Allarme bomba su diversi voli civili in Europa, Italia compresa: nella mattina di oggi, 5 novembre, si sono verificati altri tre casi che hanno coinvolto voli diretti o partiti dall'Italia, dopo gli episodi dello scorso 3 novembre: si tratta di un Airbus A320 di Aer Lingus in volo Dublino-Roma, dirottato sulla base militare francese di Évreux-Fauville e scortato da un caccia dell'aviazione francese, con 151 passeggeri e 6 membri d'equipaggio a bordo; un Airbus A321 di Wizz Air decollato da Milano Malpensa e diretto a Varsavia, dirottato a Vienna; e un volo Finnair da Helsinki atterrato regolarmente a Fiumicino intorno alle 9:30, scortato dai caccia dell'Aeronautica Militare italiana, con operazioni di bonifica degli artificieri della Polizia attivate subito dopo l'atterraggio.
Secondo le prime informazioni emerse, l'allarme sarebbe scattato dopo una serie di e-mail recapitate dal presunto gruppo «Combattenti dello Stato Maschile», nelle quali si leggeva «Siete tutti complici di un complotto criminale, vogliamo annientarvi per questo. Il vostro regime femminista se ne ricorderà per sempre. L'esplosione avverrà tra 60 minuti. Oggi il vostro cielo sarà rosso».
Nelle ore successive, sono stati riportati nuovi casi simili anche in Bulgaria, con voli da Copenhagen, Madrid e Londra che sono atterrati negli aeroporti di Sofia e Plovdiv, ed episodi su quattro voli diretti a Praga, con la polizia ceca che però ha precisato la «bassa credibilità delle minacce». In totale, sembra che ci siano state segnalazioni su almeno 18 voli.
Tutti gli allarmi scattati il 3 novembre sono stati dichiarati infondati: sui voli di oggi 5 novembre sono ancora in corso le verifiche, ma è assai probabile che l'esito si riveli identico. Al momento, comunque, non sono ancora chiare le cause o i possibili attori che si celano dietro.
Insomma, nessuna indagine ha ancora stabilito con certezza la matrice degli allarmi bomba più recenti: è importante specificare che attribuire la responsabilità a un attore statale o a un gruppo organizzato senza elementi certi rischia di alimentare ancora di più il clima di tensione che queste stesse minacce puntano a creare.
Perché i voli commerciali che dichiarano allarme bomba sono scortati da caccia militari
Il primo punto da chiarire subito è uno: a prescindere dal modo in cui viene comunicato il presunto allarme bomba, ogni segnalazione viene sottoposta a una valutazione di sicurezza e può determinare l'attivazione di specifiche procedure precauzionali che coinvolgono equipaggio, controllori del traffico aereo, forze dell’ordine e gestori aeroportuali. L’obiettivo è quello di garantire l’incolumità di chi si trova a bordo e proteggere le persone e le infrastrutture a terra.
All'interno di questo protocolli rientra anche la scorta degli aerei civili da parte di velivoli da combattimento, come è appunto avvenuto questa mattina con i caccia militari: si tratta di una procedura codificata a livello internazionale, la cui logica affonda le radici negli attentati dell'11 settembre 2001. Da quel giorno, infatti, il mondo dell'aviazione ha dovuto fare i conti con la possibilità che un aereo commerciale possa essere trasformato in un'arma.
Il quadro normativo poggia sulle disposizioni dell'Organizzazione Internazionale dell'Aviazione Civile (ICAO). L'Annex 2 alla Convenzione di Chicago (Rules of the Air) stabilisce, al paragrafo 3.8 e nella relativa Appendice 2, che l'intercettazione di aeromobili civili da parte di velivoli militari deve essere disciplinata da ogni Stato membro attraverso regolamenti e direttive amministrative adeguati e che vi si può ricorrere solo come ultima risorsa. La scorta militare, quindi, è una misura aggiuntiva, non una conseguenza necessaria di qualsiasi minaccia bomba.
Il Consiglio dell'ICAO ha formulato raccomandazioni speciali in merito, sottolineando che ogni intercettazione è potenzialmente pericolosa e che gli Stati devono garantire il rispetto rigoroso dei segnali visivi standardizzati (oscillazione delle ali, lampeggiamento delle luci, segnali manuali) affinché siano riconosciuti universalmente.
A livello europeo, la normativa di riferimento è il Regolamento UE n. 923/2012, comunemente noto come SERA (Standardised European Rules of the Air). La normativa stabilisce che un pilota il cui aeromobile sia soggetto a interferenza illecita (come, appunto, un allarme bomba) deve tentare di atterrare il prima possibile all'aeroporto idoneo più vicino o a quello designato dall'autorità competente.
