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4 Maggio 2026
14:38

Gli USA sono i primi esportatori di petrolio dopo il blocco di Hormuz, 5 mln di barili al giorno: i dati IEA

Il blocco dello Stretto di Hormuz ha ridotto dell'88% il traffico di greggio prodotto dai Paesi del Golfo: questo ha favorito Paesi come gli USA, le cui esportazioni sono cresciute del 33% in due mesi toccando il record di 5,2 milioni di barili al giorno. Questi livelli di produzione, però, non sono sostenibili a lungo. Intanto l'OPEC+ ha aumentato la produzione di 188.000 barili al giorno.

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Gli USA sono i primi esportatori di petrolio dopo il blocco di Hormuz, 5 mln di barili al giorno: i dati IEA
petrolio americano stretto di hormuz
Immagine generata con AI.

La chiusura dello Stretto di Hormuz ha innescato la più grave interruzione dell'offerta petrolifera nella storia: il transito complessivo di greggio, gas naturale liquefatto e prodotti raffinati attraverso questo snodo marittimo è crollato del 73% rispetto ai livelli pre-conflitto, con le esportazioni di solo greggio che si sono ridotte dell'88%. Anche per questo motivo, i Paesi che importano più petrolio (soprattutto asiatici ed europei) si stanno indirizzando su esportatori alternativi come gli Stati Uniti, che ad aprile hanno registrato un record storico di 5,2 milioni di barili esportati al giorno vendendo più di 250 milioni di barili di petrolio negli ultimi 2 mesi.

Questi livelli, tuttavia, non saranno sostenibili sul lungo periodo per gli USA: le cause sono legate ai limiti delle infrastrutture portuali, ma anche alle caratteristiche stesse del greggio americano che, a differenza di quello mediorientale, è “leggero”, poco denso e inadatto alle raffinerie asiatiche, abituate a processare un tipo di greggio “pesante” come quello venduto dai Paesi del Golfo.

Nel frattempo, dopo che gli Emirati Arabi Uniti sono usciti ufficialmente dall'OPEC, i sette paesi che compongono l'OPEC+ hanno approvato un aumento della produzione di 188.000 barili al giorno, con l'obiettivo di calmierare i prezzi del petrolio. 

I dati IEA sul crollo del traffico di petrolio nello Stretto di Hormuz

Come confermato anche nel report di aprile 2026 rilasciato dalla IEA (International Energy Agency), la chiusura dello Stretto di Hormuz ha causato la più grave interruzione dell'offerta petrolifera nella storia. A inizio aprile, il volume di greggio, gas naturale liquefatto e altri prodotti raffinati (come il jet fuel) in transito attraverso lo Stretto si è ridotto ad appena 3,8 milioni di barili al giorno. Per intenderci, a febbraio 2026 (prima dello scoppio della guerra) da Hormuz transitavano oltre 20 milioni di barili al giorno (-73,2%).

Guardando solo al greggio, le esportazioni attraverso questo snodo marittimo sono crollate da 14,2 milioni di barili al giorno ad appena 1,9 milioni di barili al giorno: si tratta di un crollo di circa l'86,6%.

Il crollo della produzione è ancora più chiaro se compariamo la produzione regionale di petrolio con lo scorso anno: nel secondo trimestre del 2025, il Medio Oriente produceva in media 30,9 milioni di barili al giorno. Nel secondo trimestre del 2026, il dato è di circa 22,1 milioni di barili al giorno. Si tratta di 8,8 milioni di barili in meno al giorno, ossia il 28,5% di petrolio prodotto in meno ogni giorno.

Di fronte a questa crisi, i Paesi del Golfo stanno tentando di aggirare il blocco utilizzando rotte alternative: l'Arabia Saudita, ad esempio, ha raddoppiato le spedizioni attraverso il suo oleodotto East-West Crude Oil Pipeline, esportando attraverso il Mar Rosso circa 4,4 milioni di barili al giorno. Gli Emirati Arabi Uniti, invece, hanno potenziato l'Abu Dhabi Crude Oil Pipeline – che dall'emirato di Abu Dhabi si estende fino al porto di Fujairah, situato nel Golfo dell'Oman – raggiungendo una produzione di 1,6 milioni di barili al giorno.

