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15 Giugno 2026
17:30

Attentato alla metro di Tokyo con il Sarin: la setta religiosa dietro alla strage del 1995

La setta Aum Shinrikyō, guidata dal santone Shoko Asahara, diffuse gas nervino Sarin nella metro di Tokyo. L'attacco, avvenuto il 20 marzo 1995, causò 14 morti e migliaia di feriti, segnando profondamente il Giappone.

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Attentato alla metro di Tokyo con il Sarin: la setta religiosa dietro alla strage del 1995
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I soccorritori del Tokyo Fire Department intervenuti a seguito dell’attentato nella metro di Tokyo con il Sarin. Credit: Tokyo Fire Department, via Wikimedia Commons

L'attacco alla metropolitana di Tokyo con il Sarin, un potente agente nervino liquido, è uno degli attentati più tristemente noti della storia del Giappone. La strage fu messa in atto il 20 marzo 1995 da membri della Aum Shinrikyō, una setta religiosa giapponese a stampo estremista, e causò 14 vittime e oltre 5.800 feriti.

Ma quali furono le ragioni dietro a questo gesto estremo, considerato il più grande attacco avvenuto nel Paese nipponico dalla fine della Seconda Guerra Mondiale? E come fu organizzato il tutto?

Per capirlo dobbiamo prima fare un passo indietro e vedere brevemente come nacque questa setta e chi era Shoko Asahara, il suo fondatore.

La nascita di Aum Shinrikyō, la setta che attaccò la metro di Tokyo

Aum Shinrikyō (traducibile in "verità suprema") nacque negli anni '80 come gruppo spirituale che mescolava credenze indù e buddiste, con l'integrazione di qualche elemento cristiano. A capo di questo movimento c'era Shoko Asahara – pseudonimo di Chizuo Matsumoto – il quale si proclamò non solo Cristo ma anche nuovo "illuminato" dopo Buddha.

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Foto di Shoko Asahara, via Wikimedia Commons.

Nel 1989 la Aum Shinrikyō ottenne in Giappone lo status ufficiale di organizzazione religiosa e riuscì ad avere un successo così grande da reclutare migliaia seguaci in tutto il mondo, anche grazie alle numerose conferenze e libri scritti dallo stesso Asahara. Tuttavia, sotto a questa patina di apparente legalità, si nascondeva una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.

La deriva estremista della setta del culto

Asahara iniziò a sviluppare un culto incentrato sempre più sulla propria figura. Come riportato anche dalla BBC, nel corso del tempo ex-membri del culto hanno confermato come fosse d'uso comune la pratica di pagare migliaia di dollari solo per partecipare a rituali che coinvolgessero i capelli o l'acqua del bagno del leader.

Ma non è finita qui: Asahara divenne sempre più paranoico, profetizzando la fine del mondo e arrivando a sostenere che solo i membri della setta si sarebbero salvati dall'apocalisse. Addirittura provò ad entrare in politica con l'idea di fondare una nuova dittatura religiosa… ma la batosta alle elezioni lo fece ricredere, accrescendo però in lui un forte rancore.

La sua idea quindi fu semplice e vendicativa: se comunque la fine del mondo stava per arrivare, perché non accelerare il processo?
Nacque così la Aum Shinrikyō che tutti hanno imparato a conoscere, quella della violenza, dell'estremismo e degli attentati terroristici – il più famoso dei quali fu proprio quello della metropolitana di Tokyo del 1995.

Il giorno dell'attentato con il Sarin: cos'è successo il 20 marzo 1994

Quel 20 marzo sembrava un giorno come tanti altri a Tokyo: la gente andava a lavoro e, come sempre, la metro era molto affollata. Ma in mezzo a quella calca c'erano anche cinque membri di Aum Shinrikyō che, senza farsi vedere, abbandonarono sacchetti in plastica avvolti da fogli di giornale piene di Sarin, un agente nervino liquido. Questi furono lasciati in cinque diversi treni della metropolitana su tre diverse linee. Il composto chimico fu sintetizzato da altri due membri dell'organizzazione con un grado di purezza del 35% circa. Questo è un elemento cruciale perché se fosse stato utilizzato del Sarin puro, le vittime sarebbero state a migliaia.

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Le frecce gialle indicano la posizione dei cinque treni colpiti durante l’attentato. Credit: 親鸞, CC BY–SA 4.0, via Wikimedia Commons

I membri, una volta sul posto, utilizzarono degli speciali ombrelli appuntiti per bucare volontariamente i sacchetti e permettere la fuoriuscita del composto tossico. Questo, essendo altamente volatile, in poco tempo divenne vapore, venendo inalato da chiunque fosse nei paraggi. Presto la gente iniziò a non riuscire più a respirare, a vomitare, a perdere la vista e addirittura in molti restarono paralizzati.

Nella stazione di Kasumigaseki i dipendenti Tsuneo Hishinuma e Kazumasa Takahashi compirono un gesto eroico: riuscirono a recuperare alcuni dei sacchi dai quali fuoriusciva gas e ad allontanarli dalla folla. Questo gesto gli costò la vita ma permise di salvarne moltissime altre. Purtroppo, però, il bilancio complessivo fu comunque estremamente grave: 14 vittime e un numero di feriti superiore ai 5800 – con stime che addirittura superano le 6000 unità.

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Personale di emergenza sul luogo dell’attentato. Via Wikimedia Commons

Dopo l'attacco

Subito dopo l'attacco ciascuno dei cinque attentatori scappò con il proprio complice-autista, facendo perdere le proprie tracce. Nei mesi successivi all'attacco il gruppo provò a compiere altri attentati con acido cianidrico, senza però riuscirci. Alla fine, dopo mesi di indagini, vari membri di Aum – incluso il suo leader – furono arrestati e condannati a morte per impiccagione.

Quella della strage di Tokyo è una storia che ancora oggi viene ricordata con dolore dai giapponesi e la cui eredità si può vedere ancora per le strade della città. La scarsa presenza di cestini per la spazzatura, infatti, è una diretta conseguenza dell'attentato: le autorità avevano paura di possibili armi chimiche abbandonate al loro interno e quindi, per prevenire, si scelse di rimuoverli dalle principali aree cittadine.

Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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