
Una go bag (detta anche disaster bag, emergency bag o, in giapponese, bōsai bag) è uno zaino o una borsa che contiene tutto il necessario per garantire l'autosufficienza di una persona per almeno 72 ore, il tempo medio che le autorità e i servizi di emergenza ritengono necessario per ripristinare i servizi essenziali dopo una crisi su larga scala – un blackout, un’emergenza climatica, un attacco informatico o militare, e così via. Tre giorni sarebbe infatti l'intervallo di tempo in cui, in uno scenario critico, ci si potrebbe trovare a dover contare esclusivamente su ciò che si ha con sé, con la necessità di nutrirsi, orientarsi, comunicare. Tra le cose imprescindibili, oltre a cibo non deperibile, acqua e medicine, ci sono ad esempio soldi in contanti e copie dei documenti, radio e torce a batterie, una mappa cartacea della zona, fiammiferi, powerbank.
Dal 2022 in poi, complice l'invasione russa dell'Ucraina, si è verificata un'accelerazione senza precedenti nelle campagne di preparazione civile in Europa: quello che per decenni era stato un tema quasi esclusivo dei Paesi nordici e baltici è diventato, nel giro di tre anni, una priorità di tutto il continente, culminata nella raccomandazione ufficiale dell'UE nel marzo 2025 di dotare ogni famiglia di un kit di sopravvivenza da 72 ore, da tenere in un luogo comodo da raggiungere.
Dove nasce l’idea della go bag: lo zaino di salvataggio del Giappone
L'idea non è nuova. In Giappone, Paese con altissime probabilità di subire un grande terremoto nei prossimi decenni (in particolare lungo la fossa di Nankai, una delle zone sismiche più attive e pericolose del Pianeta), dove la cultura della preparazione alle catastrofi (chiamata bōsai) è parte integrante della vita quotidiana fin dall'infanzia, si celebra ogni anno il "Disaster Prevention Day": cade il primo di settembre, anniversario del devastante terremoto del Kantō del 1923, che causò oltre 100.000 morti.
Nelle case giapponesi lo zaino di emergenza (bōsai rucksack) è così un oggetto comune quanto un kit di primo soccorso e i negozi hanno interi reparti dedicati ai prodotti per la preparazione ai disastri. In Europa, invece, questa cultura è stata a lungo patrimonio quasi esclusivo dei Paesi nordici e baltici. Il motivo è in parte geografico e in parte geopolitico: la vicinanza alla Russia e la memoria storica della Guerra Fredda hanno tenuto viva, in quelle società, una consapevolezza e un’attenzione che altrove si erano perse.
Dall'Estonia alla Francia: come l'Europa si prepara al peggio
Nel 2022, pochi mesi dopo l'invasione russa dell'Ucraina, l'Estonia ha distribuito a ogni famiglia l'opuscolo "Be prepared!", con istruzioni su come affrontare le prime 72 ore di una eventuale crisi, a seconda del tipo di crisi, e numeri di emergenza. Nel 2024 tutti e tre gli Stati baltici – Estonia, Lettonia e Lituania – hanno aggiornato i propri manuali: quello lituano, pubblicato dal Ministero della Difesa, contiene persino istruzioni sulla resistenza civile e sulle modalità di evacuazione in tempo di guerra.
A novembre 2024 il tema ha raggiunto i titoli dei giornali di tutto il mondo, quando la Svezia ha inviato a 5,2 milioni di famiglie la nuova edizione di "In caso di crisi o di guerra" (Om krisen eller kriget kommer), un opuscolo che il Paese pubblica dalla Seconda guerra mondiale. La versione del 2024 (aggiornata dopo sei anni) incorpora le lezioni apprese dall'invasione russa dell'Ucraina e include istruzioni su come comportarsi in caso di attacchi aerei, attacchi nucleari, cyberattacchi e disinformazione, oltre a consigli pratici su come gestire gli animali domestici e cosa conservare in casa: almeno tre litri d'acqua a persona al giorno, cibi non deperibili come scatolame, gallette e formaggio in tubo, una radio a batterie, contanti, una torcia e un kit di primo soccorso.
Nello stesso periodo la Norvegia ha chiesto ai cittadini di essere pronti a gestirsi per una settimana intera, e la Finlandia (dove il 58% della popolazione aveva già scorte domestiche) ha lanciato una guida nazionale online. La Danimarca nel 2024 ha addirittura creato un Ministero della Resilienza e della Preparazione (Ministeriet for Samfundssikkerhed og Beredskab, MSSB), il primo nell'Unione Europea dedicato al tema.
