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20 Giugno 2026
7:00

Il megatsunami in Alaska è il secondo più alto nella storia con 481 m: un nuovo studio spiega l’evento

I ricercatori sono riusciti a ricostruire le dinamiche e le cause dell'enorme frana che il 10 agosto 2025 si è staccata dalle pareti del fiordo Tracy Arm, in Alaska. Un volume di roccia di 65 milioni di metri cubi è precipitato nelle acque del fiordo provocando un'onda di tsunami di 481 m, la seconda più alta che sia mai stata provocata da una frana.

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Il megatsunami in Alaska è il secondo più alto nella storia con 481 m: un nuovo studio spiega l’evento
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Il fiordo di Tracy Arm, in Alaska. NASA Earth Observatory images by Michala Garrison, using Landsat data from the U.S. Geological Survey.

Il 10 agosto 2025 un’enorme frana si è staccata dalle pareti del fiordo Tracy Arm (a circa 72 km da Juneau), nell’Alaska sudorientale, generando il secondo tsunami più grande che sia mai stato originato da frane. A distaccarsi è stata una massa di roccia dal volume 24 volte superiore a quello della grande piramide di Giza, pari a circa 65 milioni di metri cubi, che è caduta nel fiordo. Il distacco ha generato in mare un’onda alta ben 481 m. Lo tsunami si è propagato lungo tutto il fiordo e, anche se non ci sono state vittime perché è avvenuto all’alba, avrebbe potuto causare gravi conseguenze.

Ora i ricercatori statunitensi, grazie alle immagini satellitari, hanno ricostruito nel dettaglio che cosa è accaduto in uno studio pubblicato sulla rivista Science. Alla base di questi eventi c’è l’attuale cambiamento climatico (il crollo della massa è stato accelerato dal ritiro progressivo del ghiacciaio South Sawyer), e per evitarne le conseguenze più gravi è necessario identificarne in tempo i segnali precursori.

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La collocazione geografica del fiordo dove è avvenuta la frana. Credit: Science

La ricostruzione del megatsunami in Alaska

Quando parliamo di tsunami, pensiamo immediatamente ai maremoti causati dai terremoti sottomarini. Eppure all’origine possono esserci altri fenomeni, come le frane. In questo caso le masse d’acqua vengono movimentate da enormi volumi di roccia che precipitano al loro interno. È ciò che è accaduto presso il fiordo di Tracy Arm in Alaska, scatenando un megatsunami secondo per entità soltanto a quello avvenuto nella baia di Lituya in Alaska il 9 luglio 1958. In questo caso a causare le frane e un’onda alta ben 525 m fu un terremoto di magnitudo 7.8, mentre nel 2025 la causa è stata ben diversa. Per comprenderla, è stato necessario prima studiare la dinamica del fenomeno grazie a immagini satellitari, testimonianze oculari, dati sismici e simulazioni al computer. In particolare, i ricercatori si sono concentrati sui momenti precedenti all’evento. Prima di questo disastro naturale si sono verificate molte scosse sismiche. In particolare, un giorno prima della frana le scosse sono diventate sempre più frequenti, fino ad avere luogo ogni 30-60 secondi. Il massiccio crollo di roccia dalla parete del fiordo che ne è seguito ha strappato la vegetazione trascinandola in mare. Dopodiché, l’onda ha oscillato tra le pareti del fiordo per circa 36 ore. Alcune persone a bordo di un’imbarcazione hanno assistito all’evento da lontano.

Il cambiamento climatico come causa del megatsunami

La particolarità di questo evento è data dal fatto che a causare le scosse sismiche che hanno interessato il fiordo non sono stati i movimenti delle placche tettoniche. All’origine c’è invece la fusione dei ghiacci causata dal cambiamento climatico in atto. Pochi giorni prima del megatsunami il ghiacciaio South Sawyer che si estende sul versante di una montagna lungo il fiordo si era rapidamente ritirato, lasciando esposta la roccia nuda. In questo modo la parete, privata della pressione del ghiaccio, è diventata instabile. Il ritiro improvviso del ghiacciaio, unitamente alle frequenti scosse sismiche, avrebbero potuto costituire segnali sufficienti per diramare un’allerta.

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L’area di distacco della frana. Credit: Cyrus Read / U.S. Geological Survey

Questi fenomeni hanno conseguenze potenzialmente gravi e, oltretutto, sono destinati a verificarsi sempre più spesso nell’Artico a causa del progressivo ritiro dei ghiacciai e della fusione del permafrost che fa da collante per i materiali rocciosi. Nel 2023 in Groenlandia si era verificato un episodio analogo, dovuto alla fusione del ghiaccio al piede di una massa rocciosa in un fiordo: il risultato fu un’onda di tsunami alta 200 m. Quindi in futuro sarà necessario predisporre strumenti di monitoraggio avanzati e sviluppare sistemi di allerta efficaci nelle aree del pianeta che presentano caratteristiche simili a quelle del fiordo Tracy Arm.

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