Al tempo stesso, prevede che ogni volta che un'interferenza illecita è nota o sospettata o che è stato ricevuto un avviso di minaccia bomba, le unità dei servizi del traffico aereo devono prontamente soddisfare le richieste dell'aeromobile, avvisare senza indugio l'equipaggio della minaccia e trasmettere i messaggi pertinenti alle autorità designate.
Anche l'EASA specifica che i caccia dovrebbero intercettare aeromobili civili solo come ultima risorsa e nel rispetto di protocolli rigorosi. Nel caso in cui ricorrano a questa ultima risorsa, i caccia svolgono funzioni precise: identificazione visiva del velivolo, ispezione ravvicinata della fusoliera, comunicazione alternativa quando le radio sono inutilizzabili e, solo in ultima istanza, la capacità di neutralizzare una minaccia aerea contro il territorio nazionale.
Insomma, i velivoli militari intervengono solo nei casi considerati più pericolosi, con l'obiettivo di tutelare il più possibile lo Stato da potenziali minacce. Nel caso di questa settimana, la concentrazione anomala delle minacce in poche ore su più Paesi e compagnie diverse può aver spinto le autorità ad alzare il livello di allerta, rendendo la scorta militare una misura necessaria anche per allarmi che singolarmente sarebbero stati gestiti diversamente.
I precedenti: dal caos in India nel 2024 agli aerei in Europa
Quello che sta accadendo in Europa, comunque, ha diversi precedenti. A livello globale, il caso più massiccio della storia recente si è verificato in India nell'ottobre 2024, quando oltre 500 minacce bomba (tutte rivelatesi false) hanno paralizzato l'aviazione del Paese in appena due settimane, superando il numero totale di allarmi registrati nell'intero anno precedente.
Le minacce, trasmesse principalmente attraverso account anonimi sulla piattaforma X hanno colpito 136 rotte aeree, incluse 50 destinazioni internazionali, e hanno coinvolto tutte le principali compagnie indiane I danni operativi ed economici sono stati enormi: il governo indiano ha denunciato quella che le agenzie di sicurezza hanno definito una “campagna coordinata”, mentre il Ministero dell'Aviazione Civile ha imposto norme più severe, inclusa l'iscrizione dei responsabili nelle no-fly list.
Anche il nostro continente, però, ha già vissuto episodi simili: il più grave resta un caso in cui la falsa minaccia bomba non è stata opera di un singolo disturbatore, ma di un intero apparato statale. Il 23 maggio 2021, il volo Ryanair FR4978 da Atene a Vilnius fu dirottato a Minsk dal controllo del traffico aereo bielorusso con il pretesto di una bomba a bordo.
L'obiettivo reale era arrestare il giornalista dissidente Roman Protasevich, che si trovava tra i passeggeri. A stabilirlo fu proprio l'indagine condotta dall'ICAO, che confermò come i funzionari bielorussi avevano orchestrato il dirottamento deliberato del volo sotto falso pretesto, mettendo in pericolo la sicurezza dell'aeromobile. Il Consiglio europeo condannò l'episodio come “senza precedenti e inaccettabile”, l'EASA emise una Safety Directive per bloccare i voli nello spazio aereo bielorusso e l'Unione Europea impose pesanti sanzioni a Minsk.
Da allora gli episodi europei si sono moltiplicati: nel luglio 2022, un volo EasyJet da Londra Gatwick a Minorca è stato intercettato e scortato da un caccia F-18 dell'aeronautica spagnola dopo che un passeggero britannico di 18 anni aveva pubblicato una falsa minaccia bomba sui social media. Nel dicembre dello stesso anno, un Embraer E170 della LOT Polish Airlines è stato evacuato a Copenaghen dopo un allarme ricevuto durante il volo da Varsavia.
A gennaio 2026, un aereo Turkish Airlines in rotta da Istanbul ha effettuato un atterraggio d'emergenza a Barcellona-El Prat: la causa era un passeggero che aveva creato una rete Wi-Fi personale con un nome contenente la parola "bomba". Nel febbraio 2025, il volo American Airlines 292 da New York a Nuova Delhi è stato dirottato a Roma Fiumicino, scortato da due Eurofighter dell'Aeronautica Militare italiana, dopo un allarme bomba poi rivelatosi infondato. E il 18 ottobre 2026, appena due settimane prima dell'attuale ondata, un volo Austrian Airlines da Tel Aviv a Vienna è stato dirottato in Bulgaria per una minaccia dello stesso tipo.
Come ben intuibile, i falsi allarmi bomba a bordo di aerei commerciali rappresentano uno strumento di sabotaggio a basso costo, ma ad alto impatto per le ricadute sul trasporto aereo europeo. E il fatto che le compagnie siano obbligate a trattare ogni segnalazione come reale rende queste false minacce uno stratagemma di destabilizzazione molto efficace. Come accennato, però, bisogna andare cauti con l'attribuire le responsabilità: senza elementi certi si rischia di alimentare ancora di più il clima di tensione che queste stesse minacce puntano a creare.
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