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16 Agosto 2026
17:00

Cosa ci spaventa della vecchiaia: 2 italiani su 3 hanno paura di perdere lucidità mentale

Un report del LongevityLab afferma che più di un terzo degli italiani teme che la propria vecchiaia sarà peggiore di quella degli anziani di oggi: temiamo soprattutto il declino cognitivo, la perdita di autonomia, il deterioramento fisico e l'insorgere di disabilità e malattie.

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Cosa ci spaventa della vecchiaia: 2 italiani su 3 hanno paura di perdere lucidità mentale
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Quasi due italiani su tre quando pensano alla vecchiaia sono spaventati dall'idea di perdere lucidità mentale. Secondo un recente studi di LongevityLab, è infatti questa la paura principale legata all'invecchiamento, più della perdita dell’autonomia e indipendenza e del deterioramento fisico.

L'Italia è tra i Paesi con la maggiore aspettativa di vita al mondo. Secondo i dati Istat, gli over 65 rappresentano circa un quarto della popolazione italiana e la loro quota continuerà ad aumentare nei prossimi decenni. Questo significa che vivremo mediamente più a lungo rispetto alle generazioni precedenti, ma questo non significa automaticamente che vivremo una vecchiaia migliore. Nonostante i progressi della medicina, al miglioramento dell'alimentazione e delle condizioni igieniche, la maggior parte di noi, pur desiderando di vivere più a lungo, teme ancora quello che potrebbe implicare una vecchiaia più lunga: malattie croniche, perdita della memoria, dipendenza dagli altri, solitudine e declino fisico.

Una recente indagine condotta da LongevityLab su un campione rappresentativo di italiani tra i 18 e i 60 anni, racconta che quello che temiamo di più della vecchiaia sono le demenze cognitive. Nonostante con l'età può essere normale diminuire la velocità con cui recuperiamo un'informazione o impariamo qualcosa di nuovo, ben il 60% degli italiani ha paura che la vecchiaia comporti anche all’insorgenza di qualche forma di demenza, ovvero di una progressiva perdita delle funzioni cognitive tale da compromettere la vita quotidiana, come il possibile inizio di una forma di Alzheimer.

Il 51% teme invece la perdita dell'indipendenza, ovvero non riuscire più a guidare, fare la spesa, cucinare, ricordare appuntamenti, salire le scale o prendersi cura di sé in autonomia. D’altra parte, questo timore ha anche una spiegazione biologica. L'essere umano è una specie estremamente sociale ma anche profondamente autonoma: il cervello interpreta la perdita delle proprie capacità come una minaccia al benessere e alla sopravvivenza.

La paura della vecchiaia riguarda anche il corpo. Il 34% dei rispondenti teme infatti il deterioramento fisico. Con l'età diminuisce fisiologicamente la massa muscolare, un fenomeno chiamato sarcopenia. Parallelamente si riduce la densità ossea, aumenta il rischio di cadute e diventano più frequenti malattie cardiovascolari, diabete e osteoporosi.

Più di un quarto degli intervistati è spaventato invece dal pensiero di perdere persone care (28%) e dall’insorgenza di malattie o sviluppo di disabilità (28%).

Meno comuni risultano invece le paure legate al diventare un peso per familiari o altre persone (19%), non potersi permettere le cure e l’assistenza necessaria (18%).

Uno degli aspetti meno considerati riguarda però la dimensione sociale. Numerosi studi mostrano che isolamento e solitudine aumentano il rischio di depressione, decadimento cognitivo e mortalità. Avere relazioni sociali soddisfacenti rappresenta quindi un vero fattore protettivo per la salute. Tuttavia, solo il 17% si dice spaventato dalla solitudine e solo il 7% dall’idea di non poter più coltivare i propri hobby.

Quando diciamo di avere paura della vecchiaia, in realtà stiamo quindi parlando di qualcosa di molto più complesso e articolato dall'età anagrafica. Complessivamente, i pensieri sulla vecchiaia degli italiani sono piuttosto pessimisti: poco più di un italiano su cinque (21%) ritiene che la propria aspettativa di vecchiaia sarà migliore di quella di chi la sta vivendo oggi, mentre più di un terzo (37%) prevede un futuro addirittura peggiore dell'attuale. Tuttavia, sono in tanti (41%) quelli disposti a fare sacrifici oggi per guadagnare anni di buona salute. Oltre un terzo degli italiani ritiene infatti che sia importante iniziare a pensarci già prima di entrare negli "anta", mentre il 26% tra i 40 ed i 50 anni.

Tuttavia, conoscere un comportamento corretto non significa necessariamente adottarlo. Molte persone che dichiarano di voler invecchiare bene, nella vita quotidiana fanno infatti poi fatica a mantenere nel tempo comportamenti salutari che favoriscono migliori condizioni di vita anche nella vecchiaia, come un'alimentazione equilibrata, attività fisica, sonno regolare e prevenzione.

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