0 risultati

Cosa succede se attaccano l’Europa? Come funzionano le difese di UE e NATO nelle guerre ibride

Avatar autore
A cura di Rachele Renno
Giornalista e Analista di relazioni internazionali
nato UE attacco ibrido
Come funziona il meccanismo di sicurezza tra UE e NATO
In caso di attacchi ibridi o cyberattacchi sotto soglia del conflitto armato, l’Europa è protetta da un doppio scudo istituzionale: la NATO gestisce la difesa militare e l’intelligence, mentre l’Unione Europea coordina la risposta civile. Ma come funzionano nel dettaglio questi meccanismi d’emergenza in caso di crisi? Vediamolo insieme.

Gli Stati europei si trovano oggi a fare i conti con la cosiddetta guerra ibrida (o Guerra nella zona grigia). Non si tratta di invasioni tradizionali, ma di attacchi informatici ai server governativi, sabotaggi ad asset strategici (come i gasdotti Nord Stream o i cavi dati sottomarini nel Mar Baltico), campagne di disinformazione e droni non identificati che sorvolano infrastrutture critiche. Sono azioni appositamente progettate per rimanere “sotto la soglia” del conflitto armato, secondo il diritto internazionale, e proprio per questo se ne sta parlando sempre di più in relazione alla Russia.

E qui sorge il quesito geopolitico: se uno Stato europeo viene colpito da un attacco di questo tipo, chi interviene? L’Unione Europea o la NATO? Esiste in realtà un complesso meccanismo di sicurezza in cui le due istituzioni si sovrappongono (il cosiddetto overlapping). Vediamo quindi come funzionano questi meccanismi e cosa succede in caso di allarme.

Attivazione delle alleanze: le clausole a confronto

La sicurezza dell'Unione Europea si regge su due pilastri legali fondamentali:

  • L'Articolo 5 della NATO (Difesa collettiva)

Questo articolo, caposaldo del Trattato del Nord Atlantico, stabilisce che un attacco armato contro un membro della NATO viene considerato un attacco contro tutti i membri. Il punto di forza risiede in piani di difesa militare già pronti, truppe e armamenti disponibili e sinergie dal punto di vista strategico. Nei casi però di guerre ibride, il discorso cambia leggermente: per far sì che si attivi l’articolo 5, infatti, c’è bisogno di un attacco evidente e nei casi di cyberattacchi anonimi l'attribuzione della responsabilità a uno Stato sovrano richiede mesi di indagini. Di conseguenza, la risposta militare della NATO non è né immediata né automatica per questo tipo di eventi, sebbene il vertice NATO di Varsavia abbia formalmente riconosciuto lo spazio cibernetico come quinto dominio di guerra (gli altri quattro sono appunto: terra, aria, mare, spazio).

  • L'Articolo 42.7 del Trattato di Lisbona dell'UE (Clausola di Mutua Assistenza)

Anche l'Unione Europea ha il suo "Articolo 5": l‘Articolo 42.7 del Trattato sull'Unione Europea (TUE) obbliga infatti gli Stati membri ad aiutare, con tutti i mezzi in proprio possesso, un Paese membro vittima di un'aggressione armata sul proprio territorio. A differenza della NATO, l'Unione Europea non possiede una struttura di comando militare integrata o piani di difesa territoriale pre-approvati.

L'Articolo 42.7 ha dunque un valore fortemente politico: è stato attivato una sola volta nella storia dalla Francia il 17 novembre 2015, a seguito degli attentati terroristici del Bataclan a Parigi. L'attivazione non ha mobilitato un esercito europeo, ma ha formalizzato lo scambio di intelligence tra Francia e Belgio e il supporto logistico alle operazioni antiterrorismo francesi.

Immagine
A destra Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, riceve Mark Rutte, a sinistra, Segretario Generale della NATO. Fonte: Wikimedia Commons

Divisione dei ruoli tra NATO e UE

Per evitare lo spreco di risorse e conflitti di competenza durante una crisi, la cooperazione tra le due organizzazioni è regolata dalle Dichiarazioni Congiunte UE-NATO (firmate nel 2016, 2018 e 2023). La diplomazia internazionale ha promosso quindi una netta divisione del lavoro:

  • La NATO gestisce la difesa militare e la deterrenza: presidia i confini esterni, coordina l'intelligence militare satellitare e pianifica l'eventuale risposta cinetica contro l'aggressore;
  • L'UE gestisce la resilienza civile e l'infrastruttura: ripristina il funzionamento delle reti elettriche e digitali, garantisce la continuità del mercato unico, coordina la mobilità militare e protegge il tessuto economico ed energetico dagli shock finanziari.

La macchina dei soccorsi dell'UE: cos'è l'IPCR?

Se un Paese dell'UE subisse un massiccio attacco ibrido (ad esempio, il sabotaggio contemporaneo di una centrale elettrica e dei sistemi digitali sanitari), la prima risposta non sarebbe militare, ma politica e civile. Esiste un protocollo che l'Unione Europea può attivare chiamato IPCR – Integrated Political Crisis Response (Dispositivi integrati per la risposta politica alle crisi), disciplinato dalla Decisione del Consiglio UE 2018/1993.
Su richiesta del Paese colpito, la presidenza dell'UE convoca immediatamente dei tavoli decisionali informali che riuniscono attorno allo stesso tavolo le istituzioni europee, gli esperti dei Paesi colpiti e i rappresentanti di NATO e ONU.

Più nel dettaglio, l'IPCR si occupa di:

  • Analisi tecniche prodotte dalla Commissione Europea e dal Servizio Europeo per l'Azione Esterna (EEAS) per mappare in tempo reale l'estensione del danno;
  • Coordinamento della comunicazione per contrastare le campagne di disinformazione e la manipolazione delle informazioni da parte di attori stranieri;
  • Meccanismo di protezione civile dell'UE tramite l’invio sul posto di squadre specializzate di protezione civile (medici, tecnici, esperti di cybersecurity) e l'eventuale ricorso al Fondo di Solidarietà dell'Unione Europea per i danni alle infrastrutture critiche.

Le nuove difese: l'Emergency Security Protocol di Von der Leyen

Proprio perché gli attacchi sotto soglia sono sempre più frequenti (come le interferenze sui cavi sottomarini o sui sistemi GPS), le istituzioni europee stanno mettendo a punto e stanno discutendo nuovi strumenti normativi. All'interno della nuova Strategia di Sicurezza Europea, la Commissione Europea guidata da Ursula Von der Leyen ha proposto l’introduzione di un Emergency Security Protocol (Protocollo di sicurezza d'emergenza).

Questo strumento serve a colmare il vuoto normativo attualmente presente, stabilendo regole più dure su chi fa cosa nei primi minuti di un attacco ibrido. Così come l’Articolo 4 della NATO consente a un Paese membro di convocare una consultazione tra gli alleati in caso di minaccia alla propria sicurezza, l’Emergency Security Protocol permetterebbe a uno Stato membro dell’UE di attivare una risposta coordinata a livello europeo. Il protocollo si inserisce in un ecosistema normativo più ampio, che comprende il Cyber Solidarity Act europeo e la direttiva NIS 2 (Network and Information Security), che impone obblighi di sicurezza a oltre 15 settori critici (energia, trasporti, sanità, banche). A supporto di questa architettura, l'Unione Europea ha mobilitato un budget dedicato alla cybersecurity all'interno del programma Digital Europe, con investimenti strategici volti a creare uno “Scudo Cyber Europeo”. Lo scopo è quello di velocizzare lo scambio di informazioni tra le agenzie nazionali e creare una rete di difesa informatica comune.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views