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21 Marzo 2022
19:02

Quante centrali nucleari servirebbero in Italia per essere indipendenti dal gas russo?

Oggi utilizziamo circa 38 miliardi di metri cubi di gas per produrre energia elettrica: quante centrali nucleari sarebbero necessarie per produrre la stessa energia?

A cura di Luca Romano
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Quante centrali nucleari servirebbero in Italia per essere indipendenti dal gas russo?
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Nella presente situazione di caro-energia, in molti si sono chiesti della possibilità di far ripartire gli ex-impianti nucleari italiani, e in caso affermativo quali sarebbero i benefici. In che misura tamponerebbero un'eventuale crisi energetica? Premettendo non è possibile e che i vantaggi sarebbero marginali, andiamo a vedere quali erano e dove si trovano le principali centrali nucleari italiane, quanta energia avrebbero prodotto e quante ne servirebbero per sopperire ad un'eventuale mancanza di gas naturale.

Si possono riaccendere le vecchie centrali?

La risposta, in breve, è “no, non si può fare”; la risposta lunga è un po’ più complessa. Per chi non lo sapesse, in Italia c'erano 4 centrali nucleari attive: Latina, Sessa Aurunca (Garigliano), Trino Vercellese e Caorso.
Partiamo innanzitutto col dire che gli impianti di Latina, Sessa Aurunca (Garigliano) e Trino Vercellese erano centrali di prima generazione costruite nei primi anni ‘60. Queste centrali non erano pensate per durare molto a lungo, e già quando sono state chiuse, nell’87, iniziavano ad andare verso la fine della loro vita operativa: oggi sarebbero dunque impianti assolutamente vetusti e inefficienti, soprattutto se raffrontati alle tecnologie nucleari moderne.

Diverso è il caso della centrale di Caorso, che invece montava un reattore di seconda generazione molto più potente e moderno, e che operò per meno di cinque anni, dall’81 all’86. Considerato che gli impianti di seconda generazione venivano progettati per una durata minima di 40 anni e che in molti casi sono stati in grado di operare per più di 60 anni, si può dire che la centrale di Caorso fosse ancora praticamente nuova. Questo però non significa che sia possibile o semplice riavviarla: molte parti della centrale sono state infatti smantellate, incluse le turbine e il circuito secondario. Come se non bastasse, la manodopera specializzata in grado di operare su un reattore di quella tipologia oggi è tutta andata in pensione o ha trovato lavoro in altri comparti, per cui, anche se fosse possibile (e non lo è) rimontare il tutto in poco tempo e con una spesa contenuta, vi sarebbe un problema di mancanza di personale adeguatamente formato.

centrale caorso
Centrale nucleare di Caorso (credit: Simone Ramella).

Insomma da questo punto di vista il nucleare non offre scorciatoie a breve termine: se l’Italia volesse tornare a produrre energia dall’atomo, dovrebbe farlo con reattori nuovi e avviando un programma nucleare con tutti i crismi (che include programmi di formazione del personale, partnership con enti di controllo e certificazione internazionali, una legislazione apposita, etc.).

E se non avessimo mai spento i nostri reattori?

Come abbiamo detto poco sopra, le centrali di Latina, Garigliano e Trino vercellese sarebbero oggi comunque probabilmente spente per sopraggiunti limiti di età; va detto che in ogni caso si trattava di reattori di piccola taglia: oggi i tre impianti combinati non produrrebbero neanche il 50% dell’energia di un singolo reattore francese degli anni ‘90, come quelli delle centrali di Civaux o Chooz.

Il reattore di Caorso invece era già un rispettabile BWR da 860 MW di potenza elettrica netta, e se non fosse stato spento oggi sarebbe sicuramente ancora operativo; supponendo di farlo operare con un fattore di carico del 90%, oggi potrebbe produrre circa 6,8 TWh annui di energia, pari a circa il 2,3% del nostro fabbisogno nazionale (che oggi viene coperto dal gas per circa il 45%). Certo, non molto – d’altra parte è un solo reattore, ricordiamo che la Francia ne ha 56 – ma basterebbe a farci risparmiare 1,4 miliardi di metri cubi di gas all’anno (di circa 75 miliardi che consumiamo attualmente).

