Approvato alla COP28 l’accordo Global Stocktake, si va verso lo stop ai combustibili fossili

È stato ufficialmente approvato all'unanimità il testo finale sul Global Stocktake: per la prima volta nella storia una COP mette nero su bianco l'abbandono dei combustibili fossili.

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13 Dicembre 2023
14:42
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Approvato alla COP28 l’accordo Global Stocktake, si va verso lo stop ai combustibili fossili
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Credits: IAEA Imagebank, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.

Un accordo storico quello approvato all'unanimità la mattina del 13 dicembre 2023 alla COP28 di Dubai. Dopo due settimane di negoziati, i 198 delegati delle Nazioni presenti alla ventottesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici hanno approvato all'unanimità la quinta – e probabilmente ultima – iterazione del testo del Global Stocktake, adottato senza obiezioni durante la plenaria di chiusura e subito seguito da un'ovazione di applausi durata tre minuti, a testimoniare un evento evento unico nella sua portata.

Dopo aver sforato il calendario di un giorno – martedì 12 dicembre era infatti prevista la chiusura ufficiale della conferenza in corso a Dubai – i Paesi firmatari si sono riuniti sin dalle prime ore della giornata odierna per discuterne ulteriormente. Ed ecco che l'accordo è stato raggiunto con un colpo di scena. Erano, infatti, attese le dichiarazioni dei Paesi sul testo e invece tutto si è risolto in meno di tre minuti dal colpo di martelletto di Sultan Al Jaber, il contestato presidente di COP28 nonché amministratore delegato della compagnia petrolifera di Stato degli Emirati Arabi Uniti.

È la prima volta in cui negli accordi di una COP si fa esplicito riferimento all'abbandono dei combustibili fossili. In questo senso sono stati inoltre approvati gli obiettivi per il 2030 di triplicare le energie rinnovabili e raddoppiare l'efficienza energetica. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato: «L'accordo di oggi segna l'inizio dell'era post-fossile».

Che cos'è il Global Stocktake

Il Global Stocktake è stato definito il fulcro della COP28, e per questo motivo oggetto di grande attenzione. Si tratta, come dice il nome stesso, di un “inventario globale” che consente ai Paesi e alle parti interessate di vedere dove stanno collettivamente facendo progressi verso il raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici e dove, al contrario, non li stanno facendo. In questo modo i vari Paesi possono rimodulare o ricalibrare i programmi di azione che, secondo l'Accordo di Parigi, devono presentare ogni 5 anni. In questo senso, il Global Stocktake è il principale strumento per realizzare concretamente l'obiettivo stabilito dall'Accordo di Parigi: contenere il riscaldamento globale sotto la soglia di sicurezza di +2 °C (e possibilmente +1,5 °C) rispetto all'epoca pre-industriale.

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La parola d'ordine è “transizione”

Il testo attuale del Global Stocktake presenta modifiche al linguaggio, alla responsabilità e al riconoscimento di percorsi differenziati. Ma sopratutto, non contiene più la dicitura “phase-out”, che indicava l'eliminazione graduale dei combustibili fossili e che più di 100 Paesi avevano invocato, ma chiede di «transitare fuori dai combustibili fossili nei sistemi energetici in modo giusto, ordinato ed equo, accelerando l'azione in questo decennio critico».

Dunque, pur di raggiungere un compromesso tra esigenze divergenti, viene usata un’espressione nuova: “transizione”. Termini come questo sono importanti in sede negoziale, sottolineando il concetto di transizione rispetto alla versione precedente, in cui si puntava l’attenzione sulla riduzione di produzione e consumo. Un compromesso per cercare di far salire a bordo anche i Paesi esportatori di petrolio, capeggiati dall’Arabia Saudita, dai quali nei giorni scorsi era arrivata una forte opposizione.

