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15 Aprile 2026
13:00

Cosa succederebbe in Italia in caso di lockdown energetico e qual è la posizione dell’UE

La guerra in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno fatto crescere di 22 miliardi la bolletta energetica dell'Unione Europea. Al momento non c'è alcun lockdown energetico in vista, ma Bruxelles e l'Italia stanno studiando eventuali misure precauzionali come smart working, e riduzione dei consumi, con possibili limiti all'utilizzo dei condizionatori.

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Cosa succederebbe in Italia in caso di lockdown energetico e qual è la posizione dell’UE
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Immagine generata con AI a puro scopo rappresentativo.

Da settimane in Italia e nell'Unione Europea si discute della possibilità di un cosiddetto lockdown energetico come conseguenza della guerra in Medio Oriente tra USA, Israele e Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz.

Al momento non esiste alcun piano definito che contempli razionamenti energetici per i cittadini o le aziende, né a livello italiano e tantomeno a livello europeo. Secondo le previsioni, infatti, se la guerra in Medio Oriente dovesse proseguire nelle prossime settimane, l'Italia non si ritroverebbe immediatamente senza petrolio, visto che il 42% del greggio importato in Italia arriva dal continente africano (con la Libia come primo fornitore con una quota del 24%, come confermato dai dati Unem). Attualmente, pertanto, le misure di razionamento energetico restano solo ipotetiche e prendono come esempio le politiche adottate dagli Stati nel corso delle precedenti crisi energetiche, come quella del 2022 e del 1973.

Il problema principale, ora, è legato all'impennata dei prezzi: come confermato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in una conferenza stampa, in soli 44 giorni di conflitto in Medio Oriente la spesa europea per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro, con l'UE che sta ora valutando misure immediate per ridurre la domanda energetica.

Cos'è un lockdown energetico e cosa comporta

A differenza di quello che il termine potrebbe far pensare, un lockdown energetico non avrebbe nulla a che vedere con le restrizioni alla libertà personale applicate durante la pandemia da Covid-19. In questo caso, si tratterebbe di limitare i consumi di energia – elettricità, gas e carburanti – per evitare che il sistema collassi in caso di una forte riduzione delle forniture o di un'eccessiva impennata dei prezzi.

L'obiettivo di un eventuale lockdown energetico sarebbe quello di tutelare alcuni servizi essenziali – come ospedali o altre infrastrutture critiche –  cercando di ridurre i trasporti privati e i consumi domestici non essenziali.

Come anticipato, però, né il governo italiano né l'Unione Europea stanno effettivamente pensando di introdurre un lockdown energetico: quella attualmente in corso è una crisi energetica, con difficoltà di approvvigionamento per materie prime come petrolio o GNL, che però non ha ancora raggiunto una gravità tale da richiedere l'approvazione di limitazioni agli orari di utilizzo dell'energia o riduzioni alla produzione industriale.

Le misure consigliate dall'UE per ridurre la domanda energetica

Pur essendo esclusa, almeno per il momento, l'ipotesi di un lockdown energetico, l'Unione Europea ha comunque consigliato ai Paesi membri l'adozione di una serie di misure volte a ridurre la domanda energetica, sulla base delle raccomandazioni già fornite dall'Agenzia Internazionale dell'Energia, valutando anche di riattivare alcune misure già utilizzate durante la crisi del 2022, quando la Russia tagliò drasticamente le forniture di gas all'Europa. Tra queste proposte, ad esempio, rientrano:

  • Incentivare, quando possibile, il lavoro da casa (smart working).
  • Incentivare il trasporto pubblico.
  • Evitare i viaggi aerei laddove esistano alternative.
  • Ridurre i limiti di velocità sulle autostrade di almeno 10 km/h.

Nella conferenza stampa tenuta il 13 aprile, la Presidente della Commissione UE Ursula Von der Leyen ha confermato che l'Unione Europea adotterà una serie di misure per far fronte alla crisi energetica: anche nel caso in cui le ostilità dovessero cessare immediatamente, infatti, le interruzioni delle forniture energetiche dal Golfo si estenderanno comunque per vari mesi, soprattutto se consideriamo che nel corso degli attacchi sono state danneggiate anche infrastrutture energetiche.

Il piano definitivo sarà presentato dall'UE la prossima settimana e riguarderà principalmente:

  • Il rafforzamento del coordinamento tra Stati membri, sulla base di quanto già fatto durante la crisi del 2022, con l'obiettivo di coordinare con efficienza il rilascio delle scorte petrolifere strategiche e di evitare che i mercati dei Paesi membri competano tra di loro.
  • L'adozione di misure di sostegno mirate per famiglie vulnerabili e settori più esposti (con gli aiuti che dovranno essere mirati, tempestivi e temporanei) e la valutazione di regole più flessibili in materia di aiuti di Stato.
  • La riduzione della domanda energetica: in questo caso, però, la Commissione UE non ha parlato di razionamenti energetici, ma di una riduzione dei consumi sul medio/lungo periodo, attraverso interventi di efficienza come la ristrutturazione degli edifici e l'ammodernamento degli impianti industriali.

Quali sono i possibili razionamenti che potrebbero essere applicati in Italia

Ma, quindi, cosa succederebbe in Italia in caso di lockdown energetico? Innanzitutto, è necessario chiarire che, come confermato dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, in Italia «non ci sono ancora le condizioni per intervenire» razionando i consumi energetici.

In linea teorica, comunque, la misura di razionamento più efficace dovrebbe prevedere una limitazione dei consumi delle industrie più “energivore”, che in Italia sono quelle che operano nel settore metallurgico, nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche e nella lavorazione di minerali non metalliferi.

Dal punto di vista pratico, però, questo significherebbe bloccare alcuni settori fondamentali dell'economia nazionale. Ecco perché le ipotetiche misure di razionamento riguarderebbero prima di tutto i trasporti e i consumi non essenziali della popolazione, seguendo comunque un processo graduale e progressivo.

Più nello specifico, per ridurre la domanda di carburante si è discusso della possibilità di introdurre:

  • la didattica a distanza per le scuole;
  • lo smart working per tutti i dipendenti pubblici;
  • lo spegnimento programmato dell'illuminazione pubblica non essenziale;
  • la circolazione a targhe alternate nei centri urbani più grandi, ma solo nello scenario più grave. Questa misura venne già adottata in Italia tra il 1973 e il 1974 durante il periodo di «austerity» e la crisi energetica legata, anche in questo caso, a una guerra in Medio Oriente.

Ma il blocco dello Stretto di Hormuz sta mettendo in crisi anche l'approvvigionamento di gas: considerando che l'Italia produce circa il 40% della sua elettricità bruciando gas naturale – con il Qatar che copre circa il 44-45% delle importazioni italiane di GNL – è possibile che, nel caso in cui la guerra in Medio Oriente prosegua nei prossimi mesi, i razionamenti coinvolgano i consumi di elettricità, che durante la stagione estiva riguardano principalmente l'utilizzo dei condizionatori.

Anche in questo caso, la misura non sarebbe una novità: già nel 2022, nel pieno della crisi energetica dovuta al conflitto Russia-Ucraina, venne approvata una normativa che imponeva limiti rigorosi per i condizionatori negli edifici pubblici, vietando temperature inferiori ai 27 °C  (con 2 °C di tolleranza, quindi un minimo di 25 °C) per raffrescare gli interni.

Insomma, come già abbiamo visto, al momento non c'è alcun motivo di allarme immediato per eventuali razionamenti energetici: nel caso in cui la guerra in Medio Oriente dovesse prolungarsi, tuttavia, è possibile che l'Unione Europea o il Governo Italiano adottino misure di emergenza.

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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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