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20 Febbraio 2026
12:05

Cos’è il Board of Peace voluto da Trump per la pace a Gaza, cosa significa e perché è controverso

Il Board of Peace di Trump propone un modello alternativo all’ONU, ma porta con sé uno scenario potenzialmente pericoloso in cui la pace non è più un bene pubblico globale garantito da istituzioni trasparenti, ma qualcosa che i ricchi possono gestire in base alle loro strategie di business.

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Cos’è il Board of Peace voluto da Trump per la pace a Gaza, cosa significa e perché è controverso
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Il Board of Peace (abbreviato in BoP) è un'organizzazione internazionale istituita nel gennaio 2026 dal presidente americano Donald Trump per gestire la ricostruzione della Striscia di Gaza a seguito del conflitto tra Israele e Hamas. Lo statuto fondativo – firmato da 23 Paesi durante il World Economic Forum di Davos dello scorso gennaio – conferisce al BoP un mandato globale, e proprio in virtù di ciò «il Board sorveglierà le Nazioni Unite per assicurarsi che funzionino correttamente», riprendendo le parole del tycoon.

Nella giornata di ieri (mercoledì 19 febbraio) a Washington c'è stata la prima riunione e inaugurazione di questo "tavolo di pace", e oltre ai membri che hanno accettato l'invito di Trump sono stati presenti anche i rappresentanti di Italia, Grecia, Romania e Cipro, che hanno partecipato come osservatori, e lo stesso vale per l'Unione Europea, che ha scelto come rappresentante la commissaria per il Mediterraneo Dubravka Šuica.

Secondo quanto dichiarato dal presidente statunitense, i membri del BoP hanno promesso più di 5 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza e per gli aiuti umanitari, e che i soli Stati Uniti  stanzieranno 10 miliardi. Altri nove Paesi, tra cui Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Kazakistan, hanno promesso oltre 7 miliardi di dollari complessivi.

Com'è costituito il Board of Peace

Il BoP ha una struttura gerarchica fortemente centrata sulla figura del fondatore, che ne detiene la presidenza a vita e a pieni poteri. Trump è l'unico infatti a decidere chi può entrare all'interno del board, quali paesi espellere, imporre veti sulle modifiche allo statuto e designare il proprio successore.

Oltre al chairman, c'è un consiglio principale e uno esecutivo. Il Consiglio Principale è composto dai leader di 24 Paesi membri, mentre – come abbiamo detto in precedenza – altri Paesi partecipano unicamente come osservatori. Il Consiglio Esecutivo include figure di spicco della politica e della finanza, come l'ex premier britannico Tony Blair, il genero di Trump Jared Kushner e il Segretario di Stato Marco Rubio.

Perché il Board of Peace è controverso

Come sottolineato da diverse testate, il meccanismo di funzionamento del BoP è alquanto insolito per la diplomazia internazionale. Per esempio, i Paesi devono versare significativi contributi se vogliono diventare membri permanenti del Board (si parla di circa 1 miliardo di dollari per restare all'interno oltre i primi tre anni).

L'obiettivo del BoP, secondo Trump, sarebbe l'attuazione del "Piano in 20 punti" per Gaza, che prevede il disarmo totale di Hamas e la creazione di una International Stabilization Force (ISF) di 20.000 soldati (con tanto di truppe fornite da Paesi come Indonesia e Albania) da stanziare sul territorio.

Il punto che dovrebbe lasciare più a bocca aperta di questo piano, però, è quello della "Riviera del Mediterraneo": il BoP infatti punta a trasformare la striscia di Gaza in un polo turistico e tecnologico finanziato da investimenti miliardari (gestiti direttamente da esso) bypassando i canali ONU tradizionali. Le critiche in questo senso non sono mancate, visto che l'intento è quello di costruire uno sfavillante paesaggio per vacanzieri abbienti su una terra in cui sono accaduti fatti genocidiari. Se il piano avrà esito, per i gazawi la sofferenza potrebbe protrarsi anche per un altro motivo: a differenza della carta ONU, lo statuto del Board of Peace è estremamente vago sui diritti umani e potrebbe dare priorità alla stabilità e al business della "Riviera", calpestando i diritti civili e le aspirazioni politiche delle popolazioni locali "in nome della pace e della gestione della sicurezza".

Ad ogni modo, sembra che il dubbio principale a riguardo sia il fatto che possa diventare una sorta di "anti-ONU" in diretta competizione con esso. Secondo molti osservatori, il Board appare impostato come una sorta di club privato in cui conta chi paga o chi è in buoni rapporti con la persona che lo comanda.

Ciò porta a un problema ben più grande: se i Paesi iniziano a dirottare i loro budget dai fondi ONU verso il BoP per ottenere considerazione dall'amministrazione Trump, l'ONU potrebbe rimarrebbe a secco. Inevitabilmente, a quel punto, si arriverebbe a un  collasso delle agenzie vitali (come l'UNHCR o l'OMS), che avrebbero sempre meno budget per gestire le crisi umanitarie e le missioni di pace (che richiedono una notevole quantità di denaro). D'altro canto, il BoP si concentrerebbe solo su aree di interesse strategico per i suoi membri, ignorando le crisi "poco redditizie".

La posizione dell'Italia

Per il momento, l'Italia mantiene una posizione cauta e di osservazione attiva rispetto al Board of Peace. Sembra quindi che il nostro Paese per ora si stia solo affacciando alla finestra: non vuole restare escluso dai processi di ricostruzione di Gaza, ma non vuole nemmeno aderire formalmente a un organismo che sfida apertamente l'ONU.

Né da una parte né dall'altra, com'è accaduto per altre questioni diplomatiche. Come gli altri Paesi osservatori, l'Italia vuole monitorare che l'organizzazione di Trump non calpesti gli interessi europei nell'area, senza però diventarne complice formale.

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Veronica Miglio
Storyteller
Innamorata delle parole sin da bambina, ho scelto il corso di lingue straniere per poter parlare quante più lingue possibili, e ho dato sfogo alla mia vena loquace grazie alla radio universitaria. Amo raccontare curiosità randomiche, la storia, l’entomologia e la musica, soprattutto grunge e anni ‘60. Vivo di corsa ma trovo sempre il tempo per scattare una fotografia!
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