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31 Gennaio 2026
8:00

Cos’erano i “dollari del Medioevo” e perché circolavano anche in Italia

Le monete d’oro bizantine furono al centro degli scambi nel Mediterraneo per secoli, prima che alcune città italiane coniassero delle valide (e pregiate) alternative.

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Cos’erano i “dollari del Medioevo” e perché circolavano anche in Italia
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Con “dollari del Medioevo” si fa riferimento a un particolare tipo di monete d’oro che durante il periodo medievale, dalla caduta dell’impero romano fino alle soglie dell’età moderna, furono al centro dei traffici mercantili e marittimi, fuori e dentro l’Europa, da Oriente a Occidente. Queste monete erano autentici strumenti di fiducia e potere. Per questo la loro storia, apparentemente lontano dalla contemporaneità, può essere utile per comprendere una parte importante della storia economica pre-industriale.

Il solidus bizantino (anche detto nomisma) ebbe ruolo centrale, così come il  dīnār arabo. Ma ci furono anche altre monete d’oro pregiate, le cosiddette monete “grosse”come quelle coniate a Firenze e Venezia.

Il primo “dollaro del Medioevo”: il solidus bizanzino

L’espressione “dollaro del Medioevo” fu coniata dallo storico italiano naturalizzato statunitense Roberto Sabatino Lopez nel 1951.

Evocava un parallelismo suggestivo: così come il dollaro degli Stati Uniti era la valuta di riferimento globale nel secondo dopoguerra, il solidus (da cui viene il termine “soldo”) era stato la moneta di fiducia in un’area geografica che includeva l’attuale Medio Oriente e il Nord Africa, i porti della penisola italiana e le zone in prossimità delle coste spagnole e francesi.

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Modello di solidus raffigurante Cristo coronato, Costantinopoli, VIII secolo d.C. Via Wikimedia Commons.

Nel Medioevo non esisteva la sovranità monetaria come la intendiamo oggi e dentro regni, territori feudali, città-stato o embrionali stati nazionali la moneta straniera circolava insieme a quella locale. In linea di massima, pur in presenza di lingue, strutture, convenzioni e contesti diversissimi, la moneta bizantina divenne il mezzo di scambio universale del commercio nel Mar Mediterraneo a partire dal V-VI secolo d.C. Secondo la testimonianza del monaco greco Cosmas Indicopleustes (già mercante e viaggiatore) il solidus era accettato “da un capo all’altro della terra”.

La ragione era semplice: chi lo riceveva sapeva esattamente cosa teneva in mano. Poteva essere ragionevolmente certo di non venire ingannato ed escludere svalutazioni improvvise capaci di ridurre il valore di una transazione. La moneta dell'impero bizantino aveva quindi una riconosciuta affidabilità lungo il Mediterraneo. Il solidus, coniato in modo uniforme, mantenne del resto la stessa quantità d’oro, circa 4,5 grammi, per alcuni secoli. Questa continuità divenne una garanzia.

 Gli altri “dollari del Medioevo”

L’importanza della stabilità del solidus si comprende meglio tenendo conto della frammentazione monetaria del Medioevo. Giravano contemporaneamente, infatti, molte monete diverse coniate da autorità diverse. Non esistevano grandi sistemi codificati e regolati. Inoltre, i rapporti di cambio tra monete oscillavano regolarmente. Chi viaggiava doveva quasi sempre maneggiare monete con un valore mutevole, precario, discontinuo.

Spesso chi governava non era in grado di mantenere inalterato il contenuto metallico delle proprie monete, oppure non voleva. Le monete si deterioravano con l’uso, o venivano svalutate per interessi di breve periodo oppure coniate con quantità minori di metallo prezioso all’interno (per risparmiare). Tutto ciò colpiva soprattutto le monete “piccole”, quelle di uso quotidiano fatte di leghe povere, come il rame.

In questo disordine, il solidus brillava come un faro di certezza. L’impero bizantino era una grande entità politica e puntava sulle monete d’oro per i commerci su larga scala. Il solidus, in fondo, era il simbolo dell’ordine vigente a Costantinopoli, la capitale (anche nota come Bisanzio).

L'impero dopo le conquiste di Giustinano
L’impero bizantino dopo le conquiste dell’imperatore Giustiniano I (482–565), VI d.C.

Col passare del tempo, però, tutto mutò: l’impero bizantino si avviò verso un lento declino; tra rovesci militari, conflitti civili, attriti politici e dissesti finanziari. Comparvero anche altre monete di leghe inferiori e la quantità di oro nel solidus fu ridotta. Il suo valore, in pratica, diminuì. Alla fine dell’XI secolo si tentò una riforma piuttosto drastica della monetazione bizantina ma nulla tornò come prima. Per di più l’inizio delle Crociate, le guerre cristiane per la riconquista di Gerusalemme, stravolse lo scenario meditaranneo.

