
Gli incendi boschivi sono sempre più frequenti in Europa in questo periodo dell'anno, spinti in larga parte dal cambiamento climatico. Una successione quasi ininterrotta di ondate di calore consuma la vegetazione, trasformandola in un'immensa polveriera vegetale: così, bastano pochi focolai perché piccoli roghi degenerino rapidamente in vasti incendi fuori controllo.
È ormai cronaca quotidiana ciò che sta accadendo a Creta, l’isola greca che brucia da diversi giorni, interessata da una vasta e impressionante emergenza incendi dove alcuni vigili del fuoco hanno perso la vita. Inoltre, nella regione di Rethymno, circa 8000 persone sono state evacuate, in piena stagione balneare. A rendere la situazione sempre più complessa sono i forti venti che complicano le operazioni di contenimento degli incendi, con valori che arrivano fino a 125 km/h a Rethymno e 114 km/h a Plakias, che hanno costretto i Canadair e gli altri mezzi aerei a restare a terra.
Meno incendi ma più estremi
Quanto sta accadendo a Creta è l'ultimo episodio di una tendenza di fondo che la scienza ha appena messo nero su bianco. Uno studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatori e pubblicato sulla rivista Scientific Reports ha rilevato che i giorni a rischio incendio nel Sud Europa sono più che raddoppiati tra il 1981 e il 2025.
Lo studio, Major intensification of fire weather across southern Europe in recent decades, incrocia le statistiche nazionali sugli incendi di Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Grecia con la rianalisi climatica ERA5, adoperando come metrica del rischio incendi il Fire Weather Index (FWI), l'indicatore canadese che combina temperatura, umidità relativa, vento e siccità del suolo.

Dallo studi emerge non solo come in vaste aree del sud Europa (come Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) i giorni estivi con condizioni estreme favorevoli agli incendi siano più che raddoppiati negli ultimi 45 anni, ma anche che, durante il trentennio 1981-2010, le condizioni di fire weather estremo si verificavano in genere per meno di dieci giorni per estate.
Nell’ultimo decennio, invece, hanno toccato punte di circa 25 giorni in zone di ciascuno dei paesi analizzati. L'FWI estivo, negli ultimi dieci anni, è risultato fino al 50% più alto rispetto alla media 1981-2010 in porzioni di Francia e Spagna. Il tutto in coerenza con l'aumento delle temperature (fino a 2 °C in più nel Sud della Spagna, nel Sud della Francia e in gran parte d'Italia sul periodo 2016-2025) e con il calo delle precipitazioni estive, quasi dimezzate nel Sud-ovest iberico.
I numeri di Copernicus
Tutto questo nonostante in tutti i paesi del sud Europa, ad eccezione del Portogallo, l’area bruciata sia rimasta inferiore rispetto agli anni ’80, e il numero di incendi sia calato, tant’è che nell’ultimo decennio è stato di almeno il 40% più basso rispetto alla media 1981-2010. Questo anche grazie ai progressi nella prevenzione e nella lotta attiva agli incendi, come regolamenti più severi, migliori sistemi di sorveglianza, maggiore consapevolezza, squadre meglio addestrate, riduzione degli inneschi di origine umana.
Dall’altra parte, però, c’è un fenomeno che nello studio viene definito “suppression paradox”, che spiega come la soppressione intensiva dei focolai faccia accumulare combustibile vegetale nei paesaggi, creando le condizioni per un numero minore di incendi, ma più estremi e capaci di correre più veloci. Quindi ciò ha determinato un cambiamento nella natura degli incendi in Europa, in cui lo scenario si sta spostando verso eventi meno frequenti ma più grandi e distruttivi.
Parallelamente, il bollettino dell’European Forest Fire Information System (EFFIS), nell'ultimo aggiornamento disponibile, al 31 luglio 2026, fotografa una stagione già severa, ovvero 457.459 ettari bruciati in tutta l'Unione Europea, di cui 70.269 ettari nell'ultima settimana.
E lo scenario, avvertono i ricercatori, è destinato a peggiorare, considerando che l’Europa potrebbe fronteggiare fino a un aumento di dieci volte degli incendi estremi entro la fine del secolo. Per questo servono strategie integrate perché il combustibile continua ad accumularsi e le estati continuano a incendiarsi.