
I Mondiali di calcio 2026 sono i più grandi della storia: 48 squadre, 104 partite, 16 città tra Messico, Stati Uniti e Canada. Gran parte del torneo si giocherà negli Stati Uniti, che ospitano 78 delle 104 partite. Ed è proprio negli stadi statunitensi che entra in gioco un protocollo di sicurezza poco conosciuto in Europa ma molto rigido: quello sui temporali e, in particolare, sui fulmini, già protagonisti la scorsa estate al Mondiale per club. Questo standard di sicurezza, basato su consolidate linee guida scientifiche come la "regola 30-30", si prepara a essere uno degli elementi più sorprendenti della competizione. Tra la minaccia di temporali estivi improvvisi e le insidie del caldo umido monitorato dall'indice WBGT, molte partite negli stadi scoperti americani rischiano stop forzati anche di ore. Capiamo come funziona questa macchina organizzativa e perché, per noi spettatori europei abituati a giocare con qualsiasi meteo, rappresenterà una novità assoluta.
Cos’è il "protocollo maltempo" e cosa dice il regolamento
Negli Stati Uniti gli eventi all'aperto seguono linee guida di sicurezza molto stringenti contro i fulmini. La regola operativa è semplice: se un fulmine viene rilevato entro 8 miglia (poco meno di 13 chilometri) dal luogo dell’evento, questo viene sospeso immediatamente. Nel caso di una partita di calcio, i giocatori rientrano negli spogliatoi e gli spettatori vengono immediatamente fatti defluire dalle gradinate verso le zone coperte dell'impianto seguendo il "Seek Cover Protocol”, il protocollo per cercare un riparo sicuro.
A quel punto parte un conto alla rovescia di 30 minuti. Il gioco può riprendere solo se, per tutto quel tempo, non viene rilevato alcun nuovo fulmine nel raggio di sicurezza. Questo meccanismo può far lievitare i tempi: se durante l'attesa arriva un altro fulmine entro le 8 miglia, il conto alla rovescia riparte da zero. In presenza di un temporale persistente o che si muove lentamente, una partita può così restare ferma anche per diverse ore. Il protocollo ha assoluta precedenza sul gioco e la FIFA inoltre non fissa un limite massimo oltre il quale una gara viene annullata o rinviata. Ogni caso viene gestito singolarmente, in base alle condizioni dello stadio, al calendario e alle indicazioni di sicurezza locali.
Perché i fulmini fanno così paura (anche senza pioggia)
Il punto chiave, e la ragione per cui le regole sono tanto severe, è che non serve un acquazzone perché il pericolo sia reale. Un fulmine può colpire anche a oltre 15 chilometri dal corpo del temporale, in una zona dove non sta piovendo e il cielo può sembrare relativamente sereno: è il fenomeno che in inglese viene chiamato bolt from the blue, il "fulmine a ciel sereno". Per questo il protocollo si attiva al primo rilevamento di scarica elettrica, e non quando inizia a piovere. Negli Stati Uniti si registrano ogni anno circa 25 milioni di fulmini nube-suolo: secondo il servizio meteorologico nazionale questi colpiscono in media 300 persone all'anno, di cui circa 30 in modo mortale. In uno stadio scoperto, con decine di migliaia di persone in spazi ampi e privi di riparo, il rischio non è solo teorico.
La "regola 30-30" e il calcolo del flash-to-bang
Il protocollo degli stadi deriva da una regola di sicurezza divulgata da tempo dalle autorità statunitensi, riassunta nello slogan "When Thunder Roars, Go Indoors" ("quando rimbomba il tuono, mettiti al riparo"). La sua versione pratica è la cosiddetta “regola 30-30”.
