
Una ricerca pubblicata su GeoScienceWorld ha identificato un imponente supervulcano fossile, celato nelle profondità del sottosuolo dell'Inghilterra orientale, nell'area di The Wash. Si tratta di una struttura monumentale, oggi completamente spianata dall'erosione e nascosta sotto centinaia di metri di sedimenti, che in un lontano passato geologico è stata protagonista di uno degli eventi eruttivi più violenti della storia terrestre. La sua individuazione non solo permette di ricostruire con precisione l'assetto tettonico del pianeta nell'era paleozoica, ma chiarisce un grande enigma rimasto irrisolto per decenni sulla correlazione dei depositi piroclastici nel Nord Europa.
Gli zirconi hanno svelato l'origine della cenere del supervulcano
Per decenni i geologi si sono interrogati sull'origine della cosiddetta tefra di Kinnekulle: uno strato di cenere vulcanica pietrificata alto fino a oltre un metro e diffuso su un'enorme area tra Norvegia, Svezia, Paesi Baltici, Bielorussia e Polonia. L'estensione geografica suggeriva un'eruzione mostruosa, ma la sorgente della nube è rimasta sconosciuta fino alla recente scoperta del British Geological Survey (BGS) e dall'Università di Oslo. Analizzando carotaggi profondi tra il Lincolnshire e il Norfolk, i ricercatori hanno estratto microscopici cristalli di zircone e apatite: minerali più sottili di un capello umano ma che funzionano come veri e propri orologi atomici. Gli zirconi, infatti, si formano nel magma e intrappolano tracce di uranio radioattivo, che nel tempo si trasforma in piombo. Misurando questo decadimento, i geologi hanno datato i campioni inglesi a circa 454,4 milioni di anni, un'età rapportabile a quella della cenere scandinava, mentre l'apatite ne ha confermato la stessa impronta chimica.
A sottolineare la portata della scoperta è stato Tim Pharaoh, geologo del BGS e primo autore dello studio:
Oltre 454 milioni di anni fa, un supervulcano ora nascosto sotto uno dei paesaggi più pianeggianti dell'Inghilterra ha prodotto alcune delle più grandi eruzioni mai registrate nella storia della Terra. Grazie ad analisi all'avanguardia, riteniamo di essere stati in grado di fornire le prove che l'origine dello strato di cenere in Scandinavia provenga da questo supervulcano, ridefinendo la nostra comprensione del profondo passato geologico dell'Inghilterra.
La mappa del pianeta 454 milioni di anni fa
Per capire la dinamica dell'evento dobbiamo fare un salto indietro nel periodo Ordoviciano. All'epoca la disposizione dei continenti era completamente diversa da quella attuale: il microcontinente di Avalonia (di cui faceva parte l'Inghilterra) e il continente di Baltica (la futura Scandinavia) erano separati da un antico bacino oceanico noto come Mare di Tornquist. L'Inghilterra orientale era caratterizzata da una catena vulcanica altamente attiva, con un contesto geodinamico simile all'attuale Cintura di Fuoco del Pacifico o agli archi insulari dell'Indonesia. Quando il supervulcano di The Wash è esploso con un'eruzione di tipo super-pliniano, ha scagliato nella stratosfera centinaia di chilometri cubi di materiale incandescente con una forza equivalente a migliaia di bombe atomiche. Le correnti aeree dell'epoca hanno poi trasportato la gigantesca nube di cenere per centinaia di chilometri oltre il Mare di Tornquist, facendola depositare sui fondali marini di quella che oggi è la Scandinavia.
Perché oggi l'antico vulcano in Inghilterra non è più visibile
I dati geologici mostrano anche che, poco dopo la fase esplosiva principale, la camera magmatica ormai svuotata è crollata su se stessa, dando vita a un'imponente caldera. Un secondo evento eruttivo legato al collasso della struttura è stato datato a circa 453,7 milioni di anni fa. Nei milioni di anni successivi, i movimenti tettonici hanno portato alla chiusura del Mare di Tornquist e la costante azione dell'erosione ha spianato l'edificio vulcanico. Oggi, sulla superficie dell'Inghilterra orientale, non esiste alcun segno visibile di questo gigante del passato; tuttavia, le informazioni custodite nel profondo della crosta terrestre continuano a rivelarci i dettagli di un pianeta dinamico e in continua evoluzione.