
Seppure in modo limitato, usare il clima come arma di guerra è possibile. Tecniche come il cloud seeding (ovvero l’inseminazione delle nuvole), nate negli anni '50 per provocare la pioggia, sono state persino usate a scopi militari. L’esempio più noto è l’Operazione Popeye: tra il 1967 e il 1972, durante la guerra in Vietnam, gli Stati Uniti inseminarono le nuvole per prolungare i monsoni e ostacolare il nemico. È anche per episodi come questo che la guerra meteorologica è vietata da una Convenzione internazionale in vigore dal 1976.
Le tecniche di modificazione del clima
In tempi recenti il progresso tecnologico ha consentito all’uomo di “regolare” davvero il clima ma solo in misura limitata, ad esempio rendendo possibile provocare la pioggia. È un obiettivo che un tempo si cercava di raggiungere con riti tradizionali come le danze della pioggia, diffuse in molte culture agricole. Oggi, invece, si usa la tecnica dell’inseminazione delle nuvole, o cloud seeding, sviluppata dagli anni '50, che consiste nello spruzzare nelle nuvole particelle di sostanze come ioduro d’argento o di piombo per favorire la formazione di precipitazioni.

In alcuni casi, sono state fatte sperimentazioni anche per ottenere l’effetto inverso, cioè per evitare che piova. Secondo indiscrezioni giornalistiche, un piano del genere era stato studiato dalle autorità cinesi durante le Olimpiadi di Pechino del 2008. Tuttavia, l’uomo, non è in grado di controllare del tutto il clima e, in particolare, non è in grado di evitare fenomeni pericolosi, come gli uragani, né di modificare a proprio piacimento le temperature.
Un esempio di guerra meteorologica: l'operazione Popeye in Vientnam
Durante la Guerra fredda, sia gli Stati Uniti che l’Unione Sovietica studiarono la possibilità di modificare il clima per scopi militari. Le condizioni meteorologiche, infatti, influenzano in misura significativa l’andamento dei conflitti, per esempio limitando la mobilità di uomini e mezzi. L’unico Paese che effettivamente usò il clima come arma, stando a quanto è noto pubblicamente, furono gli Stati Uniti durante la guerra in Vietnam. Dal 1967 al 1972 le forze armate americane misero in atto un programma di inseminazione delle nuvole, denominato Operazione Popeye, finalizzato a prolungare la stagione dei monsoni. Lo scopo era creare fango e danneggiare così la mobilità dei vietnamiti sulle piste sterrate, in particolare sul sentiero di Ho Chi Minh, cioè la rete di strade che collegava il Vietnam del Nord al Vietnam del Sud. L’operazione fu condotta dal 54th Weather Reconnaissance Squadron dell’Aeronautica militare con lo slogan “fate il fango, non fate la guerra” e consentì di prolungare di 30-45 giorni all’anno la stagione delle piogge.

Popeye, ovviamente, restò un'operazione segreta fino ai primi anni '70, anche perché l’amministrazione americana era consapevole delle obiezioni che sarebbero state mosse dalla Comunità internazionale e dagli scienziati. Nel 1971 la stampa pubblicò alcune indiscrezioni sull’Operazione e nel 1972 poté rendere di pubblico dominio informazioni più dettagliate. Il 5 luglio 1972, due giorni dopo le rivelazioni, le autorità statunitensi decisero di interrompere Popeye.
Nei cinque anni durante i quali era stata condotta, l’operazione, pur prolungando le piogge, aveva sortito effetti meno rilevanti di quelli sperati, non essendo riuscita a limitare in maniera significativa la capacità di combattimento dei vietnamiti.
Cosa dice il diritto internazionale
La guerra meteorologica oggi è vietata da una convenzione internazionale, la Convenzione sul divieto dell’uso di tecniche di modifica dell’ambiente a fini militari e ad ogni altro scopo ostile, entrata in vigore nel 1976 e sottoscritta da numerosi Paesi, tra i quali gli Stati Uniti e le altre principali potenze mondiali. La convenzione non vieta solo la guerra meteorologica, ma tutte le operazioni volte a modificare l’ambiente naturale a scopi militari. Si legge ai primi due articoli:
- Ogni Stato parte della presente Convenzione si impegna a non utilizzare a fini militari o ad ogni altro scopo ostile, tecniche di modifica dell'ambiente che abbiano effetti diffusi, durevoli o gravi, in quanto mezzi che causano distruzioni, danni, pregiudizi ad ogni altro Stato parte. […]
- L'espressione "tecniche di modifica dell'ambiente" indica qualsiasi tecnica che abbia per scopo la modificazione – grazie ad una deliberata manipolazione di processi naturali – della dinamica, della composizione o della struttura della Terra ivi compresi i suoi complessi biotici, la litosfera, l'idrosfera e l'atmosfera ovvero lo spazio extra atmosferico.
La convenzione fu sottoscritta perché l’opinione pubblica e le Istituzioni internazionali erano preoccupate dagli effetti ambientali dei conflitti, in considerazione del fatto alcuni Stati danneggiavano deliberatamente gli ecosistemi e la vegetazione. In particolare, durante la guerra in Vietnam gli Stati Uniti avevano usato grandi quantità di defolianti chimici (il famigerato "agente arancio") per provocare la deforestazione. Dopo l’entrata in vigore della Convenzione nessun esercito – stando a quanto è stato rivelato pubblicamente – ha più usato tecniche di guerra meteorologica.

Le teorie del complotto e il riscaldamento globale
La guerra meteorologica e le modifiche volontarie del clima sono al centro di alcune teorie del complotto, secondo le quali presunti “poteri forti” stanno modificando le condizioni meteorologiche, con le cosiddette scie chimiche o con altri sistemi, per danneggiare l’umanità o per altri scopi nefasti. Si tratta, naturalmente, di teorie del tutto campate in aria, che non solo non hanno alcun fondamento scientifico, ma sono contrarie anche al buon senso. Esiste, però, un pericolo reale legato ai cambiamenti climatici: il riscaldamento globale, provocato, sia pure in maniera involontaria, dalle attività umane, come ormai è riconosciuto da tutta la comunità scientifica.