Russia contro Stati Uniti

‹‹Mi viene spesso chiesto perché i miei post [sui social network] sono così duri. La risposta è che li odio [gli occidentali]. Sono bastardi e imbranati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. E finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire››

Così si è recentemente espresso Dimitrij Medvedev – ex Presidente russo – contro “i nemici della Russia”, cioè contro gli occidentali. Sarebbe facile interpretare queste parole come lo sfogo di un russo che vede le sue truppe impantanarsi in Donbass. Tuttavia questa uscita di Medvedev ha almeno anche un altro significato che riflette la visione geopolitica che ha portato la Russia a invadere l’Ucraina. La serietà della situazione impone da un lato di condannare in modo netto l'invasione e le parole dell'ex presidente, dall'altro di mettersi nei panni dei russi per comprenderne l'operato. Altrimenti Putin (o chi per lui) coglierà di nuovo l’Occidente di sorpresa.

Detta in breve: l’invasione russa dell’Ucraina va letta anche come il tentativo, forse maldestro, di mettere in discussione la supremazia americana nel mondo, infrangendone i tabù e contestandone la narrazione. Dal punto di vista russo, è finito il tempo della collaborazione e della legittima competizione: ora l’Occidente è visto esclusivamente come un nemico. E spesso i nemici, come scrive Medvedev, si odiano.

Russia contro Occidente

Cosa i russi non vogliono più

Secondo l'analista geopolitico russo Luk’janov, dopo la caduta del Muro di Berlino, la Russia ha effettivamente tentato di integrarsi nell’ordine internazionale. L’obiettivo di Putin (perlomeno dichiarato) era quello di non essere più considerato un nemico dagli occidentali. Senza dubbio, nei primi anni duemila, la Russia ha timidamente cercato di avvicinarsi all’Alleanza Atlantica. Tuttavia l’allora Presidente americano Bill Clinton mantenne le distanze da Mosca.

Questo rifiuto ad aprirsi ha lasciato il segno, determinando quello che è il sentimento dominante attualmente nelle élite russe, che si sono sentite sedotte e abbandonate dall’Occidente. Dal punto di vista del Cremlino e della popolazione russa, non conta se questo sentimento abbia delle motivazioni fondate o no. E, dato che Putin esprime il sentimento nazionale più diffuso, ha deciso che dell’Occidente non vuole più sentirne parlare.

Accerchiamento Russia

Da qui deriva l'attuale reazione russa, apparentemente sproporzionata. D'altro canto, dal punto di vista di Mosca, in questo momento non c'è in ballo semplicemente il Donbass: l’Ucraina è il campo di battaglia in cui la Russia combatte per la sua posizione nel mondo. Quella in Ucraina è una guerra che intende mettere in discussione decenni di storia e, come abbiamo anticipato, l’ordine mondiale a guida americana.

Cosa vogliono i russi

Dal punto di vista della Russia, un'eventuale vittoria (o sconfitta) strategica in Ucraina non si misurerà solo in base a quanto territorio sarà conquistato, ma soprattutto rispetto alla capacità di Mosca di ridisegnare le regole del gioco globale. Il nemico numero uno della Russia è la globalizzazione a stelle e strisce che Mosca interpreta come il simbolo del dominio americano sul mondo. Secondo la Russia, se il Paese più grande del mondo dovesse uscire dalla globalizzazione (come sta facendo), quest'ultima non potrà far altro che infrangersi e senza globalizzazione non esiste dominio americano sul mondo. Si tratta di una prospettiva che la Cina condivide: attraverso le nuove vie della seta sta cercando di promuovere una “globalizzazione” alternativa a quella americana.

Cina e Russia contro gli Stati Uniti

Mosca, inoltre, non vuole far crollare soltanto i pilastri economici della globalizzazione, ma anche quelli politico-culturali. La Russia si oppone all’ “universalismo” liberale americano e propone un “pluralismo” di valori, centrato sulle tradizioni dei singoli Paesi. Tradotto: la democrazia non si esporta, ognuno si governa come vuole e nessuno può imporre ad altri una specifica forma di governo. Anche qui, Mosca segue la linea di Pechino e ammicca a Paesi come l’Ungheria.

Proprio perché Putin intende opporsi all’Occidente in maniera netta, anche la dimensione religiosa torna centrale. In quest’ottica va letta l'importanza assunta dal Patriarca ortodosso Kirill, che racconta la guerra di Putin come una guerra sacra contro un Occidente che ha perso i valori religiosi. Soprattutto, però, Mosca vuole mettere in chiaro che se le sue linee rosse saranno superate, non si farà problemi ad usare la forza.

Il mondo che verrà

In un editoriale del Financial Times, l’analista americano Gideon Rachman ha affermato che l’invasione dell’Ucraina produrrà una seconda Guerra Fredda e non una Terza Guerra Mondiale. È una previsione ottimista, perché la Guerra Fredda ha sostanzialmente generato, a parte in casi isolati, quarant'anni di pace. Inoltre, durante la Guerra Fredda USA e URSS si parlavano e si capivano piuttosto bene. Le due superpotenze erano consapevoli di dividersi il peso del mondo e le rispettive linee rosse erano raramente superate.

Nuova Guerra Fredda

È possibile che si riproduca uno schema simile? È molto complesso, per tre ragioni principali.

  1. La Cina è in grande ascesa e per gli Usa rimane la principale minaccia.
  2. Come ha segnalato Kissinger, comunque finirà il conflitto ucraino, nell'area non vi sarà più alcuno Stato cuscinetto tra Russia e NATO. 
  3. Infine bisogna considerare che gli USA, nel tentativo di contenere simultaneamente Cina e Russia, le stanno legando sempre di più. Di norma, la superpotenza dominante applica il principio del "divide et impera" (separa e comanda). Gli USA stanno facendo l’opposto, scoprendo però che la loro coperta strategica è un po' corta. Detto chiaramente: se la Cina dovesse invadere Taiwan e contestualmente la Russia attaccasse ulteriormente in Europa dell’est, gli americani dovrebbero scegliere dove intervenire. E probabilmente non sceglierebbero l’Europa.

Insomma, il mondo che verrà rischia di essere sempre meno pacifico.

Articolo a cura di
Giuseppe De Ruvo