La centrale nucleare di Montalto di Castro

Al momento del referendum dell’87, una quinta centrale nucleare, quella di Montalto di Castro era completa all’85%, e in seguito alla decisione dei governi Goria, De Mita e Andreotti di chiudere il programma nucleare italiano venne riconvertita in un impianto convenzionale a policombustibile. Se fosse stata invece ultimata avrebbe montato due reattori BWR da 980 MW elettrici, che oggi potrebbero produrre ciascuno 7,8 TWh di elettricità all’anno, che comporterebbero un ulteriore risparmio di 3,3 miliardi di metri cubi di gas.
Se aggiungessimo il reattore di Caorso e gli ulteriori due reattori della centrale di Trino 2, per la quale erano già stati stanziati i fondi e la cui costruzione era prevista per i primi anni ‘90, arriveremmo a 8 miliardi di metri cubi di gas risparmiati.

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Centrale di Montalto di Castro (credit: Hengist Decius).

Quanti reattori servirebbero per essere indipendenti dal gas russo?

Per rispondere a questa domanda, occorre prima di tutto considerare che, dei 75 miliardi di metri cubi di gas naturale che l’Italia importa ogni anno, solo la metà viene utilizzata per produrre energia elettrica: la rimanenza viene utilizzata per i riscaldamenti domestici e per alcune applicazioni industriali. Per rendere quindi indipendente l’Italia dal gas naturale sarebbe indispensabile un’elettrificazione massiccia delle industrie e dei riscaldamenti.

Volendoci limitare all’elettricità, il conto da fare è abbastanza semplice: visto che oggi utilizziamo circa 35 miliardi di metri cubi di gas per produrre 140 TWh di energia elettrica e visto che cinque reattori comporterebbero un risparmio di otto miliardi di metri cubi di gas, servirebbero 20-25 reattori per rendere la produzione di energia elettrica completamente slegata dall’import di gas naturale. E infatti una ventina di reattori da 850-900 MW in grado di lavorare per 8000 ore l'anno (abbastanza standard per un impianto nucleare) produrrebbero circa 140-150 TWh di elettricità.

Questo però è vero considerando impianti di media potenza, come quelli che l’Italia aveva in programma alla fine degli anni ‘80: se invece consideriamo i più moderni esemplari di PWR, come gli APR coreani (1400 MW di potenza elettrica) o gli EPR francesi (1600-1750 MW), il numero scende a circa 15 reattori, e si dimezza ulteriormente se ipotizziamo di voler fare a meno solo del gas russo (circa il 40% di quello che importiamo) e non del gas naturale tout-court. Se poi integriamo nel conto la possibilità di sostituire almeno parte del gas utilizzato per generare elettricità con fonti rinnovabili (che sono intermittenti, ma possono comunque contribuire in maniera importante), il numero scende a 4-5 reattori per eliminare il gas russo, una decina per eliminare del tutto il gas e 15 se si vuole fare a meno anche del carbone. Ad esempio si potrebbe iniziare coprendo 50 TWh con 4-5 reattori nucleari di grossa taglia e 20 TWh con energie rinnovabili, per eliminare l'import di gas russo: in questo caso basterebbe installare 13 GW di nuova potenza rinnovabile, pari a circa il 50% di quella attualmente installata (escluso l'idroelettrico), supponendo un fattore di capacità del 18%, che è più o meno lo standard per gli impianti fotovoltaici oggi (in Italia il vento è disponibile in grandi quantità solo in pochissimi posti).

Volendo fare del tutto a meno del gas, questi numeri andrebbero raddoppiati (40-50 reattori da 850-900MW o 30 reattori da 1400-1750MW), e per eliminare anche il carbone bisognerebbe triplicarlo. Occorre specificare che questi numeri per le rinnovabili valgono solo in presenza di una fonte stabile (in questo caso abbiamo supposto il nucleare) a fare da complemento: senza di essa si pone il problema di compensare l'intermittenza installando potenza in eccesso e sistemi di accumulo, e questo esula dallo scopo di questo articolo. Ovviamente il tutto si intende in una prospettiva di medio termine, dal momento che i tempi di costruzione di un reattore nucleare solitamente sono tra i cinque e i sette anni (e qualche volta si allungano oltre i dieci) e anche decine di GW di rinnovabili non si mettono su da un giorno all'altro.

Riassumiamo quindi quanti reattori servirebbero con e senza contributo delle rinnovabili per fare a meno del gas russo e dei combustibili fossili tout-court.

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