Il primo "30" serve a stimare la distanza del fulmine con un metodo alla portata di chiunque, il cosiddetto conteggio "lampo-tuono". La luce ci raggiunge praticamente all'istante, mentre il suono viaggia molto più lentamente, impiegando circa 3 secondi per percorrere un chilometro. Quindi semplicemente contando i secondi che passano tra il lampo e il tuono e dividendo per 3 si ottiene la distanza in chilometri. Se tra lampo e tuono passano 30 secondi o meno, il fulmine ha colpito entro circa 10 chilometri: è già nel raggio in cui può essere pericoloso, ed è il momento di cercare riparo.
Il secondo "30" riguarda invece il rientro: bisogna attendere almeno 30 minuti dall'ultimo tuono o lampo prima di tornare all'aperto. Non è una precauzione esagerata: molte vittime vengono raggiunte perché tornano all'aperto troppo presto, prima che il temporale si sia davvero allontanato, ed è proprio questa la ragione dell'attesa di 30 minuti Negli impianti professionistici, ovviamente, non ci si affida al conteggio a occhio: la posizione delle scariche viene seguita in tempo reale da reti di sensori che rilevano gli impulsi elettromagnetici emessi dai fulmini e, incrociando i dati di più stazioni, ne calcolano la distanza dallo stadio. È questo sistema a dire agli organizzatori, istante per istante, se c'è attività elettrica entro le 8 miglia critiche.
Che il problema sia concreto lo ha già dimostrato l'estate scorsa il Mondiale per Club, disputato negli Stati Uniti a giugno-luglio 2025. Nel corso del torneo ben sei partite sono state interrotte per allerta meteo, con sospensioni distribuite in diverse città, da Orlando a Cincinnati, passando per Nashville e Charlotte. Casi simili si sono già ripetuti anche nelle amichevoli di preparazione: la sfida tra Arabia Saudita e Porto Rico ad Austin, in Texas, è stata fermata per quasi due ore. Oltre al tema sicurezza, gli allenatori hanno segnalato l'impatto sportivo di queste pause: spezzano il ritmo della gara e rendono difficile mantenere la concentrazione dei giocatori per un'attesa così lunga.
Non solo fulmini: il caldo e l'indice WBGT
Il "protocollo maltempo" è pensato soprattutto per i temporali, ma nello stesso periodo gli stadi nordamericani devono fare i conti con un altro nemico: il caldo umido. Per misurarlo, in ambito sportivo non si guarda solo al termometro, ma a un parametro più completo chiamato WBGT (dall'inglese Wet Bulb Globe Temperature), un indice che combina temperatura dell'aria, umidità, calore irradiato dal sole e vento, restituendo una stima molto più realistica dello stress da calore percepito dal corpo.
Un'analisi sul caldo ai Mondiali 2026 ha stimato che circa una partita su quattro è in programma in città dove i livelli di calore possono mettere sotto pressione la capacità del corpo di raffreddarsi, con alcune gare che potrebbero raggiungere circa 28 °C di WBGT, soglia oltre la quale il sindacato dei calciatori (FIFPRO) ha raccomandato di rinviare il gioco. Tra le contromisure previste dalla FIFA ci sono le pause di idratazione obbligatorie di tre minuti a metà di ogni tempo di gioco.
Cosa possiamo aspettarci ai Mondiali 2026 negli Stati Uniti
La buona notizia è che non tutti gli stadi sono esposti allo stesso modo. Cinque impianti del torneo sono coperti (Atlanta, Dallas, Houston, Los Angeles e Vancouver) e con il tetto chiuso riducono drasticamente sia il rischio temporali sia quello caldo. Il problema riguarda quindi soprattutto gli stadi scoperti, in particolare quelli situati nelle aree più soggette ai temporali estivi, come la Florida o il Texas, che nel periodo estivo registrano temporali pomeridiani molto frequenti. In concreto, quindi, ci si può aspettare che alcune partite vengano sospese all'improvviso, magari con poca pioggia visibile, e riprendano dopo attese che, nei casi peggiori, possono superare l'ora. Per i tifosi europei, abituati a un calcio che si gioca con qualsiasi condizione atmosferica e si ferma quasi solo per impraticabilità del campo, sarà probabilmente l'aspetto più sorprendente di questi Mondiali.