5 Dicembre 2023
17:42

COP28, i dubbi e le sfide per mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia di sicurezza

Con la COP28 di Dubai è sempre più alta l'attenzione sulla necessità di contenere il riscaldamento globale sotto la soglia di sicurezza nei prossimi decenni. Ma quali sono i dati scientifici sulla situazione attuale?

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COP28, i dubbi e le sfide per mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia di sicurezza
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I rappresentanti dei 197 Paesi arrivati a Dubai per la tanto attesa COP28 sul clima, iniziata il 30 novembre, in questi giorni si stanno confrontando con una domanda fondamentale: le nazioni stanno raggiungendo l'obiettivo prefissato di limitare il riscaldamento globale a +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali?

Purtroppo la risposta è no. Le possibilità di contenere il global warming entro questa soglia fatidica stanno rapidamente scomparendo, anche se i ricercatori affermano che ci sono alcuni segnali positivi. Tra questi vi è sicuramente il fatto che molti governi stanno adottando misure concrete per mitigare il cambiamento climatico. Gli investimenti per il clima stanno aumentando sia nel settore pubblico che in quello privato e le fonti di energia rinnovabili stanno sostituendo i combustibili fossili a ritmi storici in molti Paesi. Tuttavia i progressi sono troppo lenti e, in base a quasi tutti i parametri, il mondo è molto lontano dall'obiettivo fissato con l’Accordo di Parigi.

Le emissioni di gas serra sono ai massimi storici, la deforestazione continua a essere eccessiva, i contributi per i combustibili fossili aumentano e le centrali elettriche a carbone continuano a essere costruite.

I dati sul riscaldamento globale

Da una prima valutazione generale, sembra che le Nazioni non abbiano alcuna possibilità di raggiungere l'obiettivo. Nell'ultimo decennio il tasso di riscaldamento è aumentato e la temperatura media globale per il 2023 sarà probabilmente di 1,4 °C al di sopra della media del 1850-1900.

A questo ritmo, potrebbe passare meno di un decennio – o forse meno – prima che il riscaldamento globale raggiunga la soglia di sicurezza di +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. Le oscillazioni periodiche naturali, come l'attuale riscaldamento di El Niño nel Pacifico tropicale, possono influenzare significativamente le temperature nel breve termine. Per calcolare la temperatura della superficie terrestre, l'International Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite utilizza medie mobili di 10 e 20 anni. Ciò significa che può esserci un lungo ritardo tra la stima ufficiale dell'IPCC del riscaldamento globale e le temperature medie effettivamente registrate in un determinato anno. In altre parole, potremmo effettivamente raggiungere +1,5 °C anche ogni anno per un intero decennio prima che la media a lungo termine superi questo valore.

E la cosa peggiore è che il riscaldamento globale non si fermerà qui. I modelli che utilizzano le emissioni di carbonio previste stimano che, entro il 2100, le temperature globali aumenteranno di 2,4-2,6 °C rispetto ai valori preindustriali, sulla base degli attuali impegni assunti dai Paesi nell'ambito dell'Accordo di Parigi.

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Assumendo emissioni moderate nel futuro, i modelli climatici valutati dall’IPCC prevedono un’ampia gamma di scenari di riscaldamento (in arancione) entro il 2100 ben superior ai 2 °C. Fonte: Berkeley Earth.

I ritardi rispetto agli obiettivi prefissati

Una cosa è chiara: più aspettiamo, più diventa difficile raggiungere gli obiettivi di Parigi e gli esperti dicono che abbiamo aspettato fin troppo. I leader mondiali si sono impegnati a prevenire «pericolose interferenze antropiche sul sistema climatico» quando hanno firmato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nel lontano 1992. Se avessero rispettato quell'impegno e avessero continuato a ridurre le emissioni all'epoca, avrebbero avuto un secolo per fermare le emissioni di gas serra e limitare il riscaldamento globale a +1,5 °C.

Il quadro appare diverso tre decenni dopo. In base all'attuale andamento delle emissioni, il mondo brucerà abbastanza carbonio da provocare un riscaldamento di circa 1,5 °C in poco più di 5 anni, secondo le ultime stime del bilancio del carbonio di Climate Change Tracker, un consorzio scientifico che segue l'andamento del clima utilizzando le metodologie dell'IPCC. Il mondo dovrebbe ridurre le emissioni di carbonio dell'8% ogni anno da oggi al 2034 per mantenere il 50% di possibilità di rimanere sotto la soglia di +1,5 °C.

