Trombe d'aria, turbini, tornado. Vengono chiamati in molti modi, ma sono sempre più o meno ascrivibili allo stesso fenomeno meteorologico (a scale diverse). Si tratta di colonne d’aria vorticose dal diametro molto variabile (da pochi metri a qualche centinaio) che si muovono ruotando su se stesse, percorrono brevi o lunghe distanze e danneggiano più o meno gravemente tutto ciò che incontrano. Ma per quali ragioni si formano? Dove? E c'è qualche differenza tra i vari termini?

La prima cosa onesta da dire è che non si sa ancora con estrema certezza perché si inneschi il processo di formazione delle trombe d'aria e questo ovviamente fa sì che sia molto difficile prevederne l'eventuale nascita. Esiste però un mix di condizioni meteorologiche tale per cui è più probabile che una tromba d'aria possa verificarsi.

Perché e dove si formano?

Di solito il fenomeno di formazione di una tromba d'aria è associato anzitutto alla presenza di un forte temporale; inoltre, se in sequenza troviamo aria calda e umida fuori stagione a livello del suolo, aria fredda a media quota e forti correnti a getto più in alto, possiamo pure cominciare a raccogliere scommesse rispetto alla nascita o meno di una tromba d'aria. Queste condizioni, d'altra parte, sono maggiormente frequenti sia in certi periodi dell'anno sia in certe aree del mondo. Per quanto riguarda il dove si originano e i luoghi maggiormente colpiti, possiamo assegnare sicuramente il gradino più alto del podio agli Stati Uniti dove si verifica la maggior parte di questi eventi distruttivi. Più in generale, però, possiamo parlare delle medie latitudini (e quindi – ahimè – anche dell'Italia) e di quelle subtropicali. Per ciò che concerne i periodi dell'anno, invece, il fenomeno capita con grande frequenza in primavera e nella tarda estate (quando è massimo il contrasto tra masse d'aria di diverse caratteristiche alle medie latitudini) e, ancor più in particolare, a metà pomeriggio (nel momento, cioè, di massimo riscaldamento).

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Come si forma una tromba d'aria?

Durante un forte temporale la pressione atmosferica diminuisce leggermente. Se questa diminuzione diventa sostanziale si crea una vera e propria cella di bassa pressione, possono generarsi degli spostamenti di aria e dei venti circolari molto violenti che portano alla formazione di una tromba d'aria. In sostanza, semplificando molto: in una zona di bassa pressione il peso dell'atmosfera in quel punto in superficie è inferiore – il che significa che essa diventa localmente meno densa – e così l'aria che le sta intorno è naturalmente portata a spostarcisi velocemente, ne viene "attratta", in quanto è un'area in cui si è creato dello spazio da riempire. Le trombe d'aria concretamente si generano poco sopra il livello del suolo e diventano visibili quando il vapore acqueo risucchiato verso l'alto condensa nelle nubi sovrastanti (di norma cumulonembi) prendendo la tipica forma a imbuto.

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Le caratteristiche delle trombe d'aria

La velocità dei venti che costituiscono e accompagnano le trombe d'aria dipende dalle dimensioni del fenomeno e da altri fattori e varia tra 100 e 300 km/h, ma si stima che nei casi più catastrofici possa essere anche superiore ai 300km/h. L'imbuto (o colonna/cilindro) si sposta lungo la superficie del terreno lungo traiettorie variabili (a volte rettilinee, a volte serpeggianti e imprevedibili), danneggiando o addirittura distruggendo ogni cosa che incontri lungo il suo cammino, risucchiando polvere e detriti di ogni genere e aumentando così ancor più la propria violenza. La maggioranza delle trombe d'aria non supera qualche metro o decina di metri di diametro, spesso si sposta a velocità "contenute" (sull'ordine dei 50 km/h) e si dissolve in pochi minuti, mentre le più distruttive possono percorrere distanze notevoli, durare più di un'ora e raggiungere dimensioni ragguardevoli, fino a 1 km di diametro.
A tal proposito è venuto assolutamente il momento di chiarire la questione terminologica: c'è differenza tra le parole "tromba d'aria" (usata finora), "turbine" e "tornado"?

Che differenza c'è tra tromba d'aria e tornado?

