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7 Ottobre 2026
15:30

Gaza dopo 3 anni di guerra dal 7 ottobre 2023: 74mila morti e l’80% del territorio devastato

Tre anni dopo, ciò che resta è decine di migliaia di morti, la Striscia di Gaza devastata con oltre l'80% delle strutture danneggiate e una ricostruzione che costerà decine di miliardi di dollari. Sul piano politico, invece, i negoziati restano bloccati sui nodi più importanti: il disarmo di Hamas e il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia.

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Gaza dopo 3 anni di guerra dal 7 ottobre 2023: 74mila morti e l’80% del territorio devastato
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Fonte: Earth Science and Remote Sensing Unit, Lyndon B. Johnson Space Center, via Wikimedia Commons

Il 7 ottobre 2023 è una data spartiacque nella recente storia di Israele e della Palestina. Oggi, tre anni dopo, mentre in Israele vengono commemorate le vittime degli attacchi, le immagini satellitari raccontano meglio di molte fotografie quanto la Striscia di Gaza sia cambiata negli ultimi 36 mesi. Interi quartieri sono stati rasi al suolo o gravemente danneggiati, mentre il bilancio delle vittime palestinesi secondo le stime delle Nazioni Unite ha superato le 74.000 persone, di cui più di 20.000 bambini. A tre anni dall'inizio della guerra, il confronto tra le immagini e i dati mostra una devastazione che, secondo le rilevazioni satellitari, non si è fermata nemmeno dopo il cessate il fuoco di ottobre 2025.

Tre anni di guerra visti dall'alto

Le immagini satellitari più recenti della Striscia di Gaza, aggiornate al giugno 2026, mostrano una trasformazione radicale del territorio: aree urbane che prima erano densamente costruite oggi appaiono come distese di edifici distrutti, macerie e strutture temporanee per gli sfollati. Quartieri come Jabalia e Shuja'iyya sono stati profondamente devastati, mentre in alcune zone di Rafah e Tel al-Sultan la distruzione appare pressoché totale. Non si tratta però soltanto di una percezione ottenuta confrontando due fotografie: le immagini satellitari sono utilizzate anche dalle Nazioni Unite per misurare sistematicamente i danni.

Secondo l'ultima analisi disponibile del Centro satellitare delle Nazioni Unite (UNOSAT), basata su immagini raccolte il 16 giugno 2026, 201.290 strutture pari a circa l'82% del totale della Striscia risultavano danneggiate. Di queste, 134.422 erano classificate come completamente distrutte, 13.848 gravemente danneggiate, 28.096 moderatamente danneggiate e 24.924 potenzialmente danneggiate. In altre parole, circa otto strutture su dieci risultavano gravemente compromesse. E il dato mostra anche che la distruzione non si è fermata con il cessate il fuoco: rispetto alla rilevazione UNOSAT dell'ottobre 2025, il numero complessivo delle strutture colpite è aumentato dell'1,5%, mentre quello delle strutture completamente distrutte è cresciuto del 9%.

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Confronto satellitare tra Gaza nel 2023 (a sinistra) e Gaza nel 2026 (a destra). Fonte: Google Maps

Che cosa successe il 7 ottobre 2023

Per capire perché questa data abbia un peso così grande per Israele bisogna tornare alla mattina del 7 ottobre 2023. Alle 6:30 circa, durante la festività ebraica di Simchat Torah, Hamas lanciò un massiccio attacco di razzi contro il territorio israeliano. Contemporaneamente, gruppi armati attraversarono la barriera che separa Israele dalla Striscia di Gaza, entrando in diverse località del sud del Paese. Gli attacchi colpirono numerose comunità israeliane, tra cui Be'eri, Kfar Aza, Nahal Oz e Sderot, oltre al festival musicale Nova, vicino al kibbutz Re'im. Secondo i dati israeliani riportati da Reuters, alla fine della giornata erano state uccise circa 1.200 persone e 251 persone erano state prese in ostaggio e portate a Gaza. Fu il più grave attacco terroristico nella storia di Israele per numero di vittime in una singola giornata e provocò la risposta militare israeliana che avrebbe dato inizio alla guerra ancora in corso a Gaza. Da quel momento, il 7 ottobre non è diventato soltanto una data sul calendario israeliano: è diventato un punto di rottura nella percezione della sicurezza dell'intero Paese.

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Al–Mawasi a Rafah nel 2023 (a sinistra) e nel 2026, con enormi accampamenti di tende che costeggiano gran parte del litorale. Fonte: Google

2023 e 2026 a confronto

La scala della distruzione diventa ancora più evidente se si torna alle prime settimane della guerra. Alla fine di ottobre 2023, immagini satellitari mostravano già interi quartieri di Gaza trasformati dai bombardamenti. Ma all'epoca il danno era ancora lontano dalle dimensioni raggiunte negli anni successivi: secondo le stime citate dalle Nazioni Unite, nelle prime tre settimane era stato danneggiato o reso inabitabile circa il 42% delle abitazioni. A un anno dall'inizio della guerra, The Guardian riportava già oltre il 70% del patrimonio abitativo danneggiato, sulla base di analisi satellitari e di dati ONU.