L'Iraq, infine, sta cercando di far passare il proprio greggio attraverso l'oleodotto Kirkuk-Ceyhan verso la Turchia. Complessivamente, secondo l'IEA, le esportazioni del Golfo attraverso rotte alternative sono salite a 7,2 milioni di barili al giorno, contro i circa 4 milioni precedenti alla guerra. Ma la perdita netta resta comunque enorme: oltre 13 milioni di barili al giorno di esportazioni in meno, con perdite cumulative stimate dall'IEA in oltre 360 milioni di barili nel solo mese di marzo e 440 milioni stimati per aprile.

A livello globale, le riserve dei Paesi al di fuori del Golfo Persico sono calate di 205 milioni di barili complessivi. In risposta alla crisi, infatti, l'IEA ha coordinato il più grande rilascio di riserve strategiche della storia: 400 milioni di barili messi a disposizione da 32 Paesi membri.

Nel frattempo, l'Agenzia ha stimato che quest'anno la domanda globale di petrolio si contrarrà di 80.000 barili al giorno rispetto ai livelli del 2025 (la flessione più marcata dagli anni della pandemia da Covid-19), con un calo previsto di 1,5 milioni di barili al giorno solo nel secondo trimestre del 2026.

Le esportazioni di greggio USA hanno raggiunto un livello record, ma ci sono limiti strutturali

Le rotte alternative allo Stretto di Hormuz, comunque, non sono sufficienti a ripristinare le forniture di petrolio ai livelli pre-guerra: ecco perché i Paesi importatori, soprattutto quelli asiatici e quelli europei, si stanno reindirizzando verso altri esportatori, come gli Stati Uniti, che nel mese di aprile hanno raggiunto un livello record di esportazioni di greggio, pari a 5,2 milioni di barili al giorno.

Il porto di Corpus Christi, in Texas, è diventato il più grande terminal di esportazione petrolifera al mondo, registrando il primo trimestre più intenso della sua storia: il traffico navale a Corpus Christi arrivato a oltre 240 navi, rispetto alle 200 che il porto registra normalmente in un mese.

I dati sono impressionanti: le esportazioni americane di greggio sono salite dai 3,9 milioni di barili al giorno di febbraio ai 5,2 milioni di aprile, un aumento di oltre il 33% in soli due mesi. In totale, negli ultimi due mesi gli USA hanno venduto più di 250 milioni di barili di petrolio a Paesi stranieri: le esportazioni totali di petrolio e prodotti raffinati hanno toccato il record di circa 12,9 milioni di barili al giorno, con il jet fuel che ha registrato un aumento del 78% su base annua.

A esplodere sono state soprattutto le esportazioni verso l'Asia, di fatto il continente che dipende maggiormente dal petrolio in transito da Hormuz: secondo le stime riportate da Kpler, è previsto un aumento da 2,27 milioni di barili al giorno di aprile a 3,29 milioni a maggio.

esportazioni petrolio USA aprile 2026
L’andamento delle esportazioni di petrolio USA dal 2017 ad oggi, con il record registrato ad aprile 2026. Fonte: dati Kpler

Va detto, però, che questa impennata non sarà sostenibile sul lungo termine a causa di limiti strutturali importanti. Innanzitutto, il greggio americano (che è un petrolio “leggero” perché poco denso e viscoso) non è un sostituto perfetto per il greggio “pesante” estratto in Medio Oriente e molte raffinerie asiatiche sono progettate per lavorare solo quest'ultimo.

Al tempo stesso, resta il problema delle infrastrutture portuali americane, che cominciano a mostrare segni di sovraccarico: i costi per il trasferimento del carico tra petroliere in mare aperto sono aumentati fino a 10 volte nelle ultime settimane, mentre la disponibilità di navi nella zona si è ridotta del 41%.

Secondo gli analisti, le esportazioni americane difficilmente potranno superare stabilmente i 6 milioni di barili al giorno con le infrastrutture attuali: la capacità teorica dei terminali del Golfo del Messico, infatti, è di circa 7,1 milioni di barili al giorno, ma le infrastrutture logistiche limitano i volumi reali. L'altro rischio è domestico: il boom delle esportazioni potrebbe arrivare a svuotare le scorte americane, spingendo ulteriormente al rialzo i prezzi della benzina per i consumatori statunitensi, già saliti del 31% dall'inizio del conflitto.

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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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