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6 Settembre 2026
18:30

Il disastro in Nepal mostra la crescente instabilità dei ghiacciai, ma incolpare El Niño è poco plausibile

Secondo gli esperti, la principale causa del distacco della porzione di ghiaccio in Nepal sarebbe da ricercare nel progressivo aumento delle temperature in quota registrato negli ultimi decenni: l'influenza diretta di El Niño, sviluppatosi quest'anno, è quindi poco plausibile.

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Il disastro in Nepal mostra la crescente instabilità dei ghiacciai, ma incolpare El Niño è poco plausibile
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Immagine generata con IA a scopo illustrativo.

Il disastro del Nepal ha attirato nuovamente l’attenzione del mondo sugli effetti devastanti del cambiamento climatico sull’ambiente e sulle popolazioni. In concomitanza con l’inizio di uno dei più intensi El Niño mai registrati, ci si chiede se questo possa aver avuto un qualche ruolo nelle anomalie termiche osservate a oltre 5.100 metri di altitudine sull’Himalaya e, di conseguenza, nell’innesco della valanga di detriti che avrebbe ucciso oltre 1000 persone.

Una risposta certa, tuttavia, non può ancora essere formulata sia per la mancanza di dati sufficienti sia per la difficoltà di prevedere gli effetti che questo nuovo “super” El Niño potrebbe avere alle alte quote. Tuttavia, alcuni esperti sembrano concordare sul fatto che, essendo ancora in fase di sviluppo, sia poco plausibile attribuirgli un ruolo determinante nel disastro del Nepal.

Al contrario, le anomalie termiche osservate sarebbero più coerenti con il progressivo aumento delle temperature a cui si è assistito nelle ultime decadi e causate dal cambiamento climatico innescato dall’uomo.

Il ruolo delle temperature elevate ad alta quota

A poco più di una settimana dal disastro del Nepal, appare sempre più chiaro il ruolo determinante del cambiamento climatico e delle temperature ben superiori alle medie stagioni nel distacco del ghiacciaio, avvenuto a circa 5.200 metri di altitudine, che avrebbe innescato la colata di detriti. Dati raccolti da sensori situati all'interno e nelle immediate vicinanze di un lago a 5.100 metri di altitudine, a una decina di chilometri di distanza, hanno rivelato la temperatura dell’acqua più elevata dell’anno proprio nel giorno della catastrofe e quella del suolo più alta degli ultimi due anni appena due giorni prima. Si tratta quindi del periodo più caldo dell’anno in quota.

Il Dr. Hamish Pritchard, glaciologo del British Antarctic Survey che per primo avrebbe pubblicato questi dati, ha dichiarato:

Queste temperature elevate avrebbero indebolito il manto nevoso, riempito d'acqua i crepacci e sciolto i legami tra ghiaccio e roccia che trattengono in sede tali ghiacciai.

L’Himalaya, tuttavia, non è l’unico luogo in cui rischi legati alla crescente instabilità dei ghiacciai aumentano con il passare del tempo. Dalla Norvegia alla Nuova Zelanda, dalla cordigliera cilena alle Alpi italiane, i ghiacciai di tutto il mondo sono sempre più vulnerabili a causa della destabilizzazione climatica antropica. Sembra evidente, quindi, che eventi come quello del Nepal non rappresentino più casi isolati e che, con il tempo, possano diventare sempre più frequenti. E proprio in questo periodo in cui gli effetti del cambiamento climatico, sull’ambiente e sulla società sono ormai visibili agli occhi di tutti, emerge un’ulteriore preoccupazione, legata al “super" El Niño 2026-27 e ai suoi potenziali effetti sulle aree di alta quota.

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Un'immagine di El Niño. Credit: Copernicus ESA

Il fenomeno El Niño e le conseguenze nel 2026-2027

El Niño-Southern Oscillation (ENSO) è un fenomeno climatico ciclico caratterizzato da variazioni della temperatura delle acque superficiali e dei venti nell’Oceano Pacifico tropicale. Gli effetti di El Niño sono molteplici e, in molte regioni del mondo, ampiamente prevedibili.

Tra questi, l’ENSO è il principale responsabile dello sbiancamento dei coralli nelle zone tropicali, dello sviluppo di estesi incendi nelle regioni indonesiane, e di forti precipitazioni nel Sud America. Ad elevate altitudini, come sull’Himalaya, gli effetti di El Niño non sono invece ancora del tutto chiari. Generalmente, questi comprendono temperature dell’aria superiori alla norma nell’estate successiva al suo picco e una stagione dei monsoni più secca.

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Previsione delle temperature prodotte da El Niño tra settembre–novembre 2026. Credits: WMO.

Kaustubh Thirumalai, professore associato presso il Dipartimento di Geoscienze dell’Università dell’Arizona, in un intervista rilasciata su Scientific American ha spiegato:

Analizzando la media degli eventi di El Niño registrati negli ultimi 50 anni, si osserva che questo fenomeno tende a portare temperature superiori alla norma nella regione durante l'estate boreale (giugno, luglio e agosto) ed è proprio in questo periodo che bisogna preoccuparsi dei fenomeni di scioglimento e di eventi di questo tipo.

Tuttavia, quello del 2026-2027 non è considerato un normale El Niño. Numerosi modelli climatici indicano che l’anomalia della temperatura superficiale potrebbe raggiungere i +3.6 gradi nel Pacifico equatoriale tra settembre e novembre, oltre 1°C in più rispetto all'evento del 2024, rendendolo uno degli eventi più forti mai registrati in epoca moderna, da qui il termine giornalistico di “super El Niño”. Gli effetti di questo nuovo evento nelle regioni di alta quota diventano, quindi, ancora più difficili da prevedere.

El Niño sta assumendo proporzioni enormi sotto i nostri occhi. La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate e quelle acque si stanno riscaldando.

ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, in un comunicato stampa rilasciato il 3 settembre 2026 dall'Organizzazione Mondiale del Clima (OMC). Sempre Guterres aggiunge:

Le temperature della superficie del mare stanno aumentando, le temperature continuano a salire e il mondo si trova nella zona di pericolo di eventi meteorologici estremi. La corsa ora è tra i rischi crescenti e il nostro impegno ad agire per il clima e proteggere le persone.

Secondo le ultime previsioni dell’OMC esiste una probabilità eccezionalmente elevata, prossima al 100%, che l’ENSO persista fino a febbraio 2027.

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Dopo l'esondazione del fiume Nakhu a Lalitpur, in Nepal.

Gli effetti dell'ENSO in Nepal

Esiste dunque un collegamento tra El Niño e il disastro del Nepal? Questa lecita domanda è emersa in innumerevoli conversazioni e interviste nell’ultima settimana. Tuttavia, a oggi, gli scienziati non dispongono ancora di informazioni sufficienti per stabilire se il fenomeno El Niño, in fase di formazione, abbia avuto un qualche ruolo nel disastro del Nepal.

Ciò che è certo è che agosto 2026 è stato un mese anormalmente caldo, una condizione che ha certamente contribuito a destabilizzare il ghiacciaio.

È invece molto meno certo che il riscaldamento registrato ad agosto sia direttamente collegato a El Niño.

ha dichiarato Mingfang Ting, professoressa presso la Columbia Climate School.

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