Veniamo al dunque. Finora ho sempre usato per semplicità il termine "tromba d'aria", generalizzando però un fenomeno che nella letteratura scientifica viene in parte distinto (sebbene non univocamente). Se il termine "turbine" sembra essere un sinonimo ormai davvero poco utilizzato di "tromba d'aria" e quindi possiamo lasciarlo in soffitta, quando ci approcciamo al termine "tornado" le cose si fanno più complesse, sebbene quasi ovunque ormai troverete le due parole utilizzate come sinonimi. In questa sede, per esigenze di sintesi, vi semplifico la questione: anzitutto la differenza riguarda le dimensioni del fenomeno di cui si parla (tornado è preferibile quando l'evento in questione è "grande" – quanto grande però non è sempre ben specificato e varia a seconda della fonte), in secondo luogo – e, in parte, di conseguenza – storicamente si tende a parlare di "tornado" rispetto ai fenomeni che riguardano gli Stati Uniti, dove in effetti essi raggiungono delle intensità e un'imponenza che in Europa per fortuna non sono ancora riscontrabili.

E le trombe marine?

Posto che in futuro dedicheremo all'argomento un articolo dedicato, vale la pena anche in questa sede spendere due parole di sintesi sulle trombe d'acqua o trombe marine. Una tromba d'acqua, lo dice il nome stesso, nasce e si sviluppa più o meno allo stesso modo di una tromba d'aria, ma in mezzo al mare, all'oceano o perfino in un lago. In questo caso il processo di formazione è più chiaro e semplice: se la superficie del mare ha una temperatura elevata (di norma superiore a 25 °C) e in cielo è presente un cosiddetto "cumulo congesto", una nube dall'aspetto gonfio e dallo spiccato sviluppo verticale, si possono generare contemporaneamente delle correnti ascensionali di aria calda dal mare e delle correnti discendenti di aria fredda dalla perturbazione. Queste si intrecciano dando vita a dei moti vorticosi (in particolare quando il mare è calmo). La tromba marina che si genera, a forma di imbuto, presenta, come nel caso della sua sorella terrestre, una pressione molto bassa all'interno rispetto all'esterno e questo provoca l'aspirazione dell'acqua superficiale verso l'alto che finisce per ruotare fino a una velocità di 100 km/h (spesso trascinando con sé malcapitati pesci o altri animali marini). Le trombe d'acqua, rispetto a quelle d'aria, hanno un diametro mediamente inferiore e si esauriscono prima (non appena la cella di bassa pressione che le alimenta si esaurisce oppure nel momento in cui raggiungono un'area in cui stanno avvenendo delle precipitazioni), ma contemporaneamente è più facile che se ne sviluppino più di una contemporaneamente. Accade raramente, infine, che le trombe marine riescano ad arrivare sulla terraferma e a proseguire lì il loro corso.

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Trombe d'aria e riscaldamento globale

Una domanda che molti di voi potrebbero porsi  è la seguente: il riscaldamento globale sta peggiorando la gravità e aumentando la frequenza delle trombe d'aria? Ebbene, purtroppo sì. L'aumento della temperatura terrestre e quindi la maggiore energia termica presente in atmosfera sembrano incidere molto sull'episodicità e la gravità di simili fenomeni e negli ultimi anni il numero di perturbazioni metereologiche violente e di trombe d'aria associate sta così crescendo in tutto il mondo. Le trombe d'aria, inoltre, si verificano sempre più spesso anche al di fuori dei periodi di tempo e delle aree geografiche di cui abbiamo parlato e rappresentano quindi un pericolo per un numero crescente di persone e contesti.

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Le trombe d'aria in Italia

Rispetto ai tornado statunitensi, le trombe d'aria che si verificano in Italia sono decisamente meno potenti e frequenti. Tuttavia, a causa dei cambiamenti climatici, le cose stanno peggiorando. Domenica 19 settembre 2021 in Pianura Padana si è registrato ad esempio il record negativo di 7 trombe d'aria verificatesi in un solo giorno e recentemente casi singoli analoghi accadono sempre più spesso, come la tromba d'aria avvenuta a Catania il 5 ottobre che ha provocato ingenti danni e vari feriti. È brutto dirlo, ma è altrettanto doveroso: se il riscaldamento globale procederà come sta facendo, dovremo abituarci all'aumento dei fenomeni meteorologici estremi, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Per quanto riguarda le trombe d'aria, in particolare, le zone più colpite sono attualmente la Pianura Padana, le coste del versante tirrenico, l’Appennino centrale, il Salento e la Sicilia, ma non è da escludere che anche altre aree possano essere coinvolte in futuro.

Articolo a cura di
Redazione