70 e i 90 centimetri, completamente privo di sostegni o rivestimenti e per questo particolarmente rischioso da percorrere. Il percorso si trova a circa 4-4,5 metri di profondità e arriva al caveau grazie a un tratto verticale lungo circa 5 metri.

Il tutto è stato scavato a mano, senza attrezzi, con ogni probabilità per evitare rumori sospetti: un lavoro preparatorio che ha quindi richiesto un tempo molto lungo e soprattutto una conoscenza approfondita del sottosuolo cittadino. Il sistema fognario in quella zona è infatti estremamente complesso: durante l'ispezione Minin ha incontrato una decina di bivi in un tratto lungo 12 metri.

Insomma, la situazione mostra chiaramente che i ladri non erano improvvisati, ma altamente preparati e che avevano pianificato la rapina nel minimo dettaglio, correndo anche ingenti rischi dovuti a possibili crolli del percorso sotterraneo. Il fatto che i ladri sapessero che il pavimento del caveu non era blindato e che parte delle cassette di sicurezza non erano depositate in cassaforti ha inoltre portato gli investigatori a ipotizzare la presenza di un basista, cioè una “talpa” forse interna alla filiale dell'istituto di credito che conosceva da vicino quest'ultima e cosa accadeva al suo interno.

Perché la geologia del sottosuolo di Napoli è importante in questa vicenda

Come spiegato da Minin, la rete di gallerie sfruttata dai rapinatori è quella della rete fognaria e non della Napoli Sotterranea, ma ci troviamo pur sempre nel medesimo contesto geologico: il sottosuolo del capoluogo partenopeo infatti presenta uno strato spesso oltre 100 metri costituito da tufo emesso nel corso di due grandi eruzioni vulcaniche.

La prima fu l'eruzione dell'ignimbrite campana, la più violenta avvenuta nel bacino del Mediterraneo negli ultimi 200.000 anni con un. Risale a circa 39.400 anni fa, quando i Campi Flegrei emisero qualcosa come 150 km3 di magma. I materiali piroclastici prodotti dall'eruzione e depositati al suolo possono poi aggregarsi e solidificare, (anche con l'aiuto dell'acqua) in tufo, una roccia ignea. Si stima che questa eruzione abbia ricoperto buona parte della Campania con una coltre di tufi spessa fino a 100 metri.

La seconda fu l'eruzione del tufo giallo napoletano, avvenuta 15.000 anni fa, anch'essa attribuita ai Campi Flegrei, seconda per violenza solo a quella dell'ignimbrite campana. Si stima che emise fino a 40 km3 di magma e depositò un ulteriore strato di tufo giallo sopra a quello dell'eruzione di 39.000 anni fa.

Il tufo è un materiale tenero, poroso e facilmente lavorabile, che rende Napoli una città con un sottosuolo unico in Europa, con un reticolo idrico e fognario che si interseca, si sovrappone su più livelli e si collega alle gallerie di Napoli Sotterranea. Le caratteristiche del tufo lo rendono infatti un materiale – oltre che utile all'edilizia – particolarmente adatto alla realizzazione di tunnel e cunicoli: è questo materiale, prodotto dalla complessa geologia vulcanica della zona, che ha permesso alla banda di rapinatori di mettere a segno un colpo così complesso.

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Filippo Bonaventura
Content editor coordinator, Autore
Coordinatore editoriale di Geopop, autore di contenuti e responsabile del magazine geopop.it, dove scrivo principalmente di astronomia, spazio, fisica e meteorologia. Ho una laurea in Astrofisica, un Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste e in passato ho fatto divulgazione scientifica con il progetto “Chi ha paura del buio?”.
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