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15 Settembre 2026
6:00

Come finirono le Brigate Rosse: l’organizzazione terroristica italiana di estrema sinistra che uccise Moro

Attive tra anni ’70 e anni ’80 e protagoniste degli anni di piombo, le Brigate rosse hanno raggiunto la massima espansione nel 1978 con il sequestro di Aldo Moro, per poi iniziare un lento, ma inesorabile, declino.

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Come finirono le Brigate Rosse: l’organizzazione terroristica italiana di estrema sinistra che uccise Moro
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Le Brigate rosse, nate nel 1970 e rimaste attive fino alla seconda metà degli anni ’80, sono state la maggiore organizzazione terroristica di estrema sinistra attiva in Italia durante gli anni di piombo. Nacquero nel clima scaturito dal Sessantotto e dall’autunno caldo grazie alla confluenza di diversi gruppi politici. In origine compivano azioni dimostrative, ma alla metà degli anni ’70 alzarono il livello dello scontro, iniziando a compiere sequestri e omicidi. L’azione più nota fu il sequestro di Aldo Moro, avvenuto nel 1978. Frazionatesi in diversi gruppi all’inizio degli anni ’80, le BR andarono incontro a un progressivo declino, anche a causa dell’arresto di gran parte dei militanti. Nel 1987 i capi storici dichiararono la conclusione dell’esperienza della lotta armata. Le teorie dietrologiche, secondo le quali le BR erano dirette da presunti poteri occulti (servizi segreti, massoneria, ecc.), non hanno mai trovato conferma.

Le origini delle BR e l’ideologia

La nascita delle Brigate Rosse si colloca nel clima politico scaturito negli anni ’60, in particolare, durante il movimento del Sessantotto e il ciclo di lotte operaie dell’“autunno caldo” del 1969. In Italia era nata una “nuova sinistra”, che non riconosceva la sinistra istituzionale, rappresentata dal Partito comunista, e proponeva un approccio più radicale. Dalla fine degli anni ’60, inoltre, la tensione politica aumentò pericolosamente: gruppi di estrema destra, collegati ad apparati dello Stato, dal 1969 misero in essere una strategia della tensione, compiendo attentati dinamitardi e provocando vittime allo scopo di destabilizzare le istituzioni democratiche e favorire l’instaurazione di una dittatura fascista.

L'attentato alla Banca nazionale dell'agricoltura in Piazza Fontana, realizzato da gruppi di estrema destra (WIkimedia Commons)
L'attentato alla Banca nazionale dell'agricoltura in Piazza Fontana, realizzato da gruppi di estrema destra. Credit: via Wikimedia Commons

In questo contesto nacquero le Brigate Rosse. Nei movimenti della nuova sinistra emersero alcune frange radicali, che intendevano promuovere l’uso della violenza. Tra il 1969 e il 1970 i movimenti organizzarono alcuni convegni e assemblee per discutere la linea politica. Il più noto fu il convegno tenuto a Pecorile, in provincia di Reggio Emilia, tra il 17 e il 22 agosto 1970, con circa cento presenti. Nel corso delle assemblee fu presa la decisione di passare alla clandestinità e alla lotta armata. Il convegno di Pecorile è in genere considerato il momento di fondazione delle BR.

All’interno dell’organizzazione confluirono esponenti provenienti da ambienti politici diversi. Alcuni erano ex studenti universitari che avevano partecipato alla contestazione del Sessantotto, come Renato Curcio e Mara Cagol; altri erano operai delle fabbriche di Milano, come Mario Moretti; altri ancora provenivano dalla federazione del Pci di Reggio Emilia (Alberto Franceschini, Prospero Gallinari).

Il nome Brigata Rossa (in origine al singolare) fu scelto in omaggio alle brigate partigiane che avevano combattuto contro i fascisti.

Le prime azioni dell’organizzazione di estrema sinistra

Il nome “Brigata Rossa” comparve per la prima volta nell’estate del 1970 per firmare volantini distribuiti clandestinamente in alcune fabbriche di Milano. Il 17 settembre ebbe luogo la prima azione violenta: l’incendio dell’auto di un dirigente della Sit-Siemens.

Le prime iniziative della BR non erano però letali, ma semplicemente dimostrative, come danneggiamenti di vetture e sequestri lampo di dirigenti aziendali, che spesso erano fotografati con cartelli al collo e poi rilasciati.

Dirigente Macchiarini sequestrato e fotografato (Wikimedia Commons)
Un dirigente aziendale sequestrato per breve tempo. Credit: via Wikimedia Commons

Gradualmente l’organizzazione si rafforzò e si ramificò sul territorio, strutturandosi in formazioni chiamate “colonne”: dopo quella di Milano, altre furono costituite nelle città con maggiore presenza operaia, Torino e Genova e, negli anni seguenti, anche a Roma, in Veneto, e a Napoli. La guida politica delle BR era affidata a una “direzione strategica”, che coordinava il lavoro delle colonne. Il finanziamento avveniva con rapine, chiamate dai brigatisti “espropri”, e sequestri a scopo di estorsione.

