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19 Ottobre 2026
7:00

Russia-Ucraina, «l’Europa non sta pensando a come comportarsi quando la guerra sarà finita»: l’intervista

Abbiamo intervistato il prof. Aldo Ferrari, esperto dell'ISPI, per analizzare meglio la politica estera UE in relazione al conflitto russo-ucraino: dipendenza dagli USA per energia e armi, stallo in Ucraina (con danni infrastrutturali importanti per il Paese) e nessuna strategia in piano per l'eventuale dopoguerra.

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Russia-Ucraina, «l’Europa non sta pensando a come comportarsi quando la guerra sarà finita»: l’intervista
Intervista ad Aldo Ferrari
Professore dell'Università Ca' Foscari di Venezia e co-responsabile dell'Osservatorio ISPI su Russia, Caucaso e Asia Centrale.
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Diesel russo che arriva in Europa venduto da Washington, armi statunitensi (anziché europee) acquistate per sostenere l'Ucraina e uno stallo militare tra Kiev e Mosca che nessuno sembra voler risolvere davvero. L’Unione Europea si trova stretta tra un alleato che la tratta da cliente e un vicino che la considera un avversario, senza riuscire a formulare una politica estera potenzialmente risolutiva del conflitto.

Abbiamo intervistato il professore Aldo Ferrari, co-responsabile dell'Osservatorio ISPI su Russia, Caucaso e Asia Centrale, per analizzare le contraddizioni della posizione europea: la dipendenza energetica e militare dagli Stati Uniti, il significato reale delle minacce ibride attribuite a Mosca e l’assenza di qualsiasi strategia credibile per un eventuale dopoguerra.

Partiamo dalla recente intesa tra Stati Uniti e Russia sul gasolio. Con le sanzioni revocate da Trump, Mosca sbloccherà ingenti quantità di diesel verso gli USA. L'Europa, che ha smesso di importare gasolio russo, finirà comunque per comprare dagli Stati Uniti gasolio di origine russa, ma a un prezzo maggiorato. Perché il nostro continente, pur essendo vulnerabile dal punto di vista energetico, non sta muovendo a tutela dei propri interessi?

La domanda è chiara, è la risposta che è problematica. Io ovviamente rispondo e sono responsabile di ciò che dico – e non mi fa piacere dirlo – ma credo che l'Europa abbia sbagliato completamente politica da anni, sia rispetto al rapporto con gli Stati Uniti, sia con l'Ucraina che con la Russia. Io sono abituato a pensare a un'Europa alleata ed entro certi limiti succube degli Stati Uniti: in un'alleanza disuguale come quella con gli Stati Uniti, questi comandavano e noi obbedivamo, perché gradivamo il modello politico, culturale e sociale USA.

Ma questo ha significato seguire gli Stati Uniti in tante avventure dissennate, come la guerra in Iraq che nessuno voleva nel 2003 (a parte la Gran Bretagna), ma a cui fummo costretti a partecipare proprio perché legati agli Stati Uniti. Dopodiché la Russia ha invaso l'Ucraina in violazione del diritto internazionale e noi, comprensibilmente, ci siamo schierati dalla parte del Paese invaso. Sosteniamo economicamente e militarmente l'Ucraina, insieme agli Stati Uniti, e continuiamo a sostenerla anche quando – dopo la grande controffensiva fallita da parte dell'Ucraina nel 2023 – è evidente che tra Ucraina e Russia c'è una situazione di stallo militare.

Nel frattempo la Russia sta devastando l'Ucraina, bombardandola in maniera terrificante: non tanto nei centri urbani, perché le perdite civili sono assai più limitate se confrontate con le vittime della Seconda guerra mondiale, ma con attacchi devastanti nei confronti di infrastrutture, fabbriche, strade, porti e così via, che un giorno dovranno essere ricostruiti.

Intanto, gli Stati Uniti con Trump si ritirano dall'alleanza e noi europei decidiamo di accettare la loro imposizione: ci obbligano ad acquistare le loro armi per regalarle agli ucraini, anziché fornire loro direttamente quelle che produciamo noi in Europa. Ora non importiamo più gas e petrolio dalla Russia, ma acquistiamo gas dagli Stati Uniti a un prezzo enormemente superiore a quello precedente.

Da cittadino europeo, mi sento di dire che si tratta di una situazione gravissima, certo, perché la Russia invade l'Ucraina e perché gli Stati Uniti bombardano a casaccio, in particolare l'Iran. Ma anche perché sembra che noi europei abbiamo perso il buon senso diplomatico che dovrebbe guidare i Paesi, in primo luogo nella difesa del proprio interesse nazionale, economico e di sicurezza.

Riguardo invece alle notizie sullo spionaggio russo e sui presunti piani per colpire i vertici della difesa europea, esiste una logica dietro queste accuse?

Guardi, lo spionaggio credo che esista da quando esiste il mondo e tutti i Paesi spiano, compresi quelli della NATO. Quello di cui stiamo parlando però è qualcosa di differente, vale a dire la circolazione di ipotesi clamorose e spesso prive di qualsiasi senso logico. Al di là della fondatezza della notizia, per quale motivo la Russia vorrebbe sterminare i vertici militari europei o anche colpirli selettivamente? La Russia, invadendo l'Ucraina, ha compiuto un atto gravissimo contro il diritto internazionale, ha devastato un Paese e, in realtà, sta subendo anch'essa gravissimi colpi. Ma l'ha fatto perché aveva una logica storico-politica che ci ha spiegato per anni, mentre noi non le abbiamo dato retta. Noi ci rifiutiamo di prendere in considerazione la questione che è tra le origini del conflitto, ossia l'ampliamento della NATO, con l'eventuale ingresso dell'Ucraina.

Ma io vorrei capire quale sarebbe la ratio, la ragionevolezza, l'interesse russo a colpire i vertici militari europei o a invadere un paese NATO, di fronte a un'ovvia impossibilità di contrastare poi la NATO dal punto di vista militare. Perché i russi stanno facendo fatica, molta fatica ad avanzare in Ucraina: quindi che senso avrebbe schierarsi contro un'alleanza militare assai più potente? La domanda, a questo punto è una: vogliamo porre fine alla guerra o, come invece sembra, vogliamo solo che vada avanti all'infinito, tanto a morire sono i cittadini ucraini?

A questo punto cosa possiamo aspettarci nel breve termine? Si proseguirà con lo stallo militare o c'è margine per un cambio di rotta?

Una cosa che potrebbe avvenire è la fine dello stallo militare, ovvero il fatto che l'Ucraina a un certo punto collassi. In alternativa, è possibile che in Russia succeda qualcosa di imprevisto, come la morte di Putin, e questo potrebbe avere delle conseguenze dirette sull'andamento della guerra.

Ma queste sono tutte teorie, sono possibilità più che realtà. Quello che abbiamo davanti, in sostanza, è una situazione di stallo militare (benché i russi sul campo vadano avanti lentissimamente, in maniera quasi irrisoria) e una completa paralisi diplomatica e, a mio giudizio, anche intellettuale da parte dell'Unione Europea, che agisce in maniera retorica facendo del male sia all'Ucraina che a sé stessa.

Il problema principale è che non solo non stiamo facendo nulla di efficace perché la guerra finisca, ma non stiamo neanche pensando a come ci comporteremo quando la guerra sarà finita, in che modo aiuteremo l'Ucraina nella ricostruzione, come saranno i nostri rapporti con la Russia e se non ci sarà nessuna possibilità di rilanciare relazioni (basate soprattutto sulle nostre forti necessità di energia) con il nostro principale vicino.

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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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