
In Italia il fenomeno del carburante "tagliato" ai distributori è di recente tornato notiziabile e i numeri spiegano perché: tra il primo marzo e 31 luglio 2026 la Guardia di Finanza ha concluso infatti 1.371 interventi in materia di accise sui prodotti energetici (benzina e gasolio), con 265 persone denunciate e oltre 20mila tonnellate di prodotto sequestrate. A Roma, in un piano di controlli a campione, circa un distributore su cinque è risultato irregolare, con più di 10 tonnellate di carburante non a norma bloccate solo nella Capitale. Molti meccanici delle officine hanno raccontato intanto un boom inedito di motori danneggiati da benzina e diesel adulterati. A rendere il momento propizio alle frodi sono i prezzi: i costi alti ai distributori rendono più redditizio "allungare" il carburante con sostanze più economiche.
Ma cosa significa dal punto di vista chimico "carburante annacquato" (spoiler: non è l’acqua) e come si fa a scoprirlo prima di danneggiare il motore? Ne abbiamo parlato con Fabrizio Apruzzese, responsabile del laboratorio chimico di Roma dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), l'ente che in Italia vigila sulla qualità di benzina e gasolio e sulla riscossione delle accise (le imposte sulla fabbricazione che gravano su questi prodotti).
In che modo benzina e gasolio vengono "annacquati” e cosa succede: il designer fuel
Ai carburanti non viene aggiunta acqua, si tratta di una semplificazione mediatica. «Se ci fosse acqua all'interno del volume di benzina e gasolio il motore non partirebbe nemmeno». Capita che in qualche caso ci sia una piccola quantità d'acqua nei rifornimenti, ma questo è dovuto alla trascuratezza di chi gestisce trasporto e distribuzione.
«L'acqua è naturalmente presente in atmosfera: se la temperatura esterna è alta per il caldo e il serbatoio viene mantenuto più fresco per evitare l'evaporazione del prodotto, si forma un po' di condensa. Questa però non si mischia alla benzina perché è più pesante e rimane dunque sul fondo e normalmente tutti i serbatoi hanno rubinetti alla base che consentono di spurgarla».
A essere utilizzati per aumentare il volume del prodotto sono piuttosto solventi organici, materiali di scarto delle lavorazioni industriali, o, sempre più spesso, il cosiddetto "designer fuel" prodotto in laboratorio. Come ci spiega Apruzzese, l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è coinvolta nei controlli sui carburanti in quanto si tratta di prodotti soggetti ad accise, di cui opera la riscossione. L'agenzia segue l'intera filiera di gasolio e benzina a partire dalle raffinerie di petrolio e fino al distributore in cui il consumatore fa il pieno.
Il momento in cui il carburante arriva al distributore è il più critico, perché è il più difficile da controllare, ed è qui che può scattare la frode. Come avviene? Aumentando il volume di benzina e gasolio attraverso l'aggiunta di prodotto non sottoposto ad accisa, e quindi più economico. «Da circa un anno – spiega Apruzzese – abbiamo riscontrato l'aumento del designer fuel, cioè il carburante realizzato in laboratorio, un prodotto molto simile al gasolio che però, fiscalmente e doganalmente, è classificato come olio lubrificante, ed è quindi non sottoposto ad accisa». La mancanza di accise non lo rende solo più economico, ma lo esonera da controlli e vincoli di trasporto, permettendogli di viaggiare tranquillamente come qualsiasi altro bene non soggetto.
Come funzionano i controlli dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in Italia
Dal 2017 l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha inaugurato l'utilizzo di laboratori mobili su quattro ruote, che permettono di effettuare i controlli in prossimità dei distributori e in velocità: per analizzare un singolo campione ci vuole circa mezz'ora. Una volta i campioni dovevano essere inviati ai laboratori in cui ora vengono effettuate le analisi successive e più approfondite, dilatando le tempistiche e non permettendo di apporre in maniera immediata i sigilli di sequestro, lasciando tempo eventuale per sostituire il prodotto e coprire la frode.
Il laboratorio mobile permette di verificare subito le adulterazioni e di disporre il sequestro immediato. «Il veicolo ha un generatore di corrente interno che permette al laboratorio di essere autonomo. Mentre al distributore proseguono, anche in collaborazione con la Guardia di Finanza, i controlli della parte documentale, con i registri di carico e scarico, che richiede anche qualche ora, nel frattempo riusciamo ad accertare eventuali irregolarità».
Durante le analisi viene simulata la distillazione attraverso uno strumento che riscalda il campione: «spesso ci capita di trovare prodotti che hanno un ampio spettro di distillazione, con sostanze che arrivano a ebollizione prima del gasolio, e altre dopo, variando il punto di infiammabilità del gasolio e suggerendoci che il prodotto è contraffatto». Il limite di legge di temperatura a cui i vapori di gasolio prendono fuoco è fissato a 55 gradi: se gli viene aggiunto prodotto che prende fuoco a temperature più basse è facile rendersene conto analizzando il campione.
Il gascromatografo, poi, restituisce un profilo sottoforma di picchi: se sono regolari e omogenei è probabile che il carburante sia integro, mentre se ne spuntano di anomali significa che il prodotto è mescolato. Nei laboratori fissi vengono a seguire fatte le analisi più approfondite che permettono la classificazione completa del prodotto nelle ore successive.
Come tutelarsi: i sintomi del gasolio impuro e cosa fare in caso di guasti per il carburante
Come faccio a capire in fase di rifornimento se il carburante è tagliato? «Non posso», spiega Apruzzese. In caso di contraffazione di benzina e gasolio, il motore può guastarsi e fermarsi dopo qualche chilometro di marcia. In quel caso, l'unica figura che può accertare le cause e provvedere a riparare il danno è il meccanico in officina.
Come automobilisti, possiamo accorgerci che qualcosa non va se il motore perde qualche colpo e sembra andare a scatti, anziché in modo fluido o perde improvvisamente potenza. Questa, spiega Apruzzese, «potrebbe essere una prima avvisaglia. Se accade dopo aver fatto rifornimento in uno specifico distributore, possiamo iniziare a capire che qualcosa potrebbe non andare a livello di carburante». In generale, potremmo riscontrare difficoltà anche nell'accensione e borbotti in accelerazione. In alcuni casi, si può accendere sul cruscotto la spia dell'acqua nel filtro del carburante.
Apruzzese invita a prudenza e buon senso nel momento in cui scegliamo dove fare rifornimento: «Valgono le regole generali di acquisto: se compro in un distributore più curato e pulito, dove è visibile una frequente manutenzione da parte del gestore, posso aspettarmi che anche il prodotto sia più affidabile; rispetto a distributori molto vecchi e trascurati invece consiglio maggior prudenza».
E se il motore viene danneggiato da un rifornimento? Possiamo segnalarlo, con documentazione completa da parte dell'officina, all'Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza.