Gli automobilisti italiani potranno personalizzare la targa d'immatricolazione della propria automobile, rispettando i criteri stabiliti a livello nazionale. La misura, in realtà, era già stata prevista dalla legge ma non è mai diventata operativa per l’assenza delle norme attuative; a rilanciarla con la nuova manovra è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il testo dovrà comunque completare l'iter e attendere i successivi decreti ministeriali (l'introduzione effettiva avverrà nel 2028), ma il prezzo fissato dal nuovo Codice della strada per avere le targhe auto personalizzate è già stabilito: 600 euro per scegliere lettere e numeri della propria vettura e 360 euro per le moto.
Introdotte a fine Ottocento e rese obbligatorie in Italia dal 1901, da allora le targhe – la cui funzione primaria resta quella di identificare ogni veicolo in modo univoco – hanno visto cambiare più volte formato e criteri di numerazione.
Perché si usano le sigle di immatricolazione e le origini
Le automobili e gli altri veicoli a motore sono dotati di targa per poter essere facilmente identificati.
In caso di violazione del codice della strada o di incidente, grazie alla targa è possibile risalire alla vettura e al suo proprietario. Attraverso le targhe, inoltre, si può individuare un’automobile rubata, si può regolamentare l’accesso alle zone speciali (come le ZTL nelle nostre città) e ottenere altri risultati.
Non a caso, le targhe sono utilizzate in tutto il mondo: non esistono Paesi nei quali i veicoli a motori sono autorizzati a circolare liberamente su strade pubbliche senza una targa di riconoscimento.
L’origine delle targhe è precedente all’invenzione del motore a scoppio e dell’automobile. In alcuni casi, piuttosto rari, si usavano già per le carrozze.
Nel 1851 nello Stato pontificio una disposizione prescrisse che le vetture ippotrainate fossero dotate di una placca con numero di identificazione, allo scopo di impedire che i briganti, dopo averle rubate, potessero usarle.
Un sistema di numerazione delle carrozze fu adottato anche a Parigi, almeno per le vetture pubbliche, negli anni ’60 dell’Ottocento.
Tuttavia, è solo con la nascita dei veicoli a motore – avvenuta, come sappiamo, negli anni ‘80 dell’Ottocento – che le targhe divennero indispensabili e furono rese obbligatorie pressoché ovunque. Il primo Paese a introdurre l’obbligo fu la Francia nel 1893, seguita dalla Germania nel 1896 e, negli anni successivi, dagli altri Paesi.
In origine le targhe erano composte da un solo numero progressivo, da 1 ad andare avanti, ma gradualmente furono introdotti altri sistemi, come i codici alfanumerici.
Nel corso degli anni sono cambiati anche i materiali e dal secondo dopoguerra si sono affermati i materiali plastici e l’alluminio.

Com’erano fatte quelle italiane in passato
In Italia le prime norme sulle targhe furono emanate alla fine dell’Ottocento. Nel 1897 un decreto stabilì che i velocipedi dovevano essere dotati di targhe emesse dai comuni; l’anno successivo il Comune di Milano decretò che, nel territorio di sua pertinenza, la misura si applicava anche ai veicoli a motore.
Tuttavia, una legge nazionale fu emanata solo nel 1901. In quell’anno, infatti, il governo introdusse il Regio decreto 416 del 28 agosto, denominato “Regolamento per la circolazione delle vetture automobili sulle strade ordinarie”, ossia la prima legge organica italiana sulla circolazione stradale.
All’articolo 32, il Regolamento introdusse l’obbligo della targa:
Ogni automobile deve avere nella sua parte posteriore una targa fissa in metallo, sulla quale saranno impressi a caratteri molto visibili il nome della provincia e il numero della licenza. Uguali indicazioni, incise in bianco sullo smalto rosso del Vetro, dovrà avere il fanale collocato nella parte posteriore dell’automobile, o dell'ultima delle vetture da esso rimorchiate.
Da allora, le targhe non sono mai state abolite. Nel corso del tempo, però, sono cambiati più volte l’aspetto estetico e il criterio di numerazione.
In origine, le targhe riportavano il nome della provincia per esteso e il numero progressivo: per esempio “Firenze 220” o “Bari 345”.
Ma qual è stata, nello specifico, la prima targa italiana registrata? Il primato spetta a una targa immatricolata a Milano nel 1904: apparteneva a una vettura De Dion-Bouton di proprietà del signor Remo Castoldi.

