
Un anno fa, il 29 luglio 2025 alle 11:24 locali, la penisola della Kamchatka, in Russia, veniva colpita da un terremoto di magnitudo 8.8 con epicentro 136 km al largo delle coste. Il sisma ha causato anche onde di tsunami alte fino a 5 m. Questo terremoto è stato il sesto più forte mai registrato in epoca strumentale.
Ora i ricercatori hanno scoperto che durante l’evento la rottura delle rocce lungo la faglia, situata al margine tra due placche tettoniche, è stata più lunga di quanto stimato in precedenza coinvolgendo ben 500 km della faglia. L’estensione si sovrappone a quella del terremoto di magnitudo 9 avvenuto a soli 40 km di distanza nel 1952. Questa somiglianza suggerisce che la lunghezza della frattura sia influenzata da fattori locali relativi per esempio alla geometria della faglia o alle caratteristiche delle rocce. Lo studio, pubblicato sulla rivista The Seismic Record, è stato condotto dai ricercatori del GEOMAR Helmholtz Center for Ocean Research in Germania.
Lo studio della rottura della faglia durante il terremoto di Md 8.8
La faglia interessata dalla rottura è quella che si estende lungo il margine dove la placca del Pacifico si immerge sotto la microplacca di Okhorsk, appartenente alla placca nordamericana. Questa faglia, che prende il nome di “megathrust” per la sua grande estensione, periodicamente innesca violenti terremoti proprio per la grande ampiezza dell’area di contatto tra le placche. Per ricostruire le caratteristiche e l’evoluzione della rottura, i ricercatori hanno utilizzato due differenti metodi. Il primo è la retroproiezione telesismica, che utilizza i dati sismici registrati in stazioni sismiche lontane dall’epicentro anche migliaia di chilometri per fornire l’andamento della rottura nello spazio e nel tempo. Il secondo metodo si basa sulle onde T idroacustiche, generate dai terremoti sottomarini, che si propagano attraverso uno strato d’acqua marina chiamato “canale SOFAR” (Sound Fixing and Ranging), situato a circa 1000 m di profondità. I valori di temperatura e pressione presenti in questo strato fanno sì che la velocità del suono sia minima, permettendo alle onde di propagarsi per migliaia di chilometri senza disperdersi. I risultati ottenuti con i due metodi sono stati coerenti e hanno mostrato che la rottura del 2025 si è propagata principalmente verso sud-ovest per circa 500 km a partire dall’epicentro, nell’arco di 190 secondi, con una velocità media di 2,1 km/s. La lunghezza della rottura è risultata maggiore di 60 km rispetto a quella prevista dai modelli per un terremoto di magnitudo 8.8.

Il confronto con la rottura avvenuta nel 1952
L’estensione della rottura del 2025 si sovrappone a quella avvenuta durante il terremoto del 1952, di magnitudo 9, con epicentro a 40 km di distanza. Da questa somiglianza, i ricercatori hanno dedotto che le rotture nella regione potrebbero essere controllate da fattori locali che caratterizzano questa zona di subduzione (cioè di sprofondamento di una placca sotto un’altra). Fattori come la geometria della faglia, la distribuzione degli sforzi sulla faglia e le variazioni delle proprietà dei materiali che costituiscono il fondale possono influenzare la velocità della rottura ed estenderne la propagazione oltre le stime previste. Lo confermano anche studi precedenti, che mostrano come una crosta più ricca di fluidi e meno rigida lungo alcune faglie del fondale possa generare rotture più lunghe. Secondo l’autore dello studio, Guilherme de Melo:
Le caratteristiche strutturali locali del margine della Kamchatka possono influenzare l’estensione di rotture di grandi dimensioni per molti decenni.