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Le luci rosse nei cieli italiani non erano aurora boreale: cos’abbiamo osservato allora?

Il fenomeno avvistato in Italia la sera del 5 novembre 2023 era quasi indistinguibile da un'aurora boreale rossa, ma secondo gli esperti si tratterebbe invece, in parte, di un "arco aurorale rosso stabile", o SAR. Vediamo di cosa si tratta.

8 Novembre 2023
17:51
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Le luci rosse nei cieli italiani non erano aurora boreale: cos’abbiamo osservato allora?
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Il fenomeno avvistato in provincia di Piacenza. Credits: Camillo Bongiorni.

Domenica 5 novembre 2023 nei cieli del Nord e Centro Italia è stata avvistata tra le 18:00 e le 19:00 un'aurora boreale che ha tinto di rosso il cielo ed è stata visibile distintamente anche a occhio nudo. Ebbene, da analisi successive è emerso che parte di questi fenomeni osservati in Italia e in altri Paesi non erano in realtà aurore boreali, ma un fenomeno più raro e ancora relativamente poco conosciuto (è stato descritto per la prima volta solo nel 1956), chiamato SAR (Stable Auroral Red arc, ovvero “arco aurorale rosso stabile”). Si tratta di un fenomeno che visivamente è estremamente simile a un'aurora rossa: ecco perché inizialmente è stata scambiata per un'aurora. Ma andiamo con ordine e spieghiamo di cosa si tratta e qual è la differenza tra i due fenomeni.

Sia i SAR che le aurore rosse si formano nell'alta atmosfera (sopra i 300-400 km) grazie all'eccitazione dell'ossigeno. Nel caso delle aurore, a trasferire energia all'ossigeno sono direttamente le particelle cariche provenienti dal Sole, deviate dal campo magnetico terrestre e concentrate in una regione ad anello attorno ai poli terrestri. Nel caso dei SAR, invece, a trasferire l'energia sono le famose fasce di Van Allen.

Queste sono regioni a forma di ciambella che circondano la Terra e in cui si accumulano (confinate dal magnetismo terrestre) particelle cariche provenienti dal Sole. Ce ne sono due, ed è quella interna a dare origine ai SAR. Qui infatti le particelle cariche ruotano attorno alla Terra, creando di fatto dei flussi circolari di cariche che di fatto sono correnti elettriche ad altissima quota. Queste prendono il nome di correnti ad anello.

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Fasce di Van Allen. Credits: Booyabazooka at English Wikipedia, via Wikimedia Commons.

Ebbene, quando un importante flusso di materiale arriva dalla nostra stella (come le due espulsioni di massa coronale che hanno raggiunto la Terra poco prima degli avvistamenti del 5 novembre), il campo magnetico terrestre si indebolisce abbastanza da abbassare la quota delle correnti ad anello. In casi molto specifici, queste correnti vanno quindi a interagire con l'alta atmosfera, trasferendo energia (sotto forma di energia termica) all'ossigeno lì presente. Et voilà, si formano archi rossi luminosi praticamente indistinguibili dalle aurore rosse.

Le differenze principali tra i SAR e le aurore rosse sono due:

  • i SAR sono osservabili a medie latitudini (per via della posizione della fascia interna di Van Allen), mentre le aurore si osservano tipicamente nelle zone attorno ai circoli polari e alle medie latitudini solo in presenza di un disturbo geomagnetico estremamente intenso (che però non c'era la sera del 5 novembre);
  • i SAR sono praticamente “monocromatici”, mentre le aurore emettono luce entro un intervallo di lunghezze d'onda leggermente più alto.

Ecco come gli scienziati hanno capito che parte dei fenomeni avvistati erano SAR e non aurore boreali. I pezzi del puzzle in effetti tornano: il fenomeno si è osservato molto intensamente a latitudini basse come le nostre in assenza però di un disturbo geomagnetico sufficientemente intenso. In più era davvero insolito il fatto che qui in Italia fossero state visibili due aurore in due mesi! Inizialmente si era pensato al fatto che entrambe fossero avvenute a una quota molto alta, ma insieme a tutti gli altri dati scientifici raccolti negli ultimi giorni la spiegazione del SAR sembra a questo punto molto più convincente.

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Filippo Bonaventura
Content editor coordinator
Ho una laurea in Astrofisica e un Master in Comunicazione della Scienza allla SISSA di Trieste. La prima mi è servita per imparare come funziona ciò che ci circonda, la seconda per saperlo raccontare. Che poi sono due cose delle tre che amo di più al mondo. Del resto, a cosa serve sapere qualcosa se non la condividi con qualcuno? La divulgazione per me è questo: guidare nel viaggio della curiosità e del mistero. Ah, la terza cosa è il pianoforte e la musica in ogni sua forma.
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