
Prendete il nome «Anna», o una frase come «Amo ridere di Roma», e leggeteli al contrario, partendo dall’ultima lettera per tornare alla prima. Otterrete esattamente la stessa parola o frase, perché le lettere si presenteranno esattamente nello stesso ordine, in una perfetta simmetria. Si tratta in entrambi i casi di palindromi, cioè sequenze di lettere (sillabe, numeri, parole o frasi) che restano le stesse anche quando vengono lette al contrario, da destra verso sinistra. Un fenomeno divertente e affascinante che ha ossessionato poeti, enigmisti e matematici del passato, ma anche registi contemporanei, come Christopher Nolan.
Cosa sono i palindromi e perché si chiamano così
La parola palindromo arriva dal greco παλίνδρομος (palíndromos), che significa letteralmente «che corre all'indietro», dall'unione di pálin («di nuovo», «all'indietro») e drómos («corsa»).
Secondo la definizione tecnica fornita dall'Enciclopedia dell'Italiano Treccani, un palindromo è «una sequenza di lettere o di sillabe che possa essere letta anche in senso retrogrado dando come esito o la sequenza di partenza o un'altra sequenza pure dotata di senso». Secondo le regole di questo "gioco", nel leggere al contrario non teniamo conto di spazi, accenti e punteggiatura, ma solo delle lettere e del loro ordine. Ecco perché «Amo ridere di Roma» resta valido anche se, leggendo al contrario, le parole si spezzano in punti diversi a causa degli spazi.
In italiano i palindromi hanno anche due nomi più antichi e pittoreschi: versi bifronti (perché hanno due «facce», come il dio Giano) e versi cancrini, dal latino cancer, il granchio, l'animale che com'è noto cammina all'indietro. Entrambe immagini che rendono in modo efficace questo meccanismo.
Le parole italiane e i nomi palindromi: da «Anna» a «onorarono»
I palindromi più evidenti sono quelli formati da una parola singola, come «oro», «ama», «Anna», «Ada». Nel vocabolario italiano si contano all'incirca un centinaio di parole palindrome.
Ci sono parole brevi, come «ala», «otto», «osso», «esse», parole più lunghe, come «radar» (acronimo all'inglese radio detection and ranging). Ci sono poi parole via via più lunghe, tra verbi, aggettivi, sostantivi, come «aveva», «aerea», «anilina» (un composto chimico), «ingegni», «ossesso», «ottetto», «avallava», «ovattavo».
Il record di lunghezza, tra le parole di uso comune, se lo aggiudica la terza persona plurale del passato remoto del verbo onorare, «onorarono», con ben nove lettere.
Le frasi palindrome lunghe e corte: quando la simmetria diventa poesia (e cinema)
Se trovare nel vocabolario una parola palindroma è un piccolo colpo di fortuna, la costruzione di un'intera frase di senso compiuto che funzioni in entrambe le direzioni è invece una vera e propria arte che ha i suoi specialisti, i palindromisti. Tra loro, ad esempio, Primo Levi, che ne compose diversi, tra cui questo doppio decasillabo di 40 lettere: «eroina motore in Italia / ai Latini erotomani or è».
Di seguito, alcuni dei palindromi più curiosi o divertenti:
- «Ero reo o ero re?»
- «Amo ridere di Roma»
- «Ecco delle belle docce»
- «Era pacifica, pare»
- «I tipici bicipiti»
- «Ai lati d'Italia»
- «Angolo bar a Bologna»
- «Ero maniaca in amore»
- «E le tazzine igienizzatele»
- «O mordo tua nuora o aro un autodromo»
- «È corta e non è sadica e non è acida se non è atroce»
Ognuna di queste frasi, al netto di spazi e punteggiatura, si legge identica in entrambi i sensi. Più la frase si allunga, più l'effetto del palindromo è sorprendente.
Dai muri di Pompei al cinema di Nolan: l’esempio più famoso
L'ossessione per queste simmetrie non è recente e la prima codificazione del genere viene attribuita al poeta ellenistico Sotade (III secolo a.C.), da cui prende nome il "verso sotadico".
Il palindromo più celebre di sempre è però latino, e ha attraversato i secoli rimanendo avvolto in un'aura di mistero: è il quadrato del Sator. Si tratta di cinque parole – SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS – disposte in una griglia 5×5.

In questo caso può essere letto in quattro direzioni: da sinistra a destra, da destra a sinistra, dall'alto in basso e dal basso in alto, restituendo sempre la stessa sequenza.
L'esemplare più antico conosciuto di questo quadrato è stato ritrovato a Pompei nel 1925 e risale dunque a prima dell'eruzione del 79 d.C.; da allora ne sono spuntati esempi in moltissimi luoghi d'Europa, dalla Spagna all'Ungheria.
Il suo significato resta discusso: una possibile traduzione è «il seminatore Arepo tiene con cura le ruote dell'aratro»; c'è chi ha provato ad anagrammarlo, ottenendo la parola PATERNOSTER (Padre Nostro) ripetuta, e due A e due O che avanzano e rappresentano probabilmente l'Alfa e l'Omega – prima e ultima lettera dell'alfabeto greco e principio e fine secondo l'Apocalisse di Giovanni. Questa domanda ha alimentato per secoli letture magiche ed esoteriche. Umberto Eco gli dedicò addirittura un intero saggio (Sator arepo eccetera, 2006), e nel 2020 Christopher Nolan ne ha ricavato i nomi dei personaggi del film Tenet: Sator, Arepo, il varco «Rotas», e la parola-chiave che dà il titolo.
C'è poi un palindromo latino che risale al Medioevo, «In girum imus nocte et consumimur igni», cioè «giriamo in tondo nella notte e siamo consumati dal fuoco», a cui si assegnava all'epoca il potere magico di svelare la formula della pietra filosofale. Alla stessa epoca risale il più breve «Roma subito motibus amor», cioè «A Roma l'amore arriverà subito grazie ai movimenti».
Anche i numeri hanno la loro simmetria: il mistero del 196
Anche i numeri possono essere palindromi, come 121, 1331, 11111 o 45654, identici se letti nei due versi.
Sul 11111, numero di Repunit, avevamo scritto un articolo: questo numero viene chiamato "magico" in quanto il suo quadrato è a sua volta palindromo: 123454321. Lo stesso accade per tutti i numeri composti esclusivamente dalla cifra 1 ripetuta: 11 elevato al quadrato dà infatti 121, 111 dà 12321 e così via.
Ma la magia della matematica non è ancora finita: se prendete un numero qualsiasi, invertite le cifre e sommate il risultato all'originale e poi ripetete l'operazione con la somma ottenuta, nella grande maggioranza dei casi, dopo pochi passaggi, arriverete a un numero palindromo.
Es. Prendete un numero intero positivo (es. 52); invertite l'ordine delle sue cifre (25); sommate i due valori (52 + 25 = 77). Se il risultato è un palindromo, il processo si ferma. In caso contrario prendete il risultato e ripetete l'operazione.
Questo non accade per esempio con il 196: nonostante miliardi di iterazioni calcolate al computer, non ha mai prodotto un palindromo. Questo ne fa il più piccolo dei cosiddetti numeri di Lychrel, cioè quei numeri naturali che non riescono mai a diventare palindromi, e capire se lo diventerà è ancora un problema irrisolto.
C'è uno spunto di riflessione dietro i palindromi: ci ricordano che anche all'interno di qualcosa di lineare, o che diamo per scontato, come le lettere, le parole o i numeri con cui parliamo e contiamo ogni giorno, può nascondersi un altro punto di vista.