Nel 2025, a marzo, i Paesi Bassi hanno raccomandato ufficialmente un kit da 72 ore, con il ministro della Giustizia che ha avvertito i cittadini della necessità di prepararsi a gestirsi «senza il governo centrale». A novembre l'opuscolo "Denk Vooruit" è stato distribuito a 8,5 milioni di famiglie. La Polonia ha annunciato una guida analoga, disponibile anche in ucraino, mentre la Francia ha pubblicato "Tous Responsables", venti pagine che si aprono con: «Ogni giorno assistete a un mondo in crisi». La Germania, è andata oltre: il BBK, l'ufficio federale per la protezione civile, raccomanda dieci giorni di autosufficienza, il periodo più lungo tra tutti i Paesi europei.

La strategia europea: la borsa di emergenza per tutti i 27 Paesi
Il punto di svolta a livello europeo è arrivato nell'ottobre 2024, con il rapporto "Safer Together", redatto dall'ex presidente finlandese Sauli Niinistö su incarico della Commissione. In 165 pagine, il documento analizza le sfide che l'UE si trova ad affrontare (dalla guerra in Ucraina ai rischi climatici, dagli attacchi informatici alle emergenze sanitarie) e propone un cambio di paradigma. Un dato, in particolare, colpisce: in un sondaggio Eurobarometro del settembre precedente, il 58% dei cittadini europei aveva dichiarato di non sentirsi preparato per una crisi.
Il 26 marzo 2025, la Commissaria europea per la preparazione e la gestione delle crisi, Hadja Lahbib, ha presentato la Preparedness Union Strategy, che traduce in 30 azioni concrete le raccomandazioni del rapporto Niinistö. Tra queste, la richiesta a ogni Stato membro di sviluppare un kit di sopravvivenza per le 72 ore e di promuovere una "giornata nazionale della preparazione". In un video pubblicato sui social, Lahbib aveva mostrato personalmente il contenuto della propria borsa di emergenza: acqua, barrette energetiche, una torcia, medicinali, documenti di identità in una custodia impermeabile e un coltellino multiuso.
«La preparazione deve diventare parte del tessuto delle nostre società: ognuno ha un ruolo da svolgere», aveva dichiarato Lahbib. In meno di quattro anni, un tema che apparteneva alla memoria storica dei Paesi baltici è diventato una priorità politica continentale. Dal 2025 l’UE sta lavorando a linee guida da fornire ai Paesi entro il 2027 e si prevede la diffusione di indicazioni sui kit per le prima 72 ore nel 2026.
A marzo 2026, a Bruxelles si è tenuta una conferenza per misurare i progressi: il focus europeo si è ampliato e oltre alla minaccia militare e ai cyberattacchi, il tema dominante per il Sud Europa, Italia inclusa, è diventata la risposta rapida agli eventi climatici estremi e agli incendi boschivi e l'adattamento delle strategie di difesa e risposta civile in base all'evoluzione del conflitto in Ucraina. Insieme alla cooperazione tra civile e militare e tra pubblico e privato, è stata sottolineata la necessità di preparare della popolazione al fine di renderla più autosufficiente.
Cosa deve contenere un kit di sopravvivenza per 72 ore
Incrociando le raccomandazioni della Commissione europea, i manuali scandinavi e le linee guida della Protezione civile italiana, gli elementi fondamentali per garantire il livello minimo di autosufficienza domestica sono:
- Acqua potabile, nella misura di almeno tre litri a persona al giorno (quindi circa 9 litri per 72 ore, eventualmente integrabili con pastiglie per la purificazione). Anche pastiglie e filtri per potabilizzare l’acqua potrebbero essere utili;
- cibo non deperibile che non necessiti di cottura, come scatolame, barrette energetiche, frutta secca, biscotti, gallette e cioccolato – con anche un apri scatole;
- una torcia elettrica con batterie di scorta o una torcia a dinamo;
- una radio portatile a batterie, fondamentale per ricevere comunicazioni ufficiali in caso di blackout della rete telefonica;
- un kit di primo soccorso base con cerotti, bende, disinfettante e guanti monouso;
- copie dei documenti d'identità, tessera sanitaria e documenti assicurativi, preferibilmente in una custodia impermeabile (alcuni consigliano anche una chiavetta USB con copie digitali);
- una mappa cartacea della zona, con vie d’uscita ben segnalate;
- una lista, sempre cartacea, con contatti di emergenza e indirizzi e chiave USB crittografata con copie dei documenti importanti;
- denaro contante in piccolo taglio, perché bancomat e carte potrebbero non funzionare;
- medicinali personali con copia delle ricette – ed eventuali riserve di assorbenti, oltre a lenti a contatto e occhiali da vista;
- fiammiferi o accendini;
- un coltellino multiuso (ed eventuali forbici);
- un powerbank portatile per telefono e altri dispositivi– ottimi quelli dotati di pannelli solari per ricaricarli – e batterie di riserva;vestiti di ricambio adatti alla stagione, inclusa una coperta termica di emergenza;
- un pennarello indelebile, eventuali elastici e fascette, nastro isolante;
- una maschera per filtrare l’aria di buona qualità.
