
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump – o meglio, la sua organizzazione – ha dato il via alla realizzazione di un maxi-resort di lusso da 1,5 miliardi di dollari in Vietnam, nella provincia di Hung Yen, a poca distanza dalla capitale Hanoi. Si tratta di un hotel a 5 stelle circondato da sconfinati campi da golf e da strutture aperte al pubblico, la cui costruzione però ha portato alla riesumazione di circa 3500 corpi da un antico cimitero locale, oltre che costringere 4000 famiglie al trasferimento forzato. Ma cosa sappiamo esattamente sul progetto? E per quale motivo il motivo di Hanoi lo ha appoggiato?
Cosa sappiamo sul progetto del resort di Trump in Vietnam
Il complesso Trump International Vietnam sorge nella provincia settentrionale di Hung Yen, a circa 45 minuti di auto dalla capitale Hanoi, in un'area pianeggiante ed estremamente fertile lungo il Fiume Rosso. Il complesso, una volta terminato, vanterà una superficie di 9,8 km2, e il piano prevede due aree residenziali a 5 stelle, ville di lusso e un campo da golf che potrebbe avere tra le 36 e le 54 buche. Ma non solo: all'interno del progetto è previsto anche un polo commerciale, parchi a tema e servizi urbani che saranno in grado di accogliere fino a 29.700 persone.
Il principale investitore è la società immobiliare vietnamita Kinh Bac City (KBC), controllata dal costruttore Dang Thanh Tam. KBC controlla indirettamente il 95,32% del capitale azionario della Trump International Vietnam Joint Stock Company. La Trump Organization non partecipa direttamente ai risarcimenti o all'esproprio delle terre e il suo ruolo consiste nel cedere in licenza l'uso del celebre marchio "Trump" dietro pagamento di royalties e nel gestire operativamente l'esclusivo club una volta completato, grazie a una licenza operativa di 50 anni.
La cerimonia di posa della prima pietra è avvenuta il 21 maggio 2025 alla presenza di Eric e Lara Trump e del Primo Ministro vietnamita. La data di consegna stimata era originariamente il 2027, ma il cantiere sta subendo forti rallentamenti.
Le critiche per le 3000 tombe riesumate
Dietro all'apparenza, si nasconde una realtà tutt'altro che serena. In primo luogo, esiste un problema etico legato alla distruzione di un cimitero storico, eliminato per far spazio al progetto. Al suo interno erano presenti più di 3500 tombe, costringendo le autorità a riesumare i corpi – in un Paese dove il culto degli antenati è estremamente sentito. Ma non solo: l'area coinvolta è così grande che 4000 famiglie sono state ricollocate forzatamente. Certo, a ciascuna è stato dato un risarcimento, ma stando a quanto dichiarato da alcuni di loro questo sarebbe incredibilmente basso: tra i 3 e i 12 dollari al metro quadrato (con l'aggiunta di forniture di riso temporanee e indennizzi per le piante sradicate).
Oltre ai problemi di natura etica, ci sono anche problemi di carattere geologico e ambientale. Il progetto infatti è riuscito ad ottenere il via libera del Governo vietnamita in tempi record, appena 3 mesi – contro i 2/4 anni solitamente previsti per opere di questo tipo – e questo è stato possibile solo saltando a piè pari alcuni step, come le valutazioni di impatto ambientale. Il problema è che i rischi idrogeologici ci sono: il complesso sorgerà infatti su una piana fluviale che, solo l'anno scorso, è finita completamente sott'acqua a causa delle inondazioni provocate da un tifone. Inoltre, il terreno è disseminato di ordigni inesplosi risalenti alla guerra in Vietnam.
Ma… perché il Governo di Hanoi ha chiuso un occhio per questo progetto?
Perché il governo vietnamita ha appoggiato il progetto?
La risposta è puramente geopolitica ed economica. Il Vietnam è un Paese fortemente dipendente dalle esportazioni, che invia quasi il 30% del proprio PIL negli Stati Uniti. Di fronte alla minaccia dell'amministrazione Trump di imporre tariffe doganali punitive fino al 46% sui beni vietnamiti, la leadership di Hanoi ha visto nel resort di lusso un perfetto "gettone di buona volontà" per addolcire il rapporto con Washington. Una lettera riservata di funzionari governativi vietnamiti pubblicata dal NYTimes, ha confermato esplicitamente che il progetto ha ricevuto un trattamento di favore straordinario perché "gode della speciale attenzione dell'amministrazione Trump e del presidente Donald Trump in persona". La fretta di avviare i lavori era motivata dal non voler "perdere la finestra temporale per capitalizzare il sostegno dell'amministrazione".
Inoltre, la provincia di Hung Yen non è un luogo qualunque: è la terra d'origine di To Lam, il potente Segretario Generale del Partito Comunista vietnamita che ha sostenuto l'operazione. Nonostante la Casa Bianca continui a negare qualsiasi conflitto di interessi, sostenendo che le attività commerciali sono gestite dai figli di Trump attraverso un "blind trust", i documenti finanziari dimostrano che i proventi di queste operazioni estere continuano a confluire direttamente a beneficio personale del presidente.