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6 Settembre 2026
13:00

Api in difficoltà tra luglio e settembre: perché è il periodo più critico e come possiamo proteggerle

Uno studio mostra che tra luglio e settembre le api possono incontrare maggiori difficoltà nel raccogliere nettare: con la fine di molte fioriture diminuiscono infatti le risorse disponibili, mentre aumenta il numero di impollinatori attivi che competono per gli stessi fiori.

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Api in difficoltà tra luglio e settembre: perché è il periodo più critico e come possiamo proteggerle
aiutare le api ad agosto

Avete presente quando si parla del declino delle api e della necessità di proteggerle? Negli ultimi anni questi insetti, fondamentali per l’impollinazione, stanno affrontando pressioni sempre maggiori, dalla perdita di habitat all’uso di pesticidi fino agli effetti dei cambiamenti climatici. Uno dei momenti in cui potremmo aiutarle di più, però, è proprio questo: la fine dell’estate. Potrebbe sembrare strano, perché siamo abituati ad associare la bella stagione a sole e insetti impollinatori. Eppure, tra luglio e settembre, per le api può diventare particolarmente difficile trovare abbastanza nettare. A mostrarlo è un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Functional Ecology, nel quale i ricercatori hanno seguito le api mellifere (Apis mellifera) in due città britanniche – Brighton e Edimburgo – durante l’intera stagione di attività, da aprile a ottobre, misurando direttamente quanta energia ricavavano dal nettare rispetto a quella spesa per raccoglierlo. Il risultato? Il momento peggiore dell’anno è risultato essere la tarda estate, con un minimo proprio ad agosto.

A fine estate diminuiscono i fiori, ma aumentano gli impollinatori

Ma perché proprio la fine dell’estate è un momento critico? A rispondere a questa domanda è un articolo del 2018 pubblicato da Balfour e colleghi, nel quale si evidenzia che il problema sarebbe legato soprattutto a una combinazione di due fattori: diminuisce il numero di fiori disponibili, mentre aumenta quello degli impollinatori attivi che competono per le stesse risorse. In altre parole, c’è meno nettare a disposizione proprio quando sono molti gli insetti che lo cercano. La situazione è invece molto diversa in primavera, quando l’efficienza con cui le api raccolgono nettare raggiunge i valori più alti. In questo periodo fioriscono infatti numerosi alberi impollinati dagli insetti, come ippocastani, salici e ciliegi, che mettono a disposizione grandi quantità di nettare.

ciliegio
Il ciliegio, il cui periodo di fioritura è tra marzo e aprile, è comunemente impollinato dagli insetti e ne dipende in modo drastico. Credit: Daniel Baránek, CC BY–SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Con l’avanzare dell’estate molte di queste fioriture terminano, mentre l’attività degli impollinatori rimane elevata: le risorse quindi diminuiscono, ma la competizione per accaparrarsele aumenta. In Gran Bretagna, infatti, circa il 62% delle specie di impollinatori raggiunge il proprio picco di attività tra luglio e agosto, lo stesso periodo in cui anche le colonie di api sociali, come api mellifere e bombi, raggiungono dimensioni elevate e devono raccogliere grandi quantità di risorse sia per nutrire la covata sia per accumulare scorte.

Il “rendimento energetico” delle api rivela quando trovano meno nettare

Capire in quale periodo dell’anno le api abbiano maggiori difficoltà a trovare cibo, però, non è così semplice come potrebbe sembrare. In passato, infatti, i ricercatori hanno utilizzato diversi indicatori indiretti, tra cui le variazioni di peso dell’alveare: se una colonia accumula meno peso, per esempio, potrebbe significare che sta entrando meno nettare. Il problema è che questo valore può essere influenzato anche da altri fattori, comprese le condizioni meteorologiche. Studi precedenti hanno infatti mostrato che temperatura e umidità possono incidere sensibilmente sulle variazioni di peso dell’alveare, rendendo più difficile distinguere l’effetto della disponibilità di fiori da quello del meteo.

Per aggirare questo problema, nello studio recentemente pubblicato, il team dell'Università del Sussex ha scelto di seguire direttamente le singole api mentre raccoglievano nettare, stimando quanta energia riuscissero a ottenere rispetto a quella necessaria per procurarselo. In pratica, hanno considerato quanto tempo gli insetti trascorrevano in volo o sui fiori, quanti fiori visitavano e quanta energia era contenuta nel nettare raccolto. Da questi dati hanno ricavato una sorta di “rendimento energetico” del foraggiamento: più nettare energeticamente ricco un’ape riesce a raccogliere in poco tempo e con poco sforzo, più il foraggiamento è efficiente. Al contrario, se deve volare più a lungo o visitare molti fiori, significa che trovare cibo sta diventando più difficile. Ed è proprio osservando questo rapporto nel corso della stagione che è emerso che l’efficienza era massima in primavera, mentre diminuiva progressivamente fino a raggiungere i valori più bassi a fine estate.

Proprio qui entra in gioco un piccolo gesto apparentemente banale che tutti noi possiamo fare tra luglio e settembre: lasciare crescere qualche erbaccia in più, tagliare meno spesso i prati o favorire piante che fioriscono a fine estate. Per noi può sembrare una differenza minima, ma per questi piccoli e importantissimi insetti impollinatori può voler dire trovare nettare proprio nel momento dell’anno in cui procurarselo diventa più difficile.

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