
Il 28 febbraio 2026, verso le 7:30 locali, USA e Israele hanno lanciato un'offensiva congiunta all'Iran, con almeno 30 attacchi via aria e via mare. L'operazione, denominata Roaring Lion (“Leone Ruggente”), avrebbe secondo Axios come obiettivi i vertici dell'apparato militare iraniano ma anche la guida suprema Al Khamenei e il Presidente Masoud Pezeshkian. Numerosi missili hanno provocato esplosioni nella capitale Teheran e in altre città del Paese islamico. I Pasdaran iraniani hanno messo in atto una controffensiva con missili lanciati sulle basi americane nell'area del Golfo (Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Kuwait) e in siti israeliani.
Come confermato anche dal New York Times, l'operazione si svolge su una su scala più grande rispetto a quella della guerra dei 12 giorni di giugno 2025. Come in quell'occasione, però, è proprio il programma nucleare iraniano al centro delle motivazioni ufficiali per gli attacchi: il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che si tratta di un «attacco preventivo per rimuovere minacce esistenziali» alla sicurezza del Paese ebraico. Il presidente americano Donald Trump, da parte sua, ha dichiarato che l'obiettivo dell'operazione consiste nell'indebolire l'attività missilistica iraniana, dopo il mancato raggiungimento di un accordo sul nucleare con l'Iran nelle ultime settimane, ma ha anche ribadito il suo incitamento al popolo iraniano per una rivolta contro il regime di Al Khamenei.
Come già emerso nella guerra dei 12 giorni, la caduta del regime sembrerebbero essere il reale obiettivo di Israele e USA. Da anni tra Israele e Iran è in corso un conflitto sotterraneo sul dominio del Medio Oriente, inaspritosi dopo l'attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023 visto il grande sostegno – anche economico – dell'Iran nei confronti di Hamas. In questo senso, un indebolimento della leadership dell'Iran in Medio Oriente metterebbe di fatto Israele in una posizione di supremazia sull'intera area. Anche gli USA, storici alleati di Israele, hanno interesse nella caduta di Al Khamenei, che andrebbe a colpire l'ingente rifornimento di petrolio iraniano alla Cina.