0 risultati
video suggerito
video suggerito
27 Giugno 2024
6:00

Che differenza c’è tra uragano, ciclone, tornado e tifone: le caratteristiche a confronto

Uragani, tifoni, cicloni e tornado sono alcuni tra i fenomeni atmosferici più devastanti: spesso ed erroneamente usati come sinonimi, sono in realtà molto diversi tra loro in quanto a zone di origine, periodo e processo di formazione, dimensioni e tempo di vita. Scopriamolo insieme.

6 condivisioni
Che differenza c’è tra uragano, ciclone, tornado e tifone: le caratteristiche a confronto
tornado vs uragano

Spesso nel linguaggio comune c'è qualche confusione sulla differenza tra alcuni termini meteorologici come tornado, tromba d'aria, uragano, ciclone e tifone. Chiariamo subito un punto fondamentale: “tornado” e “tromba d'aria” indicano lo stesso fenomeno (con la variante “tromba marina” se si sviluppa sul mare). Per quanto riguarda uragani, cicloni e tifoni, c'è da dire che un ciclone è una qualunque regione chiusa caratterizzata da bassa pressione: se questo avviene a basse latitudini si parla allora di cicloni tropicali, altrimenti di cicloni extra-tropicali (come i cicloni simil-tropicali che si verificano nel Mediterraneo). Questo termine è usato anche nello specifico per le tempeste cicloniche più intense che si sviluppano nell'Oceano Indiano e nell'emisfero meridionale, mentre si usa “uragano” per le tempeste più intense associate a cicloni tropicali che si sviluppano al largo delle coste del Centro-Nord America e “tifone” per quelle che si sviluppano al largo delle coste asiatiche dell'Oceano Pacifico. Esistono altri nomi locali (per esempio in Australia si chiamano “Willy Willy”), ma dal punto di vista meteorologico tutti questi termini indicano sostanzialmente lo stesso fenomeno.

La differenza fondamentale tra tornado/tromba d'aria e uragano/ciclone/tifone è sostanzialmente questa: nei tornado a vorticare è soltanto l'aria, mentre negli uragani è un enorme ed esteso ammasso nuvoloso. Ma le differenze tra queste due categorie di “mostri” atmosferici non finiscono qui.

Tornado o trombe d’aria, cosa sono e come si formano: le caratteristiche

Immagine

Forma. Si tratta di un vortice d’aria in fortissima rotazione ciclonica, con la classica forma a imbuto, le cui estremità si trovano tra la superficie terrestre (corrispondente alla parte più stretta) e la base della nube da cui trae origine la stessa tromba d’aria (corrispondente alla parte più larga dell’imbuto).

Origine. La nube da cui prende vita il tornado è il tipico cumulonembo, ovvero la nube del temporale, presenza indispensabile affinché si possa sviluppare la tromba d’aria. Queste si formano sulla terraferma, anche alle medie latitudini, tra i 30° e i 60°, dunque alle nostre, o sulla superficie dei mari, soprattutto in prossimità delle aree costiere.

Dimensioni e durata. Stiamo parlando di un fenomeno che può avere dimensioni e durata variabili ma, generalmente, il diametro va da poche decine di metri fino ad un massimo di alcune centinaia, eccezionalmente di 1 o 2 km, con una durata solitamente compresa tra pochi secondi e decine di minuti fino ad un massimo di 1 ora o poco più.

Percorrenza. Una volta formati, i tornado si muovono attraverso il territorio, sul quale percorrono decine, se non centinaia, di chilometri prima di dissiparsi e morire.

Periodo di sviluppo. Le trombe d’aria sono più frequenti tra la primavera e l’autunno e durante il giorno, tuttavia possono formarsi in qualsiasi momento della giornata e in qualunque giorno dell’anno.

Intensità. All’interno di un tornado di categoria EF5, il massimo della scala Fujita di riferimento, il vento può superare i 320 km/h!

Prevedibilità. Il tornado è molto difficile da prevedere, se non quasi impossibile, essendo un fenomeno di dimensioni molto ridotte e dunque a microscala, capace di svilupparsi nel giro di pochissimi minuti: dettagli, questi, che anche con il più performante dei modelli fisico-matematici ad area limitata (i cosiddetti LAM) non sarebbe possibile pronosticare. In realtà, per i tornado possiamo sfruttare alcuni dettagli che ci vengono dal cielo: in caso di presenza di nubi particolarmente scure e di colore verdastro, di un’intensa e grossa grandinata e potenti raffiche di vento orizzontale si potrebbe ipotizzare una sua imminente formazione.

Uragani e tifoni, cosa sono e come si formano: le caratteristiche

Immagine

Forma. Anche in questo caso abbiamo a che fare con un’intensa rotazione ciclonica: tuttavia, a ruotare – in senso anti-orario nell’emisfero nord e orario nell’emisfero sud – non è solo l’aria, ma anche l’esteso ammasso nuvoloso che costituisce l’uragano stesso. La forma è quella tipica di una spirale o di una ciambella con il buco al centro, chiamato anche “occhio del ciclone”.

Origine. Si origina da una perturbazione tropicale preesistente, che evolve prima in tempesta tropicale, poi in ciclone tropicale e, infine, in uragano. Tutto ciò avviene esclusivamente sopra gli oceani e a latitudini prossime all’equatore, più precisamente tra i 15° N e i 15° S. Gli uragani, dunque, non si formano mai sulla terraferma, anzi, appena toccano un continente iniziano subito a perdere energia e quindi potenza, indebolendosi progressivamente man a mano che avanzano all’interno del territorio stesso.

Dimensioni e durata. Stiamo parlando di un vero e proprio “gigante atmosferico” con un diametro di alcune centinaia di km, ma che può arrivare anche ai 1500 km, con un tempo di vita dell’ordine di alcuni giorni e, in qualche caso, persino di 2 o 3 settimane, durante il quale è in grado di percorrere migliaia di km.

Periodo di sviluppo. La stagione fertile degli uragani è quella che va da maggio a novembre, mentre nel resto dell’anno la probabilità che se ne formi uno è decisamente bassa, se non proprio nulla.

Intensità. Per quanto riguarda la velocità massima raggiunta dal vento: all’interno di un uragano di categoria 5, il massimo della scala Saffir-Simpson di riferimento, si possono superare i 250 km/h.

Prevedibilità. Rispetto a un tornado, è più facile prevederne il luogo di formazione, il percorso e l’intensità di un uragano durante il suo tragitto. Attraverso gli stessi modelli fisico-matematici usati per le previsioni meteorologiche è possibile “costruire” la cosiddetta “storm track”, adottando con un buon anticipo tutte le misure di prevenzione e precauzione necessarie per limitare il più possibile i danni.

Fonte
Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views