A questi si aggiunge la raccomandazione, forse meno intuitiva, di tenere anche giochi da tavolo o di carte, per gestire il tempo e lo stress, soprattutto se ci sono bambini. Inoltre, in caso ci sia il pericolo di ondate di calore si consiglia anche un ventilatore a batterie (o comunque ventagli), un cappello a tesa larga, crema solare, integratori di elettroliti, una bandana, un estintore e un piano per raggiungere zone più fresche. In caso invece di una bufera di neve, coperte e vestiti pesanti, un sacco a pelo per le basse temperature, sale, candele e fiammiferi.
L'Italia, Paese ad alto rischio con poca preparazione
Il CRED (Centre for Research on the Epidemiology of Disasters) dell'Università Cattolica di Lovanio, ha registrato 393 disastri naturali nel 2024 in tutto il mondo. Secondo il rapporto The Climate Action Monitor 2025 di OECD, il 2024 ha visto oltre 16 mila vittime e più di 167 milioni di persone colpite da disastri naturali legati al clima e tra i principali fattori di rischio ci sono oggi il caldo estremo, così come le precipitazioni estreme, siccità e incendi. Anche a fronte di questi dati, l'Unione Europea considera oggi la preparazione individuale e familiare una componente essenziale della resilienza civile.
Il blackout verificatosi in Spagna, Portogallo e Francia nell'aprile 2025, una delle più vaste interruzioni di energia elettrica mai registrate in Europa che ha bloccato trasporti e reti mobili per almeno 3 ore scatenando il panico, ha rappresentato un campanello d'allarme anche per l'Italia: se un evento simile colpisse la nostra rete – eventualità tutt'altro che impossibile, data la crescente interconnessione dei sistemi energetici europei e la loro vulnerabilità a eventi estremi – quanti di noi sarebbero pronti?
In Italia il tema è particolarmente rilevante: siamo uno dei Paesi europei a maggior rischio sismico e idrogeologico, eppure la cultura della preparazione individuale resta scarsa. La Protezione Civile fornisce indicazioni su cosa tenere in uno zaino di emergenza, ma a differenza di quanto accade in Svezia, Finlandia o Giappone, non esiste a oggi una campagna istituzionale capillare.
Tra marzo e maggio 2026, un panel di 150 cittadini estratti a sorte dai 27 Stati membri (l'EU Citizens’ Panel on Preparedness) ha consegnato ufficialmente 20 raccomandazioni alla Direzione Generale per la Protezione Civile Europea (ECHO). Tra le richieste più forti avanzate dai cittadini spicca proprio la distribuzione porta a porta di brochure fisiche sulle linee guida per l'autosufficienza di 72 ore, sottolineando che il messaggio deve essere veicolato dalle autorità locali (sindaci e Protezione Civile territoriale) per risultare più autorevole e capillare, superando l'approccio solo digitale, ed entrando anche nelle scuole. È stata inoltre avanzata la proposta per la creazione di un sistema standardizzato di simboli visivi e uditivi in tutta l'Unione. L'obiettivo è permettere a chiunque, indipendentemente dal Paese in cui si trova al momento della crisi, e anche alle fasce vulnerabili, di identificare all'istante i punti di raccolta, i rifugi e le fonti d'acqua potabile.
Preparare una go bag non significa cedere al panico, al catastrofismo o diventare survivalisti, ma prendere atto del fatto che i disastri di qualsiasi natura (naturali, tecnologici o geopolitici) possono accadere e che i primi a dover fronteggiare l'emergenza, nelle ore che precedono l'arrivo dei soccorsi, sono i cittadini.