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in foto: Credits: Ralf1969, CC BY–SA 3.0

Rafael Mariano Grossi, il presidente dell'AIEA (L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ovvero l'organo dell'ONU che si occupa di nucleare), lo scorso 11 agosto 2022 aveva dichiarato la necessità di un intervento presso la centrale nucleare di Zaporizhzya, in Ucraina. Il 12 agosto l'agenzia di stampa russa Interfax ha confermato che la Russia sarebbe disposta ad assistere l'AIEA in un'eventuale missione sulla centrale.

Cosa succede alla centrale di Zaporizhzya

La centrale nucleare di Zaporizhzya, situata nella città di Enerhodar nel sud-est dell'Ucraina sulle sponde del fiume Dnepr, è composta da 6 reattori nucleari (è il più grande impianto nucleare d'Europa) e al momento è diventato uno dei luoghi protagonisti della guerra russo-ucraina.

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in foto: Credits: Maxim Gavrilyuk at the Ukrainian language Wikipedia, GFD

Ad oggi è sotto il controllo russo e nell'ultimo periodo ucraini e russi si sono vicendevolmente accusati di aver realizzato delle operazioni belliche di vario tipo intorno e direttamente alla centrale, mettendo in allarme l'AIEA e i governi europei: il timore è che possa esserci dispersione di radiazioni.
Il 6 agosto 2022 la società ucraina per l'energia atomica, Energoatom, aveva dichiarato di aver spento uno dei reattori perché le condizioni di lavoro dell'impianto non erano più sicure.

La comunicazione dell'AIEA e la risposta dal G7

"Sulla base delle informazioni più recenti fornite dall'Ucraina, gli esperti dell'AIEA hanno valutato in via preliminare che non vi è alcuna minaccia immediata alla sicurezza nucleare a seguito dei bombardamenti o di altre recenti azioni militari. Tuttavia, la situazione potrebbe cambiare in qualsiasi momento"

Queste sono state le parole del presidente dell'AIEA al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L'invito resta quello di cessare il fuoco nella zona, puntando a una collaborazione tra le parti e la stessa Agenzia Internazionale: l'obiettivo è la realizzazione di un intervento per verificare esattamente lo stato della centrale nucleare di Zaporizhzya.
Il problema sono infatti le informazioni contraddittorie che provengono dai rappresentati delle due nazioni e l'unica soluzione è provvedere con una valutazione in loco.

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in foto: Presidente della AIEA Rafael Grossi. Credits: IAEA, Vienna, Austria. 20 April 2022 CC BY 2.0

Il lavoro svolto sarà duplice: da un lato saranno valutati eventuali danni fisici alle strutture, il funzionamento dei sistemi di sicurezza primari e secondari, lo stato dei reattori e le condizioni di lavoro del personale; dall'altro l'AIEA si impegna anche a intraprendere attività di salvaguardia per assicurarsi che l‘energia nucleare non venga utilizzata per scopi bellici.

Contestualmente sono arrivati il supporto e la presa di posizione da parte dei Ministri degli esteri del G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d'America) insieme a quelli dell'Alto Rappresentante dell'Unione Europea: ribadendo la condanna alla guerra mossa dalla Federazione Russa contro l'Ucraina, chiedono alla prima di restituire alla seconda il pieno controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhya – insieme a tutti gli impianti nucleari all'interno dei confini dell'Ucraina –  col fine di garantirne il funzionamento sicuro e protetto.

I rischi connessi alla situazione d'allarme nella valutazione dell'ISIN

L'Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione in un suo recente comunicato ha analizzato la situazione e ha proposto un quadro di quanto potrebbe accadere in caso di attacco bellico alla centrale.
Stando a questa valutazione le centrali nucleari possiedono sistemi di sicurezza che – grazie alle strutture ridondanti – permettono all'intero sito di resistere a catastrofi naturali o causate da umani. Insomma: riescono a proteggere piuttosto bene dalla dispersione di radioattività, anche nel caso in cui fossero colpite le zone più importanti della centrale.
I problemi maggiori potrebbero esserci nel caso in cui fossero danneggiate proprio le strutture di sicurezza e poi anche il nocciolo del reattore. Probabilmente in questo caso sarebbe necessario evacuare la zona nel raggio di 20 km e mantenere tutta la popolazione al chiuso nel raggio di 100 km.
Laddove le operazioni belliche dovessero essere più gravi di quanto prospettato, chiaramente potrebbero essere necessarie delle misure di sicurezza che aumentino il raggio di evacuazione, dunque in ogni caso resta necessario anche per l'ISIN il cessate il fuoco.

Un ultimo appunto dell'Ispettorato Nazionale riguarda il territorio italiano: per noi le misure di sicurezza da adottare si limiterebbero al controllo della dispersione atmosferica e a un costante monitoraggio delle radiazioni.

Articolo a cura di
Camilla Ferrario