Nel 1905 il nome della provincia fu sostituito da un numero di identificazione: per esempio, 2 era Ancona, 40 Napoli, 55 Roma. La targa era composta dal numero della provincia in rosso e dal numero progressivo in nero: per esempio, 40 – 1235.
Il sistema restò in uso fino al 1927, quando, al posto del numero, fu introdotta la sigla della provincia di immatricolazione: MI per Milano, PA per Palermo, ecc. La targa era quindi composta dalla sigla della provincia e dal numero progressivo (ad esempio, MI 34582).
Questo formato provinciale ci ha accompagnato per decenni, cambiando però materiali e colori: se pensiamo a come erano le targhe negli anni Settanta, il ricordo va subito alle iconiche "targhe nere" (realizzate prima in metallo e poi in materiale plastico), caratterizzate dal fondo nero con cifre bianche a rilievo e la sigla provinciale in arancione.
Gli anni Ottanta hanno invece rappresentato un vero e proprio periodo di transizione: a partire dal 1985 si è passati definitivamente dal classico fondo nero a quello bianco riflettente con caratteri neri, introducendo un formato visivamente molto più vicino a quello contemporaneo.
Le targhe auto ordinarie e quelle nel nuovo Codice della Strada: regole e costi
Nel 1994 sono state formalmente rimosse le province dalle targhe ordinarie, e da quel momento l'Italia ha adottato il sistema alfanumerico nazionale a lettura sequenziale (del tipo AA 000 AA): da allora, la targa non è più legata al luogo di residenza o immatricolazione, ma identifica univocamente il veicolo su tutto il territorio nazionale.
Il vecchio modello era stato abbandonato perché presentava un problema: a causa dell’aumento delle vetture in circolazione, nelle province più grandi i numeri disponibili si esaurivano.
Il sistema alfanumerico, invece, consentiva (e consente tuttora) di immatricolare un numero maggiore di veicoli. Le combinazioni disponibili, infatti, sono ben 234.256.000, nonostante alcune lettere non siano usate (I, O, Q e U o combinazioni riservate a corpi dello Stato e rimorchi) per evitare ambiguità.

Dal 1999 sono state aggiunte due bande laterali azzurre che riportano la sigla della provincia, i simboli dell’Italia e dell’Unione Europea, l’anno di immatricolazione. Questi dati però, non fanno parte del numero di targa.
Ma come funzioneranno, invece, le targhe personalizzate previste dal nuovo Codice della Strada?
A differenza di Paesi come gli Stati Uniti, dove spesso si possono inserire parole per intero o nomi di fantasia, in Italia il formato di base resterà rigorosamente invariato. Si dovrà sempre rispettare lo schema standard a sette caratteri, ma l’automobilista potrà scegliere la combinazione alfanumerica desiderata, a patto che la sequenza non sia già stata assegnata a un altro veicolo e non contenga accostamenti volgari, offensivi o le lettere escluse dalla legge.
I costi fissati per ottenere questa personalizzazione sono:
- 600 euro per le automobili
- 360 euro per i motocicli
Mentre le la targa ordinaria in Italia è legata al veicolo e non al proprietario (se si vende un veicolo e il proprietario cambia, la targa resta la stessa), quella personalizzata sarà nominale: resterà legata al proprietario, che in caso di vendita potrà trattenerla e trasferirla su un nuovo veicolo.
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