La devastazione non riguarda solo le abitazioni ma ogni infrastruttura essenziale, tra cui ospedali, scuole, sistemi idrici, reti fognarie e infrastrutture agricole. La valutazione congiunta di ONU, Banca Mondiale e Unione Europea, pubblicata nell'aprile 2026, ha stimato in 71,4 miliardi di dollari il costo complessivo della ricostruzione nel decennio successivo al conflitto, mentre solo la rimozione e la gestione delle macerie è stimata in oltre 1,7 miliardi di dollari.

Ma il problema non è soltanto ricostruire. A ottobre 2026, secondo l'ONU, circa 279.000 persone vivevano ancora in 400 siti a rischio allagamento ed in condizioni di forte precarietà con accesso ancora limitato ad acqua, assistenza sanitaria, servizi igienici e abitazioni adeguate.  A tre anni dall'inizio del conflitto, dunque, la domanda non riguarda più soltanto la fine della guerra ma quanto tempo servirà per ricostruire Gaza e, soprattutto, quante delle persone che l'hanno abitata potranno davvero tornare a vivere nei luoghi che conoscevano prima del 7 ottobre 2023.

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Laa totale distruzione della strada davanti all'Ospedale pediatrico Al–Rantisi nella parte occidentale di Gaza, Gennaio 2026. Fonte: Wikimedia commons

La stima delle vittime civili

Sul piano umano, il dato più recente riportato dalle autorità palestinesi supera le 74.000 persone uccise nella Striscia dal 7 ottobre 2023. Ma c'è una questione fondamentale quando si parla di vittime: non esiste un numero preciso e verificabile di vittime civili. Il dato complessivo viene registrato dal Ministero della Salute di Gaza, che opera sotto le autorità de facto della Striscia, e viene ripreso dalle Nazioni Unite e dalle principali organizzazioni internazionali.

Il numero, inoltre, non restituisce necessariamente tutta la dimensione della mortalità provocata dalla guerra. Oltre alle persone uccise direttamente negli attacchi, esistono le conseguenze indirette legate alla distruzione del sistema sanitario, alla malnutrizione, alle malattie e alle condizioni di vita negli sfollamenti.

E oggi cosa succede con i negoziati?

Ad oggi, 7 ottobre 2026, esiste un formale accordo per il cessate il fuoco, ma non una vera pace. Il piano sostenuto dagli Stati Uniti aveva portato nell'ottobre 2025 a un cessate il fuoco e alla liberazione degli ultimi ostaggi israeliani ancora detenuti a Gaza, insieme alla liberazione di prigionieri e detenuti palestinesi. Ma la seconda parte dell'accordo è rimasta sostanzialmente bloccata. I tre nodi principali riguardano:

  • il disarmo di Hamas
  • il ritiro delle forze israeliane da Gaza
  • la ricostruzione e la futura governance della Striscia

Hamas ha indicato di essere disposto a consegnare le proprie armi affinché vengano custodite sotto il controllo di un'amministrazione palestinese sostenuta dagli Stati Uniti, ma Israele considera la proposta insufficiente e sostiene che non ritirerà le proprie forze finché Hamas non sarà completamente disarmata. Nel frattempo, Israele mantiene il controllo effettivo di circa due terzi della Striscia, secondo Reuters, e continuano a verificarsi attacchi e bombardamenti. Dall'entrata in vigore del cessate il fuoco dell'ottobre 2025, oltre 1.400 palestinesi sono stati uccisi, secondo i dati riportati da Reuters sulla base delle autorità sanitarie di Gaza. Quindi il cessate il fuoco ha fermato la guerra su larga scala, ma non ha risolto le questioni che dovrebbero portare alla fine del conflitto.

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Memoriale alle vittime del 7 ottobre, Hod Hasharon. Fonte: Wikimedia commons

Come vive Israele il terzo anniversario

In Israele il terzo anniversario viene commemorato con cerimonie, memoriali e iniziative nei luoghi colpiti dall'attacco. A Kfar Aza, Sderot, Be'eri e nel luogo del festival Nova vengono ricordate le persone uccise e rapite. Ma quest'anno la ricorrenza ha anche una dimensione politica molto forte: il 27 ottobre Israele andrà alle urne per la prima volta dall'inizio della guerra ed il sentimento nel Paese è tutt'altro che uniforme. Un sondaggio dell'Institute for National Security Studies (INSS) mostra che soltanto il 27% degli israeliani ritiene che Israele abbia vinto la guerra a Gaza ed il 34% esprime soddisfazione per la gestione del governo, evidenziando un forte divario nella fiducia a livello militare e politico.

Il trauma del 7 ottobre, però, continua a condizionare il modo in cui molti israeliani guardano a Gaza e ai palestinesi, considerati come una minaccia alla sicurezza israeliana e la memoria dell'attacco rimane molto più presente nel discorso pubblico israeliano rispetto alla condizione dei civili palestinesi. Allo stesso tempo, famiglie delle vittime, ex ostaggi e gruppi civili chiedono un'inchiesta sulle responsabilità che hanno permesso all'attacco del 7 ottobre di verificarsi e criticano la gestione politica del governo Netanyahu della guerra e della restituzione degli ostaggi.

Il risultato è una società profondamente traumatizzata e polarizzata: il 7 ottobre rimane per molti israeliani una ferita ancora aperta, mentre la guerra che ne è seguita ha prodotto una tale devastazione ed annichilimento della popolazione a Gaza che rende sempre più difficile immaginare come le due società possano tornare a coesistere in modo pacifico.

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