Le BR trovarono alcuni appoggi (assai minoritari) nelle fabbriche, ma nessun sostegno da parte della sinistra istituzionale, che era decisa a combatterle con tutti i mezzi.

L’ideologia delle BR, piuttosto confusa, e si basava su una interpretazione radicale del marxismo-leninismo, mettendo al centro del processo rivoluzionario la classe operaia e considerando lo Stato come rappresentante del capitale (“lo Stato imperialista delle multinazionali”).

Il salto di qualità delle BR avvenne nel 1974: il 18 aprile a Genova sequestrarono il giudice Mario Sossi, tenuto sotto sequestro per oltre un mese e rilasciato il 20 maggio dietro promessa della scarcerazione di alcuni detenuti.

L’inizio degli omicidi

Tra il 1974 e il 1975 le BR andarono incontro a una evoluzione. Nel 1974 furono arrestati Curcio e Franceschini. Curcio fu poi liberato da un commando guidato da Cagol e Moretti all’inizio del 1975, ma nuovamente arrestato nel gennaio del 1976. Inoltre, a giugno nel 1975 Cagol fu uccisa in uno scontro a fuoco con la polizia.

L'arresto di Curcio (Wikimedia Commons)
L'arresto di Curcio. Credit: via Wikimedia Commons

Scomparso il nucleo storico, aumentò il peso politico di Moretti, talvolta considerato “il capo delle Br”, sebbene in realtà tale figura non esistesse.

Nel 1976 le BR compirono il primo omicidio premeditato: l’8 giugno uccisero a Genova Francesco Coco, il procuratore che aveva rifiutato di scarcerare i detenuti dei quali era stata promessa la liberazione durante il sequestro Sossi. Non era la prima volta che le Br uccidevano: negli anni precedenti avevano ammazzato due militanti del Movimento sociale italiano e alcuni membri delle forze dell’ordine. Tuttavia, le uccisioni non erano state premeditate. L’omicidio Coco rappresentò dunque un salto di qualità.

L’attacco al cuore dello Stato: sequestro ed uccisione di Aldo Moro

Negli anni successivi le BR raccolsero nuovi militanti e fondarono nuove colonne, agevolate dal fatto che nel 1977 in Italia si sviluppò un forte movimento di protesta, alcune minoranze del quale non sdegnavano di collaborare con i brigatisti. Le azioni più frequenti delle BR erano gli omicidi e le “gambizzazioni” (sparare alle gambe degli obiettivi, per ferire senza uccidere). Vittime erano esponenti delle forze dell’ordine, giornalisti, avvocati.

Nel 1978 le Br decisero di portare l’“attacco al cuore dello Stato”. Il 16 marzo 1978 misero in atto la loro azione più nota: sequestrarono Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana ed ex presidente del consiglio, uccidendo i cinque agenti della scorta, e lo tennero sotto sequestro per 55 giorni, uccidendolo infine il 9 maggio.

L'immagine più nota di Moro durante il sequestro (Wikimedia Commons)
L'immagine più nota di Moro durante il sequestro. Credit: via Wikimedia Commons

Negli stessi anni si rafforzarono anche altre organizzazioni terroristiche di estrema sinistra, come Prima Linea e i Nuclei Armati Proletari.

Lo Stato reagì aumentando il controllo del territorio e inasprendo alcune misure, ma senza ricorrere a leggi speciali antiterrorismo.

Le scissioni e il declino delle Brigate Rosse

L’omicidio di Moro rappresentò il momento di massima espansione delle BR, ma anche l’inizio del declino. Lo Stato aveva rifiutato di trattare e non aveva riconosciuto i brigatisti come interlocutori, il che era stata una sconfitta politica. Il 24 gennaio 1979, inoltre, a Genova le BR uccisero un operaio comunista: Guido Rossa, apprezzato sindacalista, che aveva denunciato un brigatista. L’omicidio fece perdere ulteriori consensi all’organizzazione.

L'uccisione di Guido Rossa (Wikimedia Commons)
L'uccisione di Guido Rossa. Credit: via Wikimedia Commons

Le azioni di contrasto delle forze dell’ordine consentirono l’arresto di numerosi brigatisti, tra i quali Mario Moretti, catturato il 4 aprile 1981 a Milano. Emersero anche i primi pentiti, il più noto dei quali era Patrizio Peci, arrestato nel 1980.

Le Br continuarono a uccidere e a compiere attentati, ma nei primi anni ’80 si scissero in diversi gruppi, divisi dalle strategie politiche. I principali erano le Brigate Rosse – Partito comunista combattente, che seguivano la linea militarista di Moretti, e le Brigate rosse – Partito guerriglia, più attente al rapporto con i movimenti.

Negli anni ’80 il numero di attentati declinò progressivamente e molti altri militanti furono arrestati. Nel 1987 Curcio e Moretti dal carcere dichiararono conclusa l’esperienza della lotta armata. L’ultimo omicidio, quello del senatore Roberto Ruffilli, avvenne l’anno successivo.

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