La moneta aurea bizantina non cessò di essere usata ma la sua reputazione, per così dire, fu intaccata. I mercanti più intraprendenti guardarono altrove. Ecco perché lo storico Carlo M. Cipolla scrisse di “dollari del Medioevo”, al plurale, sostenendo che in realtà nei secoli medievali non esisteva un’unica moneta forte nel Mediterraneo (il solidus) ma almeno altre tre. Altre monete d’oro, come mezzo di scambio e pagamento, guadagnarono insomma terreno.

Una di queste fu il dīnār nel mondo islamico, prima in posizione subalterna rispetto al solidus (al quale si ispirò). Il dīnār, di 4,25 grammi di oro, riuscì a incrinare il monopolio di Costantinopoli parallelamente al consolidamento dell’espansione islamica. Venne coniato alla fine del VII secolo dalla zecca (parola che viene dall’arabo dār al-sikka, cioè “sede del conio”), nell’ambito di una ristrutturazione degli apparati amministrativi voluta dal califfo Abd al-Malik ibn Marwān della dinastia degli Omayyadi. Il dīnār mantenne il suo valore intatto fino al X secolo, sotto gli Abbasidi, e circolò ben oltre il Medioevo.

Modello di , VII secolo, Damasco, Khalili Collection Islamic Art. Via Wikimedia Commons.
Modello di dīnār, VII secolo d.C, Damasco, Khalili Collection Islamic Art. Via Wikimedia Commons.

Un altro avvenimento notevole si verificò poi nel XIII secolo, quando le due monete orientali (quella bizantina e quella araba) furono affiancate da due monete d’oro occidentali: il fiorino di Firenze e il ducato di Venezia.

Perché proprio in Italia si battevano monete d’oro pregiate

Dopo l’anno Mille l’Europa occidentale registrò un progressivo sviluppo manifatturiero, un aumento della popolazione e una crescente domanda di moneta. Ci fu transizione lenta ma irreversibile. Mercanti e cambiavalute (da cui poi nacquero i primi banchieri) inventarono tecniche per far circolare denaro senza doverlo spostare fisicamente, come le lettere di cambio, oppure forme di proto-credito che aumentarono la liquidità in circolazione. Le regole dei nuovi statuti cittadini aprirono spazi di libertà all’interno del vecchio sistema feudale. L’Italia fu al centro del cambiamento. 

Fiorino d'oro fiorentino, XIII secolo
Fiorino d’oro fiorentino, XIII secolo, Classical Numismatic Group (CNG), CC BY‑SA 2.5. Via Wikimedia Commons.

Le città italiane, talvolta indipendenti, perfezionarono le vie di comunicazione e le reti commerciali. Così a partire dal Basso Medioevo, pur tra mille difficoltà, furono coniate nuove monete auree, due delle quali riuscirono a primeggiare anche oltre i confini mobili della penisola.

A Firenze, ormai un polo produttivo e un centro finanziario (per gli standard dell’epoca), nel 1252 venne battuto il fiorino d’oro (peso: 3,5 g), in posizione privilegiata e preminente fino al XIV secolo. A Venezia, una delle Repubbliche Marinare fu invece coniato il ducato nel 1284 (peso: 3,5 g d’oro), il quale prese il sopravvento nel corso del Quattrocento e durò, prendendo più avanti il nome di zecchino, fino al XVIII secolo.

Ducato veneziano, XV secolo, Classical Numismatic Group (CNG), CC BY‑SA 2.5. Via Wikimedia Commons.
Ducato d’oro veneziano, XV secolo, Classical Numismatic Group (CNG), CC BY‑SA 2.5. Via Wikimedia Commons.

Il solidus, il dīnār, il fiorino, il ducato non furono le uniche monete d’oro medievali ma si distinsero in fasi alterne grazie a tre elementi in comune. Secondo Cipolla: “Alto valore unitario, stabilità intrinseca, supporto di un’economia forte, sana e al tempo stesso predominante nel sistema degli scambi internazionali”.

Per questo la storia dei dollari del Medioevo racconta più di semplici vicende monetarie: spiega l’evoluzione delle dinamiche di potere nel Mediterraneo e l’ascesa, il declino o la trasformazione di imperi e città.

FONTI PRINCIPALI
R. S. Lopez, The Dollar of the Middle AgesThe Journal of Economic History, Vol. 11, No. 3, Part 1 (Summer, 1951), pp. 209-234.
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