A prima vista può sembrare un compromesso al ribasso, che cerca di tenere insieme posizioni per molti versi inconciliabili. Ma l'aspetto positivo è che per la prima volta fa esplicito riferimento ai combustibili fossili. Questo è un fatto memorabile, anche perché una volta introdotto questo riferimento difficilmente verrà eliminato in futuro.

La transizione dovrebbe avvenire in modo da portare il mondo a zero emissioni nette di gas serra nel 2050 e seguire le indicazioni fornite dalla comunità scientifica. Per raggiungere la soglia concordata, si prevede che il mondo raggiunga il picco massimo di emissioni di carbonio entro il 2025, ma si lascia un margine di manovra a singoli paesi come la Cina per raggiungere il picco più tardi.

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I punti chiave del Global Stocktake

Dopo le preoccupazioni suscitate dall'ultima bozza, che presentava un elenco di azioni sui combustibili fossili che i Paesi «potevano» intraprendere, la nuova iterazione sembra ora contenere un messaggio più chiaro e più forte. Ora si chiede alle Parti di seguire 8 fasi – le stesse riportate dall'articolo 28 del famoso Accordo di Parigi e su cui si è fortemente incentrata l'attenzione delle ultime ore – che tengano conto di diversi percorsi:

  • triplicare la capacità di energia rinnovabile a livello globale e raddoppiare il tasso medio annuo globale di miglioramenti dell'efficienza energetica entro il 2030;
  • accelerare gli sforzi verso l'eliminazione graduale dell'energia prodotta dal carbone;
  • accelerare gli sforzi a livello globale verso sistemi energetici a zero emissioni nette, utilizzando combustibili a zero o basse emissioni di carbonio ben prima o entro la metà del secolo;
  • abbandonare (transition away) i combustibili fossili nei sistemi energetici in modo giusto, ordianto ed equo, accelerando l'azione in questo decennio critico, in modo da raggiungere emissioni zero entro il 2050;
  • accelerare le tecnologie a zero e basse emissioni, tra cui le energie rinnovabili, il nucleare, le tecnologie di abbattimento e rimozione come la cattura, l'utilizzo e lo stoccaggio del carbonio, in particolare nei settori difficili da abbattere, e la produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio;
  • abbattere le emissioni diverse dalla CO2 a livello globale, comprese in particolare le emissioni di metano, entro il 2030;
  • accelerare la riduzione delle emissioni derivanti dal trasporto stradale impiegando varie modalità, anche attraverso lo sviluppo delle infrastutture e la rapida diffusione di veicoli a zero e basse emissioni;
  • eliminare i sussidi inefficienti ai combustibili fossili che non affrontano la povertà energetica o le semplici transizioni.

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I dubbi sul risultato della COP28

Per contro, a fronte di questo importante traguardo raggiunto rispetto alla necessità improrogabile di «transitare» verso le energie pulite, non si è detto molto circa l'eventuale approccio differenziato alla transizione energetica, una delle richieste chiave dei Paesi del Sud del mondo. Il passaggio alle rinnovabili può essere traumatico e causare scompensi socio-economici, sostiene un nutrito gruppo di Stati.

È debole anche il linguaggio sulle attività di adattamento alla crisi climatica, senza limiti temporali stringenti. Poca chiarezza, infine, su termini il cui significato non è chiaramente definibile (e quindi, in qualche misura, impugnabile), come “transformative adaptation” and “maladaptation avoidance”. E questo può costituire un grosso problema nell'immediato futuro, sopratutto per i Paesi in via di sviluppo, in quanto l'azione di adattamento è fondamentale in questo decennio ed ha bisogno di un sostegno finanziario accelerato.

Secondo quanto riportato dalle agenzie, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha chiosato dicendo:

L’era delle fonti combustibili fossili deve terminare. E deve farlo con giustizia ed equità. Ci tengo a sottolineare che l’uscita dalle fossili è inevitabile, che lo vogliano o no. Speriamo che non arrivi quando sarà troppo tardi. Il mondo non può permettersi ritardi, indecisioni o mezze misure.

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