
La Sac, Società aeroporti Catania, ha nuovamente prolungato la chiusura dell'aeroporto di Fontanarossa "Vincenzo Bellini", estendendola fino alle 2:00 di notte di Ferragosto. Nel corso dell'ultima settimana, a partire dalla nuova fase eruttiva dell'Etna, sono stati cancellati centinaia di voli e ci sono stati dirottamenti verso gli altri aeroporti siciliani a causa delle criticità determinate dalla cenere vulcanica presente in atmosfera.
L'ultimo aggiornamento dell'Osservatorio Etneo dell'INGV, diffuso ieri 13 agosto alle 17:37, riferisce che prosegue l'attività effusiva delle bocche eruttive di quota 2750 m e 1900 m, mentre è cessata quella a quota 2090 m. A costringere al prolungamento della chiusura dello scalo aeroportuale è soprattutto l'attività esplosiva al cratere Voragine, che dalle ore 16:55 di ieri ha mostrato un incremento significativo, con emissione di cenere che si disperde nel quadrante meridionale e colate laviche nella Valle del Bove arrivate anche a una quota di 1300 m, attirando centinaia di visitatori. Per il direttore dell'INGV-OE, Stefano Branca, è «assolutamente impossibile prevedere la durata dell'attività dell'Etna».
Voli cancellati e dirottati a Catania
Tra il 6 e il 12 agosto sono stati dirottati verso gli altri scali di Palermo, Comiso, Trapani (e ora anche Lamezia Terme in Calabria) circa 630 voli. Secondo quanto diffuso dalla Sac, lo scalo di Catania vede in questo periodo il transito di almeno 40mila passeggeri al giorno ed erano previsti circa 1.974 voli, di cui circa un terzo (36%) è stato cancellato, con passeggeri bloccati a Fontanarossa che aspettano da giorni di poter partire.
Si tratta, ha dichiarato Sac ad Ansa, «dell'emergenza più severa degli ultimi 20 anni in termini di impatto sull'infrastruttura aeroportuale, ma anche la capacità del sistema di attivare soluzioni alternative e gestire, attraverso il coordinamento tra gli scali siciliani, una parte significativa dei voli interessati».
Gli scali alternativi all'aeroporto di Catania-Fontanarossa
Ma perché l'aeroporto di Catania, quinto scalo italiano per traffico passeggeri e secondo del Meridione, è proprio lì ed è così trafficato, se ogni anno è tenuto in scacco dall'attività dell'Etna? «A essere fuori posto non è il vulcano, ma l’aeroporto», ha detto infatti Nello Musumeci, ministro della Protezione civile ed ex presidente della regione.
In molti stanno ora rilanciando una vecchia ipotesi, riprendere un progetto vecchio quasi vent'anni che non ha mai visto la luce: un aeroporto intercontinentale tra Catenanuova e Dittaino, nell'area centro-orientale della regione, tra Enna e Catania. Nel 2013 venne aperto al traffico civile come scalo alternativo l'aeroporto di Comiso, prima base militare, a nord di Ragusa, troppo piccolo però per assorbire i voli diretti e in partenza da Fontanarossa.
L'aeroporto di Fontanarossa ha festeggiato il suo centesimo compleanno l'11 maggio 2024. L'idea di costruirlo venne nel 1912 a Ignazio Lanza di Trabia, che cercava una zona pianeggiante vicino alla città che fosse sufficientemente estesa per ospitare un campo di volo a uso militare. Il terreno apparentemente perfetto era a sud di Catania e nasceva su colate laviche, sopra cui si erano depositati i sedimenti dei fiumi Dittaino, Gornalunga e Simeto. Inaugurato nel 1924, a 5km a sud della città, l'aeroporto subì gravi danni a causa dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale: fu poi ricostruito e ampliato per rispondere al crescente traffico aereo commerciale.
Fino agli anni Ottanta, con gli aerei dotati di motori a elica, il problema non era così diffuso: con la diffusione dei motori a reazione – cioè quelli che usiamo oggi – sono aumentati i rischi. La cenere vulcanica, infatti, può danneggiarli e causarne in guasto durante il volo e ogni volta che la nube si muove verso sud, raggiungendo la zona sud di Catania, per motivi di sicurezza deve essere chiuso l'aeroporto. I monitoraggi vengono fatti dall'Osservatorio etneo, che li trasmette alla Protezione civile, la quale poi comunica con la Sac, affinché possa disporre il blocco dei voli.
Nel piano Nazionale degli Aeroporti del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e di Enac (Ente nazionale per l'aviazione civile) per il decennio 2026-2035 di riporta come i piani di potenziamento attivi per il potenziamento degli aeroporti di Catania e di Comiso non siano «sufficienti a intercettare la domanda di traffico al 2035; ne deriva che si renderà necessario valutare uno sviluppo sostenibile e di qualità di eventuali nuove infrastrutture». Sicuramente il dibattito crescerà, insieme alle ipotesi di nuovi scali per la Sicilia. Come riportato nel piano, «potrà essere effettuata una valutazione politico-istituzionale sulla realizzazione di un nuovo scalo nell’area di Agrigento qualora se ne dimostrasse la sostenibilità economico-finanziaria».
Centinaia di persone sull'Etna per la colata lavica
Intanto, mentre il traffico aereo soffre l'attività vulcanica, in molti tra cittadini e turisti stanno affollando la zona per assistere allo spettacolo delle colate laviche, in particolare quella che ha raggiunto quota 1340 metri nella Valle del Bove, con il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori), che ha chiesto coordinamento tra le autorità per gestire l'afflusso di visitatori, proponendo guide obbligatorie e informazioni digitali affinché sia garantita la massima sicurezza nella gestione degli accessi al vulcano.
Molti turisti, infatti, stanno raggiungendo la zona in autonomia (anche a causa dell'impossibilità delle guide vulcanologiche di fronteggiare l'altissima richiesta), spesso con attrezzatura non adeguata. Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) – Servizio Regionale Sicilia, a seguito di incidenti e recuperi di escursionisti inesperti, ha raccomandato la massima prudenza, escursione sul vulcano, in particolare nelle ore serali e notturne, invitando a rivolgersi a guide professioniste; ad affrontare l'escursione con equipaggiamento adeguato, con calzature adatte e lampade frontali; a utilizzare caschi protettivi; a non avvicinarsi all'orlo delle creste e dei punti esposti per osservare le colate laviche e ad adottare tutte le precauzioni che si adotterebbero per affrontare un'escursione in sicurezza.