
Vi siete mai spalmati la crema solare pensando “con l'SPF 50 posso stare al sole 50 minuti in sicurezza”? Se sì, siete in ottima compagnia: è uno dei fraintendimenti più diffusi dell'estate. In realtà, l'indice stampato sui flaconi non ha nulla a che fare con i minuti di esposizione, ma rappresenta una precisa frazione matematica: indica esattamente quanta radiazione ultravioletta (UVB) riesce a superare lo scudo protettivo applicato sulla pelle. Un SPF 50 (acronimo di Fattore di Protezione Solare o Sun Protection Factor), ad esempio, fa passare un cinquantesimo (1/50) dei raggi, bloccandone quindi 48/50, ovvero il 98%. Mentre con un SPF 30 passa il 3,3%, un trentesimo dei raggi UVB. Poiché il calcolo dell'SPF si basa su frazioni, nessuna crema potrà mai schermare il 100% dei raggi solari. Questa barriera, come spiega AIRC, è resa possibile dall'azione di filtri inorganici e organici, che assorbono e riflettono la radiazione.
Cosa indicano i numeri dell'SPF e la differenza tra 50, 30 e 15: la tabella
Nel caso dell'SPF 6, solo un sesto dei raggi UVB passa. Per convertirlo in percentuale, basta fare un semplice calcolo: 1 diviso 6 per 100, che fa 16,6 periodico. Quindi, con un SPF 6, passa il 16,6% periodico dei raggi UVB, il che significa una protezione bassa. Come visibile nella tabella qui sotto, lo stesso ragionamento vale per l'SPF 15: passa un quindicesimo dei raggi, cioè il 6,6% periodico dei raggi UVB, il che indica una protezione media.
Con l'SPF 30, passa un trentesimo dei raggi UVB, ovvero il 3,3%, garantendo così una protezione alta. E con l'SPF 50? Passa solo un cinquantesimo, cioè il 2%, offrendo una protezione molto alta.
Ma attenzione: anche con una piccola percentuale di raggi UVB che passa, la nostra pelle può produrre vitamina D! Infatti, quando i raggi UVB colpiscono la superficie della pelle, il 7-deidrocolesterolo viene convertito in questa preziosa vitamina.
E l'SPF 50+? Indica una protezione maggiore o uguale a 60, che potrebbe essere 60, 70, 80, 90 o addirittura 100. Ma anche con SPF 100, passa comunque l'1% dei raggi.
Quindi, ricordate: non esiste una protezione al 100%! L'importante è applicare una crema ad alta o molto alta protezione, riapplicandola più volte durante il giorno, soprattutto dopo il bagno o dopo aver sudato.
Come funzionano i filtri solari nelle creme
Alla base di tutto ci sono i filtri solari, ingredienti attivi in grado di assorbire, riflettere o disperdere i raggi UV prima che danneggino le cellule della pelle. Si dividono in due grandi famiglie, come riporta AIRC:
- i cosiddetti filtri "fisici" (più corretto: inorganici), come il biossido di titanio (TiO₂) e l'ossido di zinco (ZnO), che agiscono soprattutto riflettendo e disperdendo la radiazione;
- i cosiddetti filtri "chimici" (più corretto: organici), come ossibenzone, octocrylene e butil-metossidibenzoilmetano, che assorbono l'energia UV e la rilasciano sotto forma di calore o di radiazione a lunghezza d'onda maggiore, quindi meno dannosa.
A cambiare è il meccanismo con cui bloccano i raggi, non la loro natura. Molte creme moderne combinano entrambe le tipologie, sfruttandone l'azione sinergica. In Europa, l'uso di questi filtri nei cosmetici è regolamentato: la Commissione europea ne ha approvati 45, il cui elenco aggiornato è consultabile sul sito dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA).
Per legge, ogni prodotto solare deve riportare in etichetta tre informazioni: il valore di SPF, il logo UVA racchiuso in un cerchio e l'eventuale resistenza all'acqua, espressa in minuti di efficacia garantita anche sudando o facendo il bagno.