L'obiettivo dei +1,5 °C è ancora raggiungibile, ma come? 

Non essendoci alcuna speranza di un'azione così drastica per fermare le emissioni, i ricercatori sono concordi nell'affermare che c'è un solo modo possibile per uscire da questa situazione. Si tratta di superare il limite di +1,5 °C per un certo periodo di tempo, per poi abbassare le temperature nella seconda metà del secolo estraendo l'anidride carbonica dall'atmosfera. Questo scenario di superamento è una delle scelte principali dei modelli informatici incaricati di trovare il percorso più economico da seguire, ed è uno dei motivi per cui molti scienziati continuano a dire che l'obiettivo è ancora tecnicamente raggiungibile.

Gli scienziati e le imprese stanno perseguendo una serie di opzioni, spesso controverse, per rimuovere il carbonio dall'atmosfera, note anche come emissioni negative. Alcuni si concentrano su attività basate sulla natura, come piantare foreste e alterare sottilmente la chimica degli oceani, per promuovere l'assorbimento del carbonio. Altri ricorrono a soluzioni industriali, come la cattura e stoccaggio della CO2.

stoccaggio industria co2

Il problema è che nessuna delle metodologie di rimozione dell'anidride carbonica è stata testata su una scala rilevante a livello climatico e i potenziali effetti a catena sono spesso poco conosciuti. Ma con investimenti e ricerche sufficienti, molti scienziati si aspettano che, alle fine, le emissioni negative diano un risultato molto incoraggiante.

Senza contare il costo esorbitante di questa operazione planetaria: ipotizzando 100 dollari a tonnellata per estrarre CO2 dall’atmosfera, sequestrare una quantità di carbonio sufficiente a ridurre la temperatura media globale di 0,1 °C costerebbe ben 22.000 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra circa 16 volte superiore alla spesa annuale per il clima sostenuta dai governi e dalle imprese di tutto il mondo nel 2022.

Meno emissioni e più energia pulita

Dopo un calo registrato durante la pandemia, nel 2022 le emissioni globali di CO2 da combustibili fossili hanno raggiunto un nuovo massimo di 37,2 miliardi di tonnellate. Tuttavia, anche i tassi di generazione di energia rinnovabile sono in aumento e molti esperti di energia considerano ormai inevitabile la transizione dai combustibili fossili. Questo è uno dei pochi punti di forza della COP28.

Anche di fronte all'inflazione, alla guerra e alla concomitante crisi energetica, la diffusione delle energie pulite ha raggiunto livelli record. Le tecnologie pulite stanno attirando la maggior parte dei nuovi investimenti energetici in tutto il mondo e sembra che i combustibili fossili siano pronti per un imminente, anche se lento, declino.

Tutto ciò ha portato l'Agenzia Internazionale dell'Energia a prevedere che le emissioni annuali da combustibili fossili – che rappresentano oltre il 90% di tutte le emissioni di carbonio – raggiungeranno il picco nei prossimi anni e scenderanno a 35 miliardi di tonnellate entro il 2030. Rispetto a una proiezione di base del 2015, prima della firma dell'Accordo di Parigi, ciò rappresenterebbe una riduzione di 7,5 miliardi di tonnellate all'anno, equivalente all'eliminazione delle emissioni energetiche degli Stati Uniti e dell'Unione Europea messi insieme.

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Gli investimenti per il clima sono in aumento

Secondo l'ultima analisi della Climate Policy Initiative (CPI), gli investimenti globali per il clima (che comprendono sia la spesa privata sia quella pubblica) sono saliti a 1100 miliardi di dollari nel 2021 e a 1400 miliardi di dollari nel 2022. In totale ciò rappresenta un quasi raddoppio rispetto ai due anni precedenti.

Ma è solo un inizio. Il CPI stima che il mondo dovrà aumentare la spesa per il clima a circa 9000 miliardi di dollari all'anno entro il 2030 e a quasi 11.000 miliardi di dollari entro il 2035 per diffondere le fonti di energia pulite e prepararsi agli inevitabili impatti del riscaldamento del clima